Dal racconto precedente:
Il vecchio EKKRUM sorride dietro la folta e ispida barba, ora parzialmente ricoperta di ghiaccioli.
- Ti ringrazio Erik. Ma c'è un'altra cosa di cui mi faccio portavoce a nome della gente del villaggio…
Adesso:
Erik fissa EKKRUM negli occhi. Quel viso racconta più di quanto si possa scrivere in un libro. Ogni ruga, ogni cicatrice, ha una storia da raccontare. E quegli occhi stanchi. Mai domi. Intrisi dell'orgoglio di appartenere al fiero popolo dei figli dell'ascia.
- Cos'altro devi dirmi, vecchio? Di quale questione ti rendi ora portavoce? Forse qualche callo ti da fastidio? O la tua bond ha esaurito la pazienza e ha deciso di accelerare il tuo lento cammino verso i campi innevati di Asgard?
Erik prende un secondo boccale di idromele dalle mani della bondmaid che si para il volto col braccio, attendendosi l'ennesima tempesta generata dal rutto di Erik.
-
Non è uno scherzo Erik ma nemmeno una tragedia. Come vedi, il villaggio si va popolando. I coloni inviati da tuo padre, si sono bene adattati e hanno occupato il loro ruolo in queste terre. Altri uomini e donne si sono uniti, attirati dal terreno fertile e dalla protezione che possono offrire i nostri guerrieri.
-
E quindi? è forse un problema? La terra è fertile e il mare particolarmente pescoso. Abbiamo scorte sufficienti per superare l'inverno. è naturale che altra gente voglia unirsi a noi. Di cosa ti lamenti, vecchio?
-
Hai detto bene Erik: Altra gente vuole unirsi a noi. Non lo ritengo un male. Tante braccia, tante asce. Sia per lavorare che per combattere ma è arrivato il momento che questa gente abbia un riferimento. Un uomo forte che li possa guidare. Uno JARL!
-
Dove vuoi andare a parare vecchio? Vuoi forse proporti come Jarl? Hai detto tu stesso che serve un uomo forte e non mi pare proprio che le tue vecchie e decrepite ossa, possano esprimere forza e incutere rispetto. Ti ricordo che ogni uomo è Jarl dello spazio intorno a lui e che riesca a difendere con la propria ascia.
-
è ben lungi da me l'idea di propormi come Jarl di BÖLVABÝR. Durante la tua assenza, abbiamo lungamente discusso di questo e siamo giunti ad una unica conclusione. Tu, Erik, sei lo Jarl che abbiamo scelto per BÖLVABÝR!
Erik rimane interdetto per alcuni ehn. Aveva condotto le sue genti in quelle terre, per ordine di suo padre Olaf ma i viaggi dovuti al commercio di armi ed attrezzi che aveva implementato in quegli anni. lo costringevano spesso a lunghe assenze.
Se volete qualcuno che vi pulisca il culo, avete sbagliato persona!
Silenzio...
Un guerriero comincia a battere ritmicamente l'ascia contro il suo scudo. Uno alla volta, anche gli altri guerrieri lo imitano. La stessa cosa fanno gli altri abitanti del villaggio, usando i proprio strumenti di lavoro. In breve livello del suono diventa un ritmico tuonare di scudi e metallo. Una corale ma chiara parola, ripetuta da tutto il villaggio, si leva imperiosa: JARL! JARL! JARL! JARL! JARL!
-
Figli di verr… Quindi era tutto preparato! Tutta una messa in scena! Mi avete teso una trappola!
-
Una trappola da cui non puoi uscire Erik. Ti vogliamo come nostro Jarl. Questo è il volere del popolo di BÖLVABÝR! Del TUO popolo, Jarl Erik! Ci hai portati qui. Ci hai offerto una nuova vita. Ma ora non puoi esimerti dal guidarci. Onore a Erik, Jarl di BÖLVABÝR!
Erik rimane silente. Il suo viso non tradisce l'emozione e la commozione per quell'inaspettato riconoscimento. Ama la sua gente e darebbe la vita per ognuno di essi ma si impone di non mostrarlo.
Ebbene figli di tarsk, se mi volete come vostro Jarl, farò in modo che dobbiate pentirvene amaramente! Vi farò lavorare come mai avete lavorato! Combattere come mai avete combattuto! E che le vostre femmine siano perennemente gravide e sfornino altri guerrieri degni di onore come i loro padri che hanno fondato questo villaggio!
Una sincera e lunga ovazione, si leva alta in quella notte nevosa.
Tutti festeggiano.
Tutti, tranne uno...
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