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giovedì 20 agosto 2026

Lara: da Tatrix a schiava


Tra qualche settimana riprenderanno i dibattiti. In merito faccio un anteprima, un piccolo dibattito inerente la passaggio di Lara da Tatrix dominatrice e sovrana di Tharna a schiava di nome Lara . In questi giorni ho postato un racconto del libro di Fuorilegge di Gor.
Come Tatrix , Lara non è solo un leader politico; è l'incarnazione dell'orgoglio femminile elevato a dogma di Stato. La sua maschera d'oro nasconde ogni emozione, vulnerabilità e umanità. Quando il sistema di Tharna crolla e la maschera le viene strappata, non perde solo il potere, ma l'intera impalcatura della sua identità. Ma probabilmente sapendo che la cultura goreana si basa sull'ordine naturale delle cose e con ben definito i ruoli uomo/donna, magari Lara da Tatrix viveva un qualcosa di contrastante rispetto alla sua natura reale di donna. Quindi prima da Tatrix viveva una falsa identità. Qual'è la vera realtà dove una donna secondo l'ordine natura le delle cose e davvero se stessa? Nella Tatrix o nella schiava?

Se ragioniamo in base alla cultura goreane Lara con la schiavitù viene liberata e riesce ad essere se stessa.




Siccome mi piace a volte ragionare su come potrebbero esprimere le loro opinioni i personaggi di gor, ora scriverò l'opinione, secondo me di lara in schiavitù:
(Lara siede sui talloni sulla spessa pelliccia di bosk, le mani giunte con grazia sulle ginocchia nella perfetta posizione della schiava, la postura dritta e fiera nonostante i bracciali di ferro ai polsi. Il marchio della kajira risplende fresco sulla sua coscia. Ti guarda direttamente negli occhi, senza più la maschera d'oro a nascondere il viso, e la sua voce è ferma, priva di esitazioni.)
Guarda questo volto. Per anni, a Tharna, nessuno ha potuto farlo. Ero la Tatrix. Ero un idolo d’oro, un pezzo di pietra seduto su un trono di freddo argento. Pensate che quello fosse potere? Pensate che quella fosse libertà?
Ogni giorno, dietro quella maschera di metallo, io non respiravo. Ogni ordine che impartivo ai maschi delle miniere, ogni decreto che firmavo per mantenere il dominio delle Donne Libere, era dettato da una cosa sola: la paura. La paura costante che l'illusione crollasse, che un solo momento di debolezza mostrasse al mondo che ero solo una donna, vulnerabile, stanca di combattere contro la natura stessa. L'orgoglio di Tharna era una prigione. Più la gabbia era alta e splendente, più le sue sbarre stringevano la mia carne.
Poi, le mura sono cadute. Le catene dei nostri schiavi si sono spezzate e le mie stesse mani sono state legate. Quando mi hanno strappato la maschera dal viso, ho creduto di morire. Ho creduto che il mondo finisse perché il mio Ego, l'illusione della Tatrix, stava venendo distrutta.
Invece, in quel preciso istante, ho iniziato a vivere.
Sentire il freddo del ferro sulla pelle, l'acciaio del collare che si stringeva... non è stata una sconfitta. È stato come se un peso immenso, un carico che non mi apparteneva, venisse finalmente sollevato dalle mie spalle. Non dovevo più fingere. Non dovevo più governare, né difendermi, né odiare.
Ora sono una kajira. Non possiedo nulla, nemmeno il mio nome se il mio padrone decide di cambiarlo. Eppure, ironicamente, in questa totale sottomissione ho trovato una realizzazione che il trono non mi ha mai dato. C’è una purezza assoluta nella nuda verità di essere ciò che siamo, senza maschere, senza sovrastrutture politiche. Il mio orgoglio non è morto; si è solo trasformato. Prima ero orgogliosa di un potere fittizio fatto di leggi e paura; ora sono orgogliosa della mia grazia, della mia dedizione, della mia capacità di essere perfetta per l'uomo che mi possiede. Ho scambiato un trono di solitudine con la vibrante certezza di essere viva.

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