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venerdì 31 luglio 2026

2° Libro Fuorilegge di Gor - La ribellione -


Il Cantore di Gor continua la sua breve narrazione del 2° Libro Fuorilegge di Gor
La ribellione

(Strappo le corde della mia cithar con una furia improvvisa e selvaggia, liberando un accordo distorto, tonante e d'acciaio che rompe ogni precedente ossequio. Il ritmo si fa veloce, incessante, cadenzato come i colpi di un fabbro che batte l'incudine in tempo di guerra)
Ascolta, viandante! Ascolta il canto del sangue che ribolle nel buio! Questa è la ballata del giorno in cui l'inferno bianco di Tharna rigurgitò i suoi morti, il giorno in cui il Fuorilegge ricordò alle donne della Tatrix che non si mette un collare a un Tarn del cielo senza pagarne il prezzo in vite umane!
Ecco la cronaca della grande rivolta delle miniere.
Il segnale non fu un grido, ma un suono antico come il mondo: il ferro che incontra la carne. Nel cuore della galleria più profonda, dove la polvere di sale accecava persino le torce, Tarl Cabot scattò.
Non c'era più lo schiavo piegato dal peso del piccone. C'era il guerriero di Ko-ro-ba.
Con un movimento fluido e letale, Tarl sollevò il pesante piccone da lavoro e lo calò sulla testa della prima guardia donna che gli era passata accanto.



Afferrando le spesse maglie di ferro che gli stringevano i polsi, le usò come una clava devastante, spezzando le ossa di chiunque cercasse di avvicinarsi.
“Per la Pietra di Focolare!” ruggì Cabot, e quel grido rimbombò nei cunicoli millenari come il tuono sulle montagne Sardar.
Quel grido scosse le anime degli uomini ridotti a larve. In un istante, la disperazione si trasformò in furia cieca. Centinaia, migliaia di schiavi maschi, che avevano dimenticato il sapore della libertà, videro il Fuorilegge battersi e decisero che era meglio morire sbranando il nemico piuttosto che consumarsi per un altro giorno in quell'inferno di sale.
Fu una carneficina spietata, viandante:
Picconi, pale, frammenti di roccia tagliente e le stesse catene della schiavitù divennero gli strumenti della vendetta.
Le guardie della Tatrix, abituate a dominare uomini terrorizzati e tremanti, si trovarono davanti una massa di demoni bianchi di polvere e rossi di sangue. Vennero travolte, disarmate e calpestate sotto centinaia di piedi scalzi.
Tarl Cabot guidò la carica verso i depositi d'armi inferiori. Spade corte gorean, lance e grandi archi vennero strappati dalle rastrelliere. Gli schiavi non erano più schiavi; erano un esercito di fuorilegge assetati di giustizia.
Sotto la guida strategica di Tarl, la massa informe divenne una colonna militare inarrestabile. Risalirono i pozzi verticali, schiacciarono le guarnigioni di superficie e incendiarono i cancelli di legno delle miniere.
Quando la luce del sole di Gor colpì di nuovo gli occhi gonfi e feriti di Tarl Cabot, egli non era più il paria che Zosk aveva venduto al mercato. Era il capo di una rivolta che stava per far tremare le fondamenta stesse di Tharna. Con le armi in pugno e una scia di fumo alle spalle, la marea umana si diresse verso un solo obiettivo: il palazzo reale, per strappare la corona dalla testa della Tatrix!
(Fermo bruscamente la cithar con un colpo secco della mano sulla cassa, lasciando che l'eco della battaglia vibri ancora nell'aria)
Le strade di Tharna stanno bruciando, viandante, e l'esercito degli schiavi ha cinto d'assedio le torri della regina.

sabato 25 luglio 2026

Nuovi incontri e conoscenze

Zuri in un viaggio incontra Morrigan erborista e allevatrice di tharlarion Sa'ne Asoka Panthers, prima si annusano con diffidenza poi invece si conoscono. Zuri viene accolta nel loro campo e conosce gli alleati della tribe lo Jarl Kaeza, invitandoli nelle terre Tharl-Hesa

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venerdì 24 luglio 2026

2° libro Fuorilegge di Gor - L'arrivo a Tharna



Il Cantore di Gor narra in breve il 2° libro Fuorilegge di Gor , l'arrivo a Tharna
(Accordo la mia cithar con colpi decisi, destando un suono cupo, pesante e cadenzato che evoca il passo stanco dei prigionieri e lo sferrare delle catene sulla pietra nuda)
Ascolta, viandante, il capitolo più amaro della saga del Fuorilegge. Ascolta il canto dell'orgoglio calpestato, dove l'ordine naturale di Gor viene ribaltato e l'acciaio dell'uomo si piega davanti alla frusta della donna.
Ecco la cronaca dell'arrivo di Tarl Cabot a Tharna, la città senza Pietra di Focolare maschile, e del giorno in cui fu venduto come carne da lavoro.
Il viaggio con la carovana di Zosk era stato un inferno di polvere e sete, ma la vera condanna si palesò quando le imponenti mura grigie di Tharna tagliarono l'orizzonte. Tarl Cabot camminava scalzo, la gola stretta dal collare di ferro, legato alla lunga catena dei prigionieri.
Quando varcarono le porte della città, non ci furono guerrieri ad accoglierli. A Tharna, il mondo che conosciamo è capovolto:
Donne d'alto rango, avvolte in tuniche di seta scura, armate di archi e spietate fruste di cuoio.
Ombre silenziose che camminavano a testa bassa, privati del diritto di portare armi, ridotti a semplici strumenti di fatica o di piacere.
Tarl Cabot, con il petto nudo rigato dal sudore e dalla polvere del viaggio, sollevò lo sguardo fiero per guardare le sue carceriere. Una frustata immediata gli ricordò la prima legge di Tharna: Uno schiavo maschio non fissa mai negli occhi una donna libera.
Zosk trascinò la sua merce fino al grande mercato pubblico, un anfiteatro di pietra dove le donne della città si radunavano per esaminare i nuovi arrivi. Tarl fu fatto salire a fustate sul blocco di legno, esposto agli sguardi freddi e calcolatori delle compratrici.




L'aria era densa di fumo e del chiasso delle trattative. Zosk, esaltato dal guadagno imminente, cominciò a urlare le lodi del prigioniero, colpendogli il petto con il manico della frusta per far risaltare i muscoli: "Guardate questa bestia!" gridava il bandito. "Spalle larghe, gambe forti, l'addestramento di un guerriero! Ottimo per i lavori più duri, o per essere spezzato ai vostri piedi!"
Le donne di Tharna si avvicinarono. Alcune, di alto lignaggio, lo esaminarono con distacco, saggiando la consistenza dei suoi muscoli con la punta dei loro frustini dorati, valutando la sua resistenza. Tarl Cabot stringeva i denti fino a farli sanguinare, costretto a subire l'ispezione ravvicinata, mentre l'umiliazione gli bruciava nelle vene più di una ferita di lancia.
La sua eccezionale forza fisica e la scintilla di ribellione che ancora gli bruciava negli occhi decretarono la sua condanna. Un uomo così fiero e robusto non era adatto alle comodità dei palazzi domestici; avrebbe causato solo problemi. C'era un solo luogo a Tharna capace di consumare e spezzare anche il guerriero più indomito.
I funzionari della Tatrix, la regina assoluta della città, avanzarono con le monete d'oro. Il prezzo fu pagato, il contratto siglato. Zosk intascò il suo guadagno con un ghigno, cedendo la catena di Tarl ai guardiani della corona.
La sentenza venne pronunciata senza pietà: Tarl Cabot fu destinato alle profondità della terra, nell'inferno bianco delle miniere di sale. Lì, dove l'aria brucia i polmoni e la sferza delle guardie non concede tregua, il Fuorilegge di Gor avrebbe dovuto consumare i suoi giorni, sepolto vivo nella sottomissione più totale.
(Abbasso la testa per un istante, raccogliendo il silenzio della sala. Poi, con un colpo secco e violento dell'indice, strappo una nota acuta, metallica, che vibra nell'aria come la sferzata di una frusta sulla carne nuda. Il ritmo che segue è lento, asfissiante, pesante come il passo di un uomo che trascina catene)
Ascolta, viandante, la parte più profonda e buia della ballata. Lascia che la mia cithar ti porti sotto la terra di Tharna, dove il cielo svanisce e non esiste altra luce se non il riflesso maledetto dell'oro bianco delle miniere.
Qui il fiero Tarl Cabot ha conosciuto l'inferno dei vivi.
I cancelli di ferro si chiusero con un boato alle spalle del Fuorilegge. Giù, nei corridoi scavati nella roccia viva, l'aria non era quella delle pianure di Gor; era una nebbia fitta, calda, satura di polvere di sale che bruciava la gola a ogni respiro e faceva sanguinare le labbra spaccate.
Ogni schiavo maschio era legato a un piccone e a una catena. I primi giorni furono un tormento per la carne e per la mente:
Il riflesso delle torce sulle pareti di sale cristallino era una tortura spietata. La polvere bianca penetrava negli occhi di Tarl, infiammandoli, riducendolo a una cecità parziale che faceva vacillare ogni orientamento.
Il sale consumava l'acqua dal corpo. Ogni goccia di sudore si asciugava all'istante, lasciando una crosta bruciante sulla pelle nuda. L'acqua razionata dalle guardie era poca, tiepida e salmastra.
Chi rallentava il colpo del piccone sentiva immediatamente il morso della frusta delle guardie della Tatrix. Donne spietate, che consideravano quegli uomini meno dei kaiila da soma. Intorno a lui, Tarl vedeva schiavi che erano stati fieri guerrieri ridotti a larve gementi, che imploravano la morte sui cumuli di roccia salina.
Ma la mente di un guerriero della Terra non si piega come il ferro dolce, viandante! Mentre i muscoli bruciavano per lo sforzo inumano e la schiena si copriva di piaghe, Tarl Cabot usò il dolore come un'ancora per restare lucido.
Non gridò. Non implorò pietà quando il sangue colava dalle sue mani piene di vesciche aperte dal manico di legno del piccone. Sotto le palpebre gonfie e brucianti, i suoi occhi studiavano ogni cosa: Contava i passi delle sentinelle, calcolava il tempo che impiegavano i guardiani a darsi il cambio nei cunicoli oscuri.
Osservava la struttura delle gallerie, i pilastri di sostegno, i passaggi ciechi dove la sorveglianza era meno stretta.
Nei brevi momenti di riposo, quando gli schiavi venivano ammassati come bestie nelle celle di pietra, il suo sussurro viaggiava nell'ombra. Non parlava di sottomissione, ma di acciaio, di vendetta e di sangue.
I suoi primi giorni nell'inferno bianco non lo spezzarono; lo temprarono, trasformando il Fuorilegge di Gor in un'arma pronta a scattare nel cuore profondo di Tharna.
(Arresto la melodia colpendo la cassa armonica della cithar con il palmo, creando un suono sordo che ricorda il crollo di una galleria sotterranea)
La tensione cresce nel buio delle miniere, viandante, e il piccone di Tarl Cabot continua a battere sulla pietra...

Continua...

Nuove idee ballano nella mente di Zuri, schiavi combattenti 1° Parte




[08:50] Zuri appena arrivo al campo chiedo subito ad una delle mie sorelle dove siano gli schiavi, mi fa cenno al campo di kanda. Mi dirigo all'interno e trovo Hoku e Urt, quest'ultimo mio schiavo personale da tempo.
[08:50] Hoku era preso dal lavoro di coltivazione della kanda come gli era stato detto, sente dei passi dietro di lui appena nota la mistress si mette in posizione " Greetings Mistress"
[08:50] Urt " Tal padrona " saluta all'arrivo della mistress
[08:50] Zuri soppeso attentamente i 2 schiavi al lavoro, ovviamente non mi curo dei loro saluti. I miei occhi si posano su i loro corpi, noto la muscolatura e la loro struttura. Nella mia mente da giorni calcolo ogni possibilità di una certa idea. " in piedi " ordino con un tono secco " seguitimi ". Mi incammino verso il campo ovviamente pretendendo che i 2 schiavi mi seguano al passo oppure sarà pronta una punizione, i miei schiavi sanno bene cosa mi aspetto dal loro operato. Entro all'interno delle caverne sotterane e mi dirigo nel punto dove solitamente affronto questioni importante. Mi siedo sullo scranno costruito su ossa di animali o anche umani questo non ci è dato saperlo. Davanti allo scranno un cerchio formato da sassi messi di proposito
[08:52] Hoku segue la padrona al suo ordine senza esitare. Si asciuga il sudore dalla fronte con una mano, coperto di terriccio cammina



[08:53] Urt all'ordine della padrona s'incammina subito, Entrano nel campo per poi entrare all'interno di un'altra caverna. Lo scranno di ossa gli mette i brividi. Ormai da tempo alla catena della mistress comprende ogni suo stato d'animo anche solo dalle vibrazioni del corpo e sente che qualche sciagura sta per abbattersi su di lui. Appena arriva si pone in ginocchio davanti alla padrona
[08:53] Zuri appoggio la schiena allo schienale di ossa. Stringo gli occhi su entrambri poi punto il dito sul terreno davanti a me " in ginocchio entrambi e non voglio doverlo ribardire ". Lo sguardo si posa più su Hoku che ancora in poszione eretta davanti a me
[08:54] Hoku sopraffatto dalla fatica era confuso e aspettava di sentirselo dire, ma subito si mette in ginocchio. In quella caverna non si sentiva mai al sicuro. Nota delle sfumature rosse sulle ossa della seduta deglutisce preoccupato pensando di che tipo sia quel sangue
[08:55] Zuri mi metto in una posizione rilassata e con soddisfazione osservo prima Urt e poi Hoku. Accenno un sorriso all'angolo della mia bocca nel vedere Hoku prostarsi in fretta. Mi faccio in avanti posando il mio sguardo prima su Urt " mia bestiolina personale " le mani aritgliate si infilano nei suoi dreads che un tempo io stessa ho intrecciato " la tua carne mi appartiene da tempo, ricordi quando ci ritrovammo in quel covo di malfattori e hai lottato per me " la mano scende verso il collo e poi sulle spalle percependo con il tatto la sua muscolatura " è tempo che ritorni a darmi guadagno e non solo piacere. Questa struttura fisica sono sicura può portarmi ottimo risultati in una lotta tra schiavi". Lascio scivolare la mia mano dalle spalle di Urt per poi spostarmi su Hoku, torno ad appoggiarmi sullo schienale, sollevo un piede e inizio a toccare la testa china di Hoku con la punta delle dita " anche tu sarai presto messo in combattimento. Preferisco schiavi che mi portano merci e monete che schiavi di solo lavor. Ticchetto con il piede il viso di Hoku
[08:57] Hoku tiene la testa bassa ma sente ogni parola della mistress. Trasale quando sente parlare di combattimenti, questa donna ha sempre che da stupire. Arriva il piede alla testa, s'irrigidisce, sgrana gli occhi quando comprende la sua prossima sorte.
[09:00] Urt chiude gli occhi quando sente il tocco della sua padrona tra i capelli. La lascia fare mentre le mani le accarezzano le spalle percepisce dei brividi. " si padrona ricordo, questo schiavo è pronto a combattere per la sua padrona ". Ricordava molto bene il sapore del sangue nella bocca durante quei combattimenti. le grida di uomini ma anche di donne in quei luoghi oscuri non c'erano distinzioni ma solo la voracità di guadagnare con il massacro degli schiavi. Ma Urt aveva vinto. Nonostante le ferite era riuscito a sopravvivere e dare soddisfazione alla padrona
[09:05] Zuri tolgo il piede dalla testa di Hoku. " urt!" lo chiamo in tono secco e deciso " dovrai allenarti e insegnare ad Hoku come combattere, pretendo che siate forti. Poi mi porto con il busto in avanti " rendetemi il giusto guadagno è sarete premiati, ma....se mi portate la vergogna della sconfitta finirete in pasto ai tharlarion

mercoledì 22 luglio 2026

Padri e figli



Il sole a picco su Shiprock fa bollire il sangue e l'aria vibra di polvere, ma il tempo scorre e le decisioni non possono aspettare. Nel cortile interno della città, l'ombra è un lusso per pochi. Di fronte a me nella Sala del Consiglio si stagliano due figure chiave per il potere e per il futuro della città.

Cassio fa un passo avanti, sbattendo il pugno sul petto in segno di freddo rispetto:
"Ubar Nio. Il caldo sta consumando le nostre riserve di cibo più velocemente del previsto e i turni di guardia sotto questo sole stanno stremando i Red. Come se non bastasse, i mercanti della fiera d'oriente segnalano movimenti sospetti lungo le piste desertiche. Dobbiamo dimezzare i pattugliamenti esterni per preservare gli uomini, o rischiamo di trovarci con soldati febbricitanti se qualcuno decidesse di attaccare Shiprock domani."
Ashvin interrompe bruscamente il Comandante, avanzando quasi con arroganza:
"Dimezzare i pattugliamenti, Cassio? Questa è codardia da uomini delle città di pietra! Padre, i Tuchuk non si nascondono all'ombra quando il clima si fa duro. Lascia che sia io a guidare i giovani guerrieri nelle ronde esterne. Mostreremo a chiunque si nasconda là fuori che il sole di Shiprock brucia, ma l'acciaio dei Tuchuk uccide."
Cassio stringe i denti, guardando il giovane con severità, poi sposta lo sguardo su di me, aspettando la mia parola di Ubar.

Il silenzio cala nella Sala, interrotto solo dal respiro pesante dei presenti e dal frinire insistente proveniente dalle finestre spalancate delle cicale del deserto. Mi alzo dal trono, muovendomi con la calma calcolata di un Ubar che ha visto troppe stagioni per farsi dettare il tempo dall'impazienza dei giovani o dalla stanchezza dei soldati. Fisso prima Cassio, riconoscendo il valore della sua logica, poi poso lo sguardo fiero su mio figlio Ashvin.


"Un vero Tuchuk sa quando cavalcare nella tempesta e quando far riposare il proprio kaiila," esordisco, la voce profonda che rimbalza sulle mura di pietra. Mi avvicino al tavolo e appoggio la mano sulla mappa, proprio dove Cassio ha indicato le piste desertiche.
"Cassio ha ragione. Un guerriero febbricitante e disidratato è solo carne da macello, inutile per Shiprock. Preserveremo le forze dei Red tra le mura, dimezzando le ronde standard."
Prima che Ashvin possa protestare, alzo un dito per zittirlo, bloccando le sue parole sul nascere. Lo guardo dritto negli occhi, lasciando trapelare un lampo di orgoglio paterno.
"Ma un Tuchuk non si nasconde all'ombra. Ashvin, tu dici che l'acciaio dei nostri giovani brucia più del sole? Bene. Non ti darò i Red per pattugliare piste vuote. Ti darò una task force scelta di giovani guerrieri. Non farete ronde di routine: farete un'unica, rapida incursione mirata fino ai limiti dei pascoli esterni. Verificherete i movimenti sospetti segnalati dai mercanti e tornerete prima che il sole di domani sia allo zenit."



Cassio fa un cenno d'assenso con il capo, visibilmente sollevato dal fatto che le sue truppe non verranno logorate dal caldo, pur mantenendo una forza di ricognizione attiva all'esterno.
Ashvin stringe i pugni, ma un sorriso feroce gli increspa le labbra. Il compromesso non lo fa sfigurare davanti al Comandante; al contrario, gli conferisce il comando di una missione ad alto rischio. "Sarà fatto, Ubar. Ti porterò le teste di chiunque osi tramare contro Shiprock nell'ombra," dichiara, battendosi il pugno sul petto.
Tuttavia, Cassio fa un passo avanti, abbassando la voce per non farsi sentire dalle guardie più lontane: "Nio... mandare i giovani da soli sino ai pascoli esterni è un rischio. Se quei movimenti sospetti fossero un'avanguardia organizzata, potrebbero cadere in un'imboscata. Vuoi che mandi uno dei miei veterani a fare da ombra a tuo figlio, o lasciamo che sia il deserto a battezzarlo?"
Faccio un breve cenno d'intesa a Cassio. Il Comandante dei Red capisce al volo: un veterano fidato seguirà la spedizione tenendosi a distanza di sicurezza, pronto a intervenire solo in caso di catastrofe, senza che il ragazzo lo sappia per non ferire il suo orgoglio. Cassio batte il pugno sul petto e si congeda con passo fermo per organizzare i turni e scegliere l'uomo adatto.

Rimasto solo con mio figlio esco con lui nel cortile dove l'aria scotta come ferro fuso, gli faccio segno di avvicinarsi. L'arroganza giovanile di Ashvin si smorza leggermente di fronte alla mia solennità di padre e di Ubar. Mi avvicino a lui, afferrandogli saldamente la spalla. La mia presa è dura, pesante come gli anni di comando che porto sulle spalle.
"Ascoltami bene, Ashvin," gli sussurro, con una voce che non ammette repliche. "L'orgoglio spinge un guerriero a combattere, ma è la pazienza che lo mantiene in vita. Il deserto di Shiprock non perdona chi si fa accecare dalla foga. Se là fuori trovi tracce di un nemico superiore, il tuo compito non è morire da eroe sotto il sole. Il tuo compito è tornare vivo con le informazioni." Lo guardo fisso negli occhi, stringendo ancora di più la presa.
"Un vero capo sa quando ritirarsi per vincere la guerra il giorno dopo. Se sacrifichi i tuoi uomini per la tua gloria personale, non sarai mai degno di sedere sul mio trono. Torna da me con la testa sul collo e con un rapporto chiaro, non con una ferita mortale per aver sottovalutato il nemico. Sono stato chiaro?"

Ashvin incassa il colpo. Per un attimo vedi il ragazzo impaziente svanire, sostituito dal giovane Tuchuk che rispetta l'autorità dell'Ubar. Deglutisce a vuoto, l'ardore nei suoi occhi temperato dal peso delle tue parole.
"Ho capito, Padre," risponde a bassa voce, usando un tono insolitamente solenne. "Tornerò con le risposte, non con il sangue dei miei fratelli versato invano."
Si inchina profondamente e si gira, camminando a passi rapidi verso le scuderie dei kaiila per radunare la sua task force. Il tempo stringe e la canicola non aspetta nessuno.

Il sole comincia lentamente a calare, tingendo il cielo di Shiprock di un rosso sangue. Mio figlio è partito con i suoi guerrieri e il veterano di Cassio è sulle loro tracce, invisibile.

lunedì 20 luglio 2026

Zuri e una miserabile schiava


[08:16] Zuri L'aria della foresta è densa di umidità e del profumo di aghi di pino e muschio. Mi muovo silenziosamente tra la fitta vegetazione, agile e a mio agio nel mio elemento come una pantera. All'improvviso, tra i rami, scorgo un piccolo accampamento temporaneo. C'è solo una tenda, un fuoco ormai ridotto a brace e, seduta a terra, una ragazza.Porta al collo il collare d'acciaio, segno inconfondibile della sua totale sottomissione. È una schiava, ed è completamente sola, probabilmente lasciata lì a fare la guardia o a svolgere qualche mansione degradante in attesa del ritorno del suo padrone.
[08:17] Maine Non appena avverte una presenza, si irrigidisce, abbassando immediatamente lo sguardo e incrociando le braccia sul petto in segno di sottomissione, tremando leggermente. Mantiene gli occhi incollati al terreno, la voce un sussurro tremante "Chi... chi va là? Oh, per favore... sono solo una misera proprietà... non ho nulla di mio da darvi..."
[08:19] Zuri una volta assicuratomi che era davvero sola, mi muovo con passo felino, i miei passi da cacciatrice non fanno alcun rumore sul tappeto di foglie secche. Inizi a girarle intorno lentamente, stringendo il cerchio come un predatore che valuta una preda insignificante. Lei rimpicciolisce ancora di più sotto il mio sguardo.Mi arresto esattamente davanti a lei, sovrastandola con la mia fiera postura di donna libera della foresta. Sollevo un piede e, con la punta, spingo con disprezzo il metallo freddo del suo collare, costringendola a sollevare leggermente il mento, anche se i suoi occhi rimangono terrorizzati e fissi verso il basso.
[08:20] Maine emette un piccolo gemito di paura quando il piede tocca il ferro del suo c0ollare, il corpo scosso da un brivido "P-pietà, fiera signora... Io sono solo carne da possedere... non intendevo offendere la vostra vista con la mia misera presenza..."




[08:22] Zuri Sputo a terra, a pochi centimetri dal suo viso, mentre continuo a premere leggermente la punta del piede contro il suo collare di ferro. Il mio sguardo brulica di disgusto per quella creatura che ha rinunciato a ogni briciolo di dignità per strisciare ai piedi di un maschio. La mia voce è un sibilo tagliente, pieno di feroce disprezzo "Guardati, misera bestia. Sei solo carne senza volontà, una vergogna per il tuo stesso sesso. Vivi e respiri solo per compiacere un padrone... un altro uomo arrogante che meriterebbe solo di finire in catene o con una freccia in gola. Siete voi schiave a nutrire il loro ego, strisciando nel fango per un padrone che vi usa come oggetti!"
[08:25] Maine sussulta visibilmente alle parole piene di odio dell'huntress, le lacrime le rigano le guance ma non osa distogliere lo sguardo dal suolo "P-perdonatemi... è la mia natura... io esisto solo per servire e obbedire... Il collare è il mio destino... O-ogni uomo è nato per dominare le creature come me..."
[08:27] Zuri Spingo con forza il piede contro il suo collare, facendole perdere l'equilibrio. La schiava cade all'indietro con un grido soffocato, finendo distesa nel fango umido della foresta.
[08:27] Maine Non fa alcun tentativo di difendersi o di reagire; si rannicchia subito su un fianco, infangata e tremante, accettando la punizione come se fosse il suo unico diritto. tossisce leggermente, con il viso parzialmente coperto di melma, la voce spezzata dal pianto "S-sì, signora... punite la mia debolezza... Non sono nulla... solo fango e carne al servizio dei padroni... Vi prego, abbiate pietà della mia miseria..."
[08:30] Zuri Sollevo il piede e lo premo con forza direttamente sul suo petto, bloccandola stabilmente a terra nel fango.
[08:32] Maine emette un gemito soffocato, sentendo tutto il peso della tua superiorità fisica e della tua libertà che schiaccia la sua debolezza. Sotto la tua suola, il suo corpo trema vistosamente, ma le sue mani restano tese in avanti in un gesto di supplica, senza mai accennare a una difesa. "Ah... s-sì, fiera signora... schiacciatemi... Sono solo un verme ai vostri piedi... non valgo nulla...
[08:34] Zuri La lasco lì, rannicchiata e umiliata nella melma, e le volto le spalle con assoluto disprezzo. Mi dirigo a grandi passi verso la tenda del suo padrone. Strappo il telo dell'ingresso con un gesto secco, decisa a depredare ogni cosa di valore per punire quel maschio arrogante attraverso i suoi stessi beni, mentre la kajira alle mie spalle piange silenziosamente, impotente di fronte all' incursione. Entro nella tenda con passo deciso, ignorando i lamenti della schiava rimasta nel fango. All'interno l'ambiente è ben organizzato, segno che il padrone dell'accampamento è un uomo d'arme o un mercante che viaggia ben equipaggiato. Mi metto subito al lavoro, depredando metodicamente ogni risorsa utile: In un angolo trovo un arco corto in legno di Ka-la-na ben teso e una faretra piena di frecce dalla punta in ferro, perfette per la caccia. Accanto c'è un pugnale in acciaio goriano con l'impugnatura rivestita di cuoio, che infilo subito alla cintura. Trovo una scorta di carne essiccata di bosk, una sacca di datteri dolci e persino una piccola fiasca di vino di Ka-la-na, un lusso raro da trovare nel profondo della foresta.
[08:38] Maine con la voce rotta dai singhiozzi, guardando il saccheggio dal bordo della tenda "Il... il mio padrone... sarà furioso... Ma io non ho potuto fare nulla per proteggere le sue cose... sono solo una misera schiava indifesa dinanzi a una donna della foresta..."
[08:44] Zuri Getto il pesante sacco pieno di bottino sulle spalle, assaporando il peso del cibo e delle nuove armi sottratte al maschio arrogante. Guardo un'ultima volta la schiava, ancora rannicchiata nel fango e tremante di terrore, e le rivolgo un ultimo sguardo carico di gelido disprezzo. Per me, quella creatura non è nemmeno degna di ulteriore attenzione. Mi volto senza dire un'altra parola e, con passi rapidi e silenziosi, mi dileguo tra la fitta vegetazione. In pochi istanti l'accampamento scompare dietro di me, inghiottito dal verde e dai suoni familiari della foresta. Mi muovo leggera tra gli alberi, fiera della mia totale libertà e con la certezza che, quando il padrone della kajira tornerà, troverà solo fango, miseria e il segno del passaggio di una vera donna della foresta.

domenica 19 luglio 2026

Rituali



[07:40] Zuri davanti al fuoco guarda le fiamme intensamente, chiude gli occhi masticando una foglia di Kanda per aiutarsi in uno stato di Trance che gli permette di ascoltare le voci più lontane, le voci che vengono dal mondo dell' altrove, le voci di chi non è più vivo. Gli Occhi puntano il fuoco. Dalla sua bocca oscura sussurri di parole sconosciute ai mortali.Il corpo è dipinto con segni per richiamare gli spiriti degli antenati e le divinità superiori per la benedizione territoriale, come gli aveva insegnato sua madre e mentore la shamana Zulaika .
Batte due volte il piede sul terreno per attirare l'attenzione " gli antichi spiriti mi hanno guidata in questa nuova terra " guarda alcune cacciatrici e sorelle che sono giunte per unirsi al rito * Tharl Hesa tran dela Tharl Hesa tran kirou.Shivar* usa un saluto comune tra le cacciatrici * che il rito abbia inizio*. Allarga le braccia in segno di apprezzamento "Wangu Dada, danzate...che questa danza diamo omaggio agli spiriti degli nostri antenati, nostre donne cacciatrici che dall'altrove vegliano su di noi " pronuncia anche parole nella sua lingua schendian

[07:43] Zuri le mani gesticolano nell'aria, mentre pronuncia parole che alle orecchie di un Iniziato possono solo essere dichiarate bestemmie senza senso, il tutto accompagnato dall'aspetto e dal tono inquietante, ancora più gutturale del solito. Zuri davanti al fuoco centrale della casa tribale, mentre le sorelle intorno iniziano a muoversi in una danza benevola verso gli spiriti accompagnati dal suono dei tamburi che battono in un ritmo crescente. Gli occhi di Zuri puntano le sorelle mentre continua a pronunciare parole non comprensibili alle orecchie comuni, parole di incitamento per dare conoscenza del potere degli antichi spiriti, escono dalle labbra scure della En, mentre continua a masticare Kanda. " questa è la casa, questo è il momento, questa è la terra, questo è il luogo che gli spiriti della foresta mi hanno donato come rifugio, niente è estraneo qui per me, la terra a cui appartengo e il luogo dove le mie sorelle, chiunque voglia unirsi a me può appartenere " Si ferma mentre le mani gesticolano ancora davanti alle fiamme in gesti proibitivi " Questa terra, questi alberi, l'acqua delle sorgenti ci rende forti. Qui non c'è paura. Questo momento ci appartiene
sorelle. Possa questo territorio essere protetto dagli Antenati, adesso e per sempre "
[07:45] Zuri Allarga le braccia, alzandole verso il cielo. Le sorelle della casa tribale battono i tamburi in un basso ruggito che diventa lentamente sempre più forte e feroce. " Nell'era degli antichi, i primi uomini vagavano in un mondo oscuro e gelido, nell'altrove, dove esistevano solo uomini deformi e dannati "
Afferra grosse porzioni di terra, " Ah Nana, mungu wa uumbaji, nalia jina lako ninakuita, njoo hapa kati yetu na uvute maisha yako kwenye moto huu wa kikabila" accompagna il rito con parole della sua lingua nativa e lancia porzioni di terra all'interno del fuoco. Tra le dita di Zuri si agitano vermi insieme al terreno raccolto dalle sue mani, " Nana Buluku dea della creazione, tu che hai soffiato la vita spazzando via l'oscurità dal mondo...oh sacra madre! tu che hai mandato i tuoi figli, Xêvioso dio del tuono e Agbe dio del mare su questa terra per rendere il mondo vivibile, dai forza con il tuo respiro al fuoco di questa casa tribale, dona vitalità e forza a questa terra dove una nuova casa tribale si erge " . Con entrambe le mani afferra ancora una grossa porzione di terreno che deposita in una ciotola posizionata davanti a lei


[07:50] Zuri Ancora in ginocchio prende dal fodero il coltello, l'altra mano si chiude intorno alla lama e con un colpo veloce e deciso Zuri si incide un taglio sul palmo della mano. Gocce di sangue cadono all'interno della ciotola insieme al terreno. Il corpo della En è impolverato e sudato, si scuote e si agita seguendo il ritmo dei tamburi, ripone il coltello. Si solleva portando con sè la ciotola con intruglio di sangue e terra. Muovendosi, all'interno del cerchio di danza punta verso Ovest. La ciotola viene sollevata al cielo "Udongo huu na damu hii hujitolea kwa roho na huleta nguvu na joto kwa moto wa nyumba ya kabila " Zuri continua ad ondeggiare mentre chiude gli occhi sussurando parole sacre
 

 [07:55] Zuri Il corpo della En batte i piedi per terra per segnare il passaggio dei grandi spiriti, cammina verso un altro punto cardinale Est " Ala! Dea della fertilità, rendi prospera questa terra, per le sorelle presenti e per nuove cacciatrici che sceglieranno questa terra come la loro casa ". Si piega come colpita da spasmi e poi si alza, le sue labbra scure si muovono sussurrando ancora altre parole nell'antica lingua di origine " utupe ardhi mama yenye rutuba, wawindaji wenye ujuzi ambao wanaweza kutetea na kuwinda nyumba hii ya kikabila "
[07:58] Zuri poi cammina verso Sud volteggiando, " tu mia madre! dea degli Ost, madre degli esseri striscianti, Dea che io prego e cui dedico i miei sacrifici, mia guida spirituale. Concedimi, la rinascita nel ciclo continuo della tua benevolenza " le braccia si stendono, chiude gli occhi un istante. Alcuni ost strisciano verso i suoi piedi. Sposta i passi e le preghiere, verso il prossimo punto cardinale Nord. Procede con lo stesso atto rituale, richiama un altro potente spirito " Legba guardiano dei cancelli dell'altrove, guidatore delle anime dei morti, che tu sia benevole con me e tutte le sorelle che solcheranno questa terra, che i cancelli dell'altrove siano ancora chiusi e se invece ritieni che sia terminata la vita per una di noi, che tu possa traghettarlo con onore attraverso i cancelli dell'altrove " muove spalle e i fianchi, al ritmo dei tamburi, che sembrano provenire direttamente, dai cancelli aperti dell'Altrove.
[08:00] Zuri "Kwako wewe, Bwana wa Magma wa kwanza, wakati na mahali pa matendo na tamaa zetu, tufanye miungu ya nyumba mpya ya kikabila, au kutufuta mbali na uso wa sayari hi " infine si avvicina alle sorelle che danzano. Il corpo si scuote come le spire del nero Ost. . Immerge due dita all'interno della ciotola con sangue e terreno adesso benedetto, poi le stesse dita sporche del terreno e sangue segna il viso delle altre cacciatrici " Mbarikiwe kila wawindaji, kila mtumwa wa kabila na nchi hii na iwe na mafanikio kwet " pronuncia adesso in gorean standard " Che gli spiriti proteggano questa terra e tutte noi presenti e le cacciatrice che arriveranno, che il fuoco centrale di questa casa tribale sia sempre forte e vivo. Inizia la generazione di questa nuova terra. Ma, l'uomo, non dovrà mai far spegnere le braci del fuoco centrale, oppure la oscurità scenderà di nuovo e l'Altrove sarà l'unica realtà possibile ". Pronuncia le ultime parole del rituale , mentre osserva ancora una volta le sorelle " Danzate, bevete e mangiate: scatenatevi nella gloria e la potenza degli Antichi e dei Primi Uomini, fate l'amore e portate gioia nei vostri Moyo, nei vostri cuori! Jai a keh'ra greshak tahem jula...che tutti possiate volare sulle ali della gloria "
Zuri lancia la ciotola all'interno del fuoco, le fiamme si alzano al cielo come rigenerate, gli occhi fissano il fuoco, le fiamme diventano più forti e alte. Respira lentamente, il corpo sudato e sporco di polvere riprende il suo respiro regolare. Gli Ost scivolano via dal corpo per sparire nell'oscurità della giungla. Infine, si unisce alle danze delle sorelle, in un corpo unico e danzante.

sabato 18 luglio 2026

La selvaggia allevatrice di Tharlarion


[06:34] Zuri Sento lo scricchiolio dei rami secchi prima ancora di vederla. Mia sorella sbuca dalla fitta boscaglia della foresta, ma il suo odore la precede: non profuma di muschio e resina, ma di cuoio bruciato, fumo di torba e l' odore selvatico tipico delle grandi bestie di Gor. Resto immobile ma guardinga
[06:34] Lyn Si siede stanca su un tronco caduto, slacciandosi i parastinchi di pelle indurita. Mi guarda con un sorriso tirato, stropicciandosi gli occhi segnati dalla fatica."Sorella... gli Dei della Foresta mi siano testimoni, oggi ho creduto di perdere un braccio. Quel maledetto maschio di Tharlarion da guerra non voleva saperne di farsi mettere il morso. Cinque metri di scaglie, artigli e pura rabbia. Eppure, quando riesci a domarli... quando senti la terra tremare sotto il loro passo e sai che rispondono ai tuoi comandi, capisci perché la gente delle pianure paga fortune per averli."Si sporge in avanti, poggiando i gomiti sulle ginocchia e fissandoti con intensità."La vita nei recinti è diversa dalla nostra foresta. Lì tutto è polvere, sangue e frusta. Mi manca il silenzio dei nostri alberi, ma il legame con quelle bestie ti entra dentro. Lancia un fischio acuto, modulato, che fa vibrare l'aria della radura. Pochi istanti dopo, i cespugli si squarciano con un rumore secco di rami spezzati. Una testa massiccia, coperta di scaglie spesse come piastre di ferro e sfumate di un verde fangoso, fa capolino tra le fronde.È un Tharlarion da sella, fortunatamente non la variante gigante da guerra, ma comunque enorme. I suoi occhi gialli e verticali fissano la foresta con fredda intelligenza rettiliana. Sbuffa, sollevando il terreno umido con le narici e rivelando file di denti affilati come pugnali. Lyn si alza con calma, gli si avvicina e gli batte una mano sul muso corazzato, calmandolo con un sussurro."Non temere, è con me," la bestia gratta il suolo con un artiglio lungo quanto la tua mano. "Questo è un giovane maschio. L'ho addestrato io stessa fin da quando è uscito dall'uovo. È veloce, fedele e... beh, respinge la maggior parte dei predatori solo con l'odore."Il Tharlarion emette un sordo grugnito gutturale, facendo oscillare la lunga coda muscolosa che abbatte un piccolo arbusto dietro di sé. La presenza di un simile mostro altera completamente l'equilibrio della foresta circostante: gli uccelli hanno smesso di cantare e il silenzio è assoluto.
[06:40 Zuri il mio istinto di cacciatrice scatta prima ancora che la mia mente possa elaborare la scena. La corda dell'arco è già tesa, la punta della freccia puntata dritta verso l'occhio giallo del Tharlarion. Il mio corpo è immobile, rigido come la roccia, il respiro bloccato in gola.La bestia avverte immediatamente la minaccia. Abbassa la testa massiccia, emettendo un sibilo sibilante che fa vibrare il terreno sotto i tuoi piedi. Le sue narici si dilatano, espellendo un vapore caldo che puzza di palude e carne ferma. È pronto a scattare. Mi blocco quando sento che la bestia appartiene a Lyn " sicura che non ci sbrani?"




[06:44] Lyn si lancia subito in mezzo, alzando le mani aperte tra te e il rettile."Abbassa l'arco, per favore!" urla con voce ferma ma tesa, senza staccare gli occhi da te. "Se tiri, non lo ucciderai sul colpo e distruggerà questa radura prima di morire. Respira, sorella. Senti il mio odore su di lui. Non è un nemico."Il silenzio della foresta ora è pesante come un macigno. Il Tharlarion continua a fissarti, i muscoli delle zampe posteriori contratti, in attesa di un tuo minimo movimento falso.
[06:49] Zuri I miei muscoli bruciano per la tensione, ma lo sguardo fermo di di Lyn mi convince. Con un respiro lento e profondo, allento la presa sulla corda di canapa. Abbasso l'arco, rimettendo la freccia nella faretra con un movimento fluido e controllato. Non le tolgo gli occhi di dosso, ma la postura del mio corpo comunica che il pericolo immediato è passato.Il Tharlarion avverte il cambiamento. Il sibilo sordo che gli vibrava in gola si spegne, sostituito da un sommesso grugnito gutturale. La bestia solleva leggermente la testa, muovendo il muso corazzato verso l'alto per annusare l'aria mossa dal mio movimento. Sente il mio odore, così simile a quello di Lyn, mescolato alla resina e al sangue di daino della foresta.Mia sorella espira visibilmente, appoggiando una mano sulla spalla massiccia del rettile, che sotto il suo tocco sembra quasi rilassarsi, per quanto un mostro del genere possa farlo.
[06:50] Lyn sorride, vedendo che hai riposto l'arma. Si siede di nuovo sul tronco d'albero, accarezzando distrattamente il muso ruvido del grosso rettile che si è accovacciato accanto a lei, emettendo un calore quasi febbrile."Lo so cosa pensi, mia En," esordisce, con gli occhi che le brillano di una luce che non le vedevi da anni. "Pensi che sia una follia. Ma per me non è solo un lavoro per sbarcare il lunario nelle città degli uomini del fango. È... una vocazione. C'è un'arte antica nel capire queste bestie."Si sporge in avanti, gesticolando con le mani segnate da vecchie cicatrici di morsi e graffi."Nelle pianure li usano come noi usiamo le nostre gambe, ma nessuno li capisce davvero. Li trattano a colpi di frusta e punte di ferro. Io no. Io ho imparato a parlarci, a modo mio. Allevo i Tharlarion da sella fin da quando aprono gli occhi nel nido. Se mostri loro chi è il capo senza spezzare il loro spirito, ti daranno la vita. E i mercanti... per gli dei, i mercanti d'alto rango e i comandanti delle guarnigioni pagano fortune in monete d'oro o metallo lavorato per un animale che risponde al fischio senza bisogno di essere incatenato."Guarda orgogliosa il rettile al suo fianco, che lancia una rapida occhiata alla boscaglia."Li vendo solo a chi dico io, a chi sa rispettarli. Questo che vedi qui vale più di quanto un cacciatore della foresta possa guadagnare in tre stagioni di pelli. Ma non lo faccio per l'oro. C'è qualcosa di selvaggio e puro in loro, proprio come in noi donne della foresta. Solo... in una forma diversa."
[06:55] Zuri I miei occhi si illuminano per un istante, non per avidità, ma per lo spirito pratico di chi deve garantire la sopravvivenza del proprio popolo. Abbasso completamente l'arco, avvicinandomi di qualche passo alla maestosa bestia corazzata mentre valuto le infinite possibilità."Sorella..." esordisci, incrociando le braccia sul petto e fissando il Tharlarion con uno sguardo del tutto nuovo. "La foresta ci dà cibo e riparo, ma le risorse scarseggiano. Se queste bestie valgono davvero così tanto oro... pensi che potremmo usarle per commerciare? Se la nostra tribù entrasse in questo giro, potremmo comprare metallo lavorato, lame migliori, tessuti caldi per l'inverno... e forse persino pagare i mercanti per tenere i cacciatori di schiavi lontani dai nostri confini. È fattibile?"
[06:57] Lyn sgranà gli occhi, sorpresa dalla reazione della En, ma un sorriso fiero e ambizioso le si dipinge subito sul volto. Si alza in piedi, battendo una mano sulla groppa scagliosa del rettile."Per gli Dei della Foresta, En, sapevo che avresti capito il potenziale!" dice con entusiasmo, abbassando la voce per non far risuonare troppo le sue parole tra gli alberi. "Sì, potremmo farlo. Ma c'è un problema: la gente delle città diffida delle donne della foresta, e se scoprissero da dove arrivano animali così ben addestrati, cercherebbero di catturarci per rubare i nostri segreti. Dovrei continuare a fare io da tramite per le vendite. Ma la tribù... la tribù potrebbe aiutarmi a nascondere i nidi qui nel fitto della boscaglia, dove gli uomini delle pianure non osano mettere piede. Proteggeremmo le uova insieme."Il Tharlarion emette un sordo grugnito di approvazione, quasi avesse capito che si sta parlando del suo futuro e di quello della sua specie.
"Una volta nato, il cucciolo cresce in fretta, ma è nei primi sei mesi che si gioca tutto. È allora che deve imprimersi il nostro odore. Deve capire che siamo noi a nutrirlo, non la sua preda. Se salti questa fase, avrai solo una bestia feroce incontrollabile."Indica il grosso rettile accovacciato accanto a lei."Per addestrarlo alla sella, ai comandi vocali e al fischio, servono almeno altri sei mesi. In totale, parliamo di un anno intero di lavoro quotidiano, sangue e tanta pazienza prima di poterlo vendere a un compratore d'alto rango. Un Tharlarion da guerra, invece, richiede due anni e l'addestramento alle armi."Si sporge verso di te, piantando il ramoscello nel terreno."Quindi, per vedere i primi guadagni reali, la tribù dovrà sostenermi per almeno un anno intero. Dovremo cacciare più carne del solito per nutrire i piccoli e proteggere il nido. Ma ti assicuro una cosa: quando quel primo anno sarà passato e venderemo il primo maschio adulto, l'oro che otterremo basterà a mantenere l'intera tribù per le due stagioni successive."
[07:00] Zuri I miei occhi si stringono mentre calcolo i tempi. Un anno è lungo, ma la foresta ti ha insegnato che per raccogliere i frutti migliori bisogna saper aspettare. Tuttavia, lo spirito della cacciatrice non tollera l'attesa passiva."Un anno è lungo, sorella," dici, facendo un passo verso di lei con decisione. "Ma la nostra tribù sa cosa significa stringere la cinghia per un bene superiore. Non aspetteremo che le tue bestie depongano le uova nei recinti. Le paludi a sud, oltre la grande boscaglia, sono piene di Tharlarion selvatici in questa stagione. Se partiamo subito, possiamo trovare dei nidi."
[07:07] Lyn scatta in piedi, gli occhi spalancati per la sorpresa e per l'eccitazione. Il Tharlarion alle sue spalle solleva la testa di scatto, imitando il movimento della sua padrona."Rubare le uova a una madre Tharlarion nel cuore della palude?" esclama, con un sorriso audace che le illumina il viso. "Sei pazza, sorella... ed è proprio per questo che mi sei mancata! Se prendiamo uova già vicine alla schiusa, risparmieremmo mesi di attesa. Ma è pericoloso. Le madri non abbandonano mai il nido, e il fango rende i movimenti difficili. Con la tua abilità nel muoverti senza farti sentire e la mia conoscenza delle loro abitudini, potremmo farcela."Si gira verso il suo rettile, accarezzandogli il collo."Lui potrà aiutarci a trasportare il carico pesante, ma dovremo lasciarlo ai margini della palude. Il suo odore da maschio addestrato farebbe impazzire di rabbia le femmine selvatiche."
[07:10] Zuri sorrido e scompiglio la testolina rossa di Lyn " ottimo allora prepariamo un piano, organizziamo una spedizione, tu mi aiuterai a cercare le uova ed io con qualche altra sorella penseremo come rubarlo" mi avvicino al tharl accarezzandogli il dorso squamoso " e tu! li poterai in giro per tutta gor maledetto bestione " gli dico con tono ironico e ridendo

2° Libro Fuorilegge di Gor



Il Cantore di Gor narra in breve il 2° Libro Fuorilegge di Gor

(Accordo lo strumento con tocchi lenti, quasi riluttanti, lasciando che una melodia amara, fatta di note basse e stridenti, si diffonda nel silenzio. Non c'è gloria in questo canto, viandante, solo la dura pietra della realtà gorean)
Ascolta, uomo libero o schiavo che tu sia. Ascolta la verità della carne e del ferro, così come è scritta nelle cronache del secondo libro di Tarl Cabot. Dimentica i cieli, dimentica i fulmini azzurri dei Re Sacerdoti che non appartengono a questa parte della storia.Qui la terra è bagnata solo da pioggia, sudore e sputi. Ecco la cronaca del giorno in cui il fiero Cabot conobbe i ceppi di Zosk.
Egli vagava. Dopo aver visto il cerchio vuoto di Ko-ro-ba, dove la pietra era polvere e la sua Pietra di Focolare un ricordo tradito, Tarl Cabot strisciava come un animale ferito nelle grandi foreste del Nord. Un uomo senza città è un paria; non ha leggi che lo proteggano, non ha una spada che sia riconosciuta dai Magistrati. È carne da caccia.E i cacciatori arrivarono. Gli uomini di Zosk, feccia che viveva depredando i sentieri, non cercavano un duello onorevole. Stesero reti, usarono lacci e piombarono su di lui in dieci, in venti, sfruttando la sua stanchezza e la mente offuscata dal dolore.Il fiero guerriero della Terra e di Gor fu gettato al suolo. Le sue braccia, che avevano guidato i Tarn nei cieli di Ar, vennero strette da spesse corde di cuoio di bosk. La sua spada corta fu strappata dal fodero e scagliata nel fango.
Zosk avanzò tra i suoi uomini. Non era un fiero capitano, né un Uomo Altiates delle caste superiori. Era un bruto massiccio, con la barba unta di grasso di tarn e gli occhi piccoli.Egli guardò Tarl Cabot non con l'odio che si riserva a un nemico, ma con la bramosia di un mercante che osserva una bestia da soma da esposizione. Con il tallone del suo stivale premette il volto di Tarl nel fango, ridendo con i suoi scagnozzi."Guardatelo," gracchiò Zosk, e la mia cithar imita la sua voce roca. "Nessun tatuaggio di casta visibile, nessuna Pietra di Focolare da difendere. Sei solo un paria, un fuorilegge. E la legge di Gor dice che un fuorilegge senza padrone appartiene a chiunque riesca a mettergli un collare."Zosk comprese subito il valore di quel corpo muscoloso. Un guerriero così fiero, con spalle così larghe, avrebbe fruttato molte monete di rame e d'argento. Non c'era motivo di sprecare il suo sangue sul terreno della foresta.



Tarl Cabot non parlò. Sputò la terra e il sangue dalle labbra, fissando il capo dei banditi con occhi che promettevano una morte lenta, ma le sue minacce erano impotenti contro la realtà del ferro.Zosk ordinò che gli venissero messi i ceppi ai piedi. Fu in quel preciso istante, sotto la luce fioca che filtrava dalle foglie, che il Fuorilegge cessò di essere un uomo libero. Zosk lo trascinò via, legato al retro di un carro, per essere venduto al miglior offerente. E il destino, maligno e spietato, guidò i passi di quella carovana di schiavi verso est, verso le mura di pietra grigia e le spietate miniere di sale della città matriarcale di Tharna.(Arresto bruscamente la vibrazione delle corde con il palmo aperto, lasciando che il silenzio ritorni, gravido di sventura)

sabato 11 luglio 2026

Zuri, il Larl e la natura




Sono inginocchiata sul muschio umido, nel cuore più profondo e protetto della foresta. Gli alberi millenari si ergono intorno a me come i pilastri di un tempio vivente. Il trambusto e le catene delle città di pietra degli Uomini Alti sono solo un ricordo sbiadito e insignificante. Qui, sono libera. Sono una figlia della terra.Il crepuscolo sta calando, dipingendo di viola e oro le ultime luci che filtrano tra le fronde. È il momento perfetto per l'omaggio.
Davanti a me, sulla terra nuda, ho disposto i miei doni per gli spiriti e per Madre Natura: un pugno di bacche selvatiche rosse come il sangue, una ciotola di corteccia piena d'acqua di sorgente e una piuma di Vulo d'oro.Chiudo gli occhi e inspiro a fondo l'aria fredda, carica del profumo resinoso del Tur. Sento il battito del mio cuore che rallenta, allineandosi progressivamente al respiro calmo dei boschi. Con dita ferme e d'un tratto agili, accendo un piccolo ramoscello aromatico. Il fumo bianco e profumato inizia a salire dritto verso il cielo, portando con sé i miei pensieri. Appoggio i palmi delle mani sul suolo freddo, sentendo le vibrazioni delle radici profonde. Inizio a intonare un canto a bassa voce, un sussurro gutturale e melodico che ho imparato dalle donne della tribù:"Spiriti dell'ombra, guardiani del silenzio, accogliete il sangue della terra e il respiro del vento. Io vi nutro, come voi nutrite me. Proteggete i miei passi, affilate i miei sensi, mantenetemi selvaggia."Mentre verso l'acqua della ciotola sulle bacche, lasciando che la terra le assorba, avverto un brivido lungo la schiena. La foresta risponde. Il vento tra le foglie si fa più intenso, quasi fosse un sussurro di approvazione. Ma proprio mentre la mia mente si fonde con l'energia di Madre Natura, i miei sensi affilati percepiscono qualcosa di strano.Il canto degli uccelli notturni si interrompe bruscamente alla mia sinistra. Qualcosa di pesante ha calpestato il sottobosco, non lontano dal mio cerchio sacro.
Rimango immobile, con i palmi ancora premuti contro il terreno umido e gli occhi chiusi, rifiutando di cedere alla paura o all'istinto di cacciare. Decido di fidarmi ciecamente della Foresta. Se Madre Natura ha inviato qualcosa nel momento esatto in cui ho versato le mie offerte, accetterò il suo responso, qualunque esso sia.Il fumo del ramoscello di Tur continua a salire lento, avvolgendomi in spire profumate. Il silenzio che segue il rumore di passi è assoluto, quasi innaturale. Poi, il fruscio riprende, muovendosi lentamente verso il mio cerchio sacro.
Un respiro profondo, pesante e caldo spezza l'aria fredda della sera. Apro lentamente gli occhi, mantenendo il corpo perfettamente rilassato.A pochi passi da me, tra i cespugli di felci giganti, emerge una figura imponente. La luce argentea delle tre lune di Gor filtra tra i rami, illuminando il pelo striato e scuro di un enorme Larl della foresta. È una macchina da guerra vivente: muscoli guizzanti, zampe massicce dotate di artigli ricurvi e due occhi felini, intelligenti e spietati, che si fissa esattamente nei miei.Il predatore supremo blocca il suo avanzare. Annusa l'aria, catturando l'odore del sangue delle bacche schiacciate, del fumo sacro e il profumo stesso della tua pelle. Non ringhia. Non mostra i denti. Si siede sulle zampe posteriori a un paio di metri da me, osservandomi con una solennità quasi regale.In quel momento comprendo: gli spiriti non mi hanno mandato un nemico da combattere, ma uno specchio della natura stessa di Gor. La foresta mi sta mettendo alla prova per vedere se tremerò di fronte alla sua incarnazione più selvaggia ed efficiente.Il Larl emette un basso suono gutturale, una vibrazione che fa tremare il terreno sotto le mie mani, e avanza la testa di pochi centimetri verso di me, aspettando una mia reazione.
Sostengo lo sguardo magnetico dell'enorme felino, rifiutando di abbassare gli occhi. Nella filosofia di Gor, e soprattutto tra i popoli selvaggi, mostrare paura significa invitare l'attacco, mentre l'audacia priva di aggressività genera rispetto. Io non sono una preda indifesa delle città di pietra; sono una donna della foresta.Mantenendo il corpo immobile e i palmi ancorati alla terra, apro le labbra. La mia voce esce come un sussurro melodico e profondo, vibrando alla stessa frequenza della notte:"Grande Larl, ombra della notte e artiglio della terra. Tu che cacci senza rimorso e mantieni il sangue del bosco puro. Io ti vedo. Io ti onoro. Siamo entrambi figli della stessa Madre selvaggia."
Il grande Larl inclina leggermente la testa di lato. Le sue orecchie tese scattano in avanti, catturando ogni singola sfumatura del mio canto. La vibrazione della tua voce sembra calmarlo o, quantomeno, incuriosirlo.Le sue narici si dilatano nuovamente, espellendo una nuvola di vapore caldo nell'aria gelida. Poi, accade qualcosa che pochissimi goreanici avrebbero l'onore di vedere senza essere sbranati: la fiera socchiude gli occhi felini, un chiaro segno di momentanea tregua e riconoscimento.Il predatore si alza lentamente sulle quattro zampe, sovrastandomi con la sua mole impressionante. Compie un singolo, lento cerchio intorno a me e al mio altare rituale, sfiorando appena le mie spalle con il pelo ruvido e scuro della sua coda. È una marcatura, un riconoscimento del mio diritto di stare in quel luogo sacro.All'improvviso, il Larl si blocca. Le sue orecchie scattano all'indietro e il suo corpo si tende come una corda d'arco. Rivolge il muso verso il limitare del bosco, nella direzione opposta alla mia. Con un balzo silenzioso e prodigioso, svanisce nel fitto della boscaglia.Pochi istanti dopo, da quella stessa direzione, senti un urlo umano soffocato, seguito dal rumore metallico di armi che cadono a terra e da passi frenetici di uomini in fuga disperata. Il tuo protettore ha deciso di andare a caccia degli intrusi che violavano il tempio di Madre Natura.
Mi chino profondamente, fino a poggiare la fronte sulla terra fresca e sul muschio schiacciato dal peso del grande felino. Sento ancora il calore residuo lasciato dal corpo del Larl e l'odore muschiato della fiera impresso nell'aria.Mentre in lontananza le grida terrorizzate degli intrusi si affievoliscono, inghiottite dall'immensità della foresta, il mio cuore batte all'unisono con il ritmo profondo del sottosuolo."Grazie, Madre di tutto ciò che è selvaggio e libero," sussurro, lasciando che il mio respiro scaldi il terreno. "Hai ascoltato il mio richiamo. Mi hai riconosciuta come tua figlia. La mia vita e le mie frecce appartengono a questi boschi."Rimango in quella posizione di totale devozione per alcuni istanti, assaporando la sensazione di assoluta protezione che solo la natura sa dare a chi la rispetta. Quando sollevo la testa, il fumo del ramo di Tur si è dissolto completamente, lasciando spazio a un cielo notturno dominato dal bagliore argenteo delle tre lune.Mi rialzo in piedi con una nuova forza che mi scorre nelle vene. Il rito è compiuto. Gli spiriti hanno accettato il mio omaggio e la foresta ha ristabilito il suo equilibrio primordiale.

venerdì 10 luglio 2026

2° Libro Fuorilegge di Gor



Il Cantore di Gor narra in breve il 2° Libro Fuorilegge di Gor 

(Accordo una nota profonda e vibrante sulla mia cithar, lasciando che il suono riempia lo spazio tra di noi come l'eco del vento sulle pianure di Gor)

Ascolta, straniero, la ballata del Guerriero di due Mondi. Ascolta il canto del ritorno e della cenere, la cronaca di Tarl Cabot, che cercò la sua casa e trovò soltanto il silenzio.Il viaggio fu lungo, segnato dal sangue e dalla polvere dei mondi. Tarl Cabot, il cui nome fa tremare i mercanti di Tharna e i pirati dei canali, cavalcò il vento sui voli di un fiero Tarn gigante. Il suo cuore batteva al ritmo di un solo pensiero: Ko-ro-ba. La Città delle Torri. Il luogo della sua seconda nascita, dove la sua compagna, Talena, e il suo fiero padre lo attendevano sotto la luce del sole di Gor. Egli guardava l'orizzonte, cercando con gli occhi le vette svettanti di pietra e metallo. Cercava i tetti cilindrici che sfidavano il cielo, le bandiere che garriscono al vento del mattino. Ma più si avvicinava, più l'aria si faceva pesante, densa di un odore che ogni guerriero impara a temere prima ancora di brandire la spada.

L'odore del fuoco che ha già consumato ogni cosa. Quando il Tarn posò le zampe artigliate sulla terra sacra di Ko-ro-ba, non ci fù alcun grido di sentinella. Nessun metallo percosso per dare l'allarme o il benvenuto. Laddove dovevano ergersi le maestose torri della sua casta, non c'erano che colline di pietra frantumata. Una distruzione totale, metodica, spietata. Le pietre miliari di Ko-ro-ba erano state ridotte a polvere dai Re Sacerdoti o dai decreti di fazioni rivali, cancellate dalle mappe come se la città non fosse mai esistita.. Solo il vento che ululava tra le fessure della roccia spaccata. Ko-ro-ba era stata "colpita dal raggio", rasa al suolo per ordine del Consiglio dei Re Sacerdoti o per i giochi di potere della misteriosa Ar. In quel momento, il guerriero comprese. La sua amata città era caduta e, con la sua scomparsa, anche lo status di Tarl era svanito. Su Gor, chi non ha una città è meno di un animale. È un uomo senza Pietra di Focolare. Egli non era più il fiero capitano o il protettore. Da quel giorno, tra le rovine fumanti della sua giovinezza, Tarl Cabot divenne ciò che la storia avrebbe ricordato con timore: un Fuorilegge. Un uomo cacciato da tutti, legato a nessuna legge se non a quella del proprio acciaio, con il cuore colmo di un unico, gelido giuramento: vendetta e verità.

(Lascio cadere un silenzio pesante nell'aria, per poi sfiorare le corde della mia cithar con un tocco cadenzato, ossessivo e sinistro. È il ritmo della superstizione, dei fumi d'incenso che annebbiano la mente e delle vesti bianche che strisciano sul marmo)
Ascolta, viandante, poiché ora il mio canto si tinge di bianco e di fanatismo. Su Gor, nessun uomo teme la spada quanto teme la sanzione degli Iniziati, coloro che si proclamano la voce dei Re Sacerdoti sulla terra. E tra questi, gli Adepti dell'oscurità possiedono segreti che possono piegare la volontà di un guerriero. Fu in un'atmosfera densa di mistero e minaccia che Tarl Cabot, il Fuorilegge, incrociò la strada di un Adepto degli Iniziati.





Con voce monotona e ipnotica, l'Adepto proclamò la maledizione su Tarl Cabot, ricordandogli che Ko-ro-ba era stata cancellata per volere divino e che la sua stessa esistenza era un insulto all'ordine del pianeta.

Minacciò il guerriero con l'ira dei Re Sacerdoti, ricordandogli che il braccio invisibile degli dei avrebbe potuto ridurlo in cenere azzurra in qualunque momento se non si fosse sottomesso.

Ma Tarl Cabot, viandante, portava in sé lo scetticismo ereditato dal suo pianeta natale, la Terra, unito all'orgoglio indomito di un guerriero di Gor! Egli non si inginocchiò.Mentre l'Adepto recitava i suoi anatemi, Tarl strinse l'elsa della sua spada. Guardò dritto negli occhi privi di emozione dell'Iniziato e vide la verità: dietro le vesti bianche e le preghiere non c'era santità, ma sete di potere umano, manipolazione e paura dell'ignoto. Con parole taglienti come il suo acciaio, il Fuorilegge rifiutò l'autorità dell'Adepto, proclamando che se i Re Sacerdoti avessero voluto la sua morte, avrebbero dovuto colpirlo da soli, senza nascondersi dietro sacerdoti corrotti.Quell'incontro sancì la rottura definitiva: per gli Iniziati, Tarl Cabot non era più solo un uomo senza città, ma un eretico da cacciare e distruggere con ogni mezzo.

Un sibilo acuto, quasi inudibile dall'orecchio umano ma doloroso per il cervello, riempì le volte di pietra.L'Adepto, che aveva appena ripreso fiato, strabuzzò gli occhi. Non guardava Tarl Cabot. Guardava verso l'alto, verso il soffitto oscurato dal fumo degli incensi. Capì. Oh, sì, viandante, capì troppo tardi che i "dei" stavano ascoltando.

Dall'aria stessa, senza che vi fosse alcun focolare o torcia vicina, scaturì una scintilla.

La fiamma blu lo avvolse in un solo istante, non come un fuoco che brucia lentamente la legna, ma come una scarica di pura energia che consuma la materia. Le vesti bianche di lino immacolato e l'arrogante Iniziato che le indossava divennero una cosa sola con la luce accecante. Non ci fu sangue. Non ci furono lamenti prolungati. Solo il crepitio secco dell'energia divina. In un battito di ciglia, l'Adepto che aveva osato minacciare il Fuorilegge fu ridotto a un pugno di cenere grigia e fumante sul pavimento di marmo del santuario.

martedì 7 luglio 2026

Capitolo finale del Libro Tarnsman of Gor


Il Cantore di Gor narra in breve il capitolo finale del Libro Tarnsman of Gor

Il cantore sfiora le corde della sua cetra, producendo un accordo profondo e vibrante. Nella penombra della taverna, tra i fumi del liquore Paga e il mormorio dei guerrieri, la sua voce si alza fiera e solenne.)
Ascoltate, uomini di Gor! Ascoltate la ballata del sangue, dell'acciaio e del destino che si compì tra le torri altissime della superba Ar!
Cantano le lame la fine di Pa-Kur, il signore della Casta Nera, lo spietato maestro degli Assassini. Pensava, l’illuso, di poter stringere nel suo pugno di ferro la Pietra di Focolare della città più grande del mondo. Ma il destino viaggiava sulle ali di un tarn gigante, e aveva il nome di Tarl Cabot!

Sul tetto del mondo, dove il vento di Gor gela il sangue e le grida della battaglia salgono come fumo, l'acciaio terrestre incontrò l'astuzia dell'assassino. Pa-Kur colpiva come l'ombra di un larl nella notte, rapido, letale, invisibile. Ma Cabot... oh, Cabot possedeva la forza bruta di un altro mondo, un vigore che sembrava spezzare le leggi della nostra stessa gravità! Un affondo, il riverbero del bronzo, un grido strozzato: il capo degli Assassini cadde, e il suo sangue cinse le pietre di Ar come un macabro tributo. La Pietra di Focolare, l'anima stessa della città, era salva! Marlenus, l'Ubar fuggiasco, tornò sul suo trono d'oro. Il tiranno era di nuovo re.
E quale premio per il cacciatore di tarn? Quale dono per il salvatore di Ar?
(Il cantore muta il ritmo, lo zith ora produce note più dolci, ma velate di una profonda, struggente malinconia.)




La bellezza fatta carne. Talena, la figlia dell'Ubar. Orgogliosa, splendida come l'alba sui monti Voltai. Davanti alla Pietra di Focolare ripristinata, le loro anime si legarono. Il guerriero straniero aveva conquistato la principessa di Ar. Il banchetto fu degno degli dèi, il vino Paga scorse a fiumi, e per una notte, una sola notte, Tarl Cabot toccò il cielo con un dito.
Ma gli dèi di Gor sono gelosi, e i Re-Sacerdoti vedono tutto dalle loro montagne nascoste.
Il giorno dopo, l'eroe salì sul suo tarn per un volo di trionfo. Ma non vi fu' ritorno. Il cielo stesso lo inghiottì. Nessun dardo lo colpì, nessuna lama lo abbatté: la volontà dei Re-Sacerdoti lo strappò dalle braccia della sua sposa, bandendolo oltre le stelle, nel freddo e misero mondo d'origine da cui era venuto, la Terra.
Ora Talena piange nelle stanze vuote di Ar. La gioia si è mutata in cenere. Ma io vi dico, o guerrieri, che un uomo che ha cavalcato il tarn e ha strappato la vita a Pa-Kur non rimarrà prigioniero delle stelle. Tarl Cabot cercherà la via del ritorno.
(Il cantore chiude con un accordo secco e potente, lasciando che l'eco vibri nella sala.)

sabato 4 luglio 2026

Tarnsman of Gor - incontro con Pakur



Il Cantore di Gor narra in breve il libro Tarnsman of Gor - incontro con Pakur

Ascoltate il canto del tradimento e del ferro che si avvicina, o guerrieri, di come il fiero Tarl Cabot e la splendida Talena caddero nell'ombra, e di come l'ombra stia per avvolgere il mondo intero! La sfortuna insegue i passi degli audaci, e la finzione della catena non bastò a ingannare gli occhi dei predoni, i lupi della macchia.
Nel cuore selvaggio del territorio dei fuorilegge, i due viandanti caddero in un'imboscata. Non guerrieri di casta dagli scudi lucenti, ma le lame spezzate di Gor, guidate dal più letale dei maestri assassini: il freddo e spietato Pa-Kur, l'uomo che sussurra alla morte nell'oscurità!
Portato come prigioniero nel campo nemico, l'orecchio teso di Tarl apprese una verità da far gelare il sangue. Approfittando del vuoto lasciato dalla Pietra del Focolare rubata, Pa-Kur ha tessuto una rete di ribelli e traditori! Un'immensa armata nera si raduna per un solo scopo: marciare, incendiare e radere al suolo sia la gloriosa Ar che la fiera Ko-ro-ba!



Oh, piangete, torri di Ar! La nobile Talena, figlia di Ubar, fu strappata dalle braccia del suo protettore. Per lei non ci fu pietà: le sue vesti regali divennero stracci, e il ferro rovente dei fuorilegge impresse sulla sua carne l'infame marchio della schiavitù. Ma la stirpe degli eroi non muore in catene! Con l'astuzia della lince e la forza del tharlarion, Tarl spezzò i suoi legami e svanì nella notte in una fuga leggendaria!
Appiedato, ferito, privato del suo nobile tarn, Tarl Cabot ha sfidato le distanze e la fame fino a raggiungere i cilindri d'oro della sua città adottiva! Lì, davanti al trono di suo padre, ha lanciato il terribile monito. Ora le fucine fumano, l'acciaio viene temprato e i cavalieri del cielo serrano i ranghi: una guerra devastante sta per incendiare i cieli di Gor! La tempesta è arrivata, o uomini liberi! I tarn garriscono nel vento e le lame attendono il sangue!

mercoledì 1 luglio 2026

Tarnsman of Gor


Cantore di Gor narra in breve del libro Tarnsman of Gor

Ascolta, viaggiatore stanco, e siediti accanto a questo fuoco. Stringi la tua coppa e lascia che il suono della mia voce ti trasporti sulla Contro-Terra, sotto i cieli purpurei di Gor. Lascia che ti canti ancora delle avventure di Cabot dal libro Tarsman of Gor, là dove ebbe inizio la saga di Tarl Cabot...
“Ascoltate la gloria e il profumo di Ar, la città possente, e il canto delle sue piazze! Odiate o amate il nome di Marlenus, l'Ubar degli Ubar, il signore indiscusso che estende la sua ombra su ogni Pietra del focolare!”
Così inizia la ballata che narra della Festa della Piantagione. Immagina la scena, viandante: non è il freddo e grigio suolo della tua Terra, ma Gor, il mondo dalle foreste sconfinate e dalle vette che toccano le stelle. Mentre le torce illuminano la notte e il dolce nettare scorre nelle coppe d'oro dei nobili e dei guerrieri, l'aria è vibrante di canti gioiosi. I campi sono stati seminati, la terra è stata benedetta, e la città del potere splende nella sua superba arroganza.
Eppure, in questa notte di luci sfavillanti, mentre i guerrieri brindano nei lussuosi giardini e i mercanti tessono le loro trame, un'oscurità si cela dietro lo sfarzo. È la notte in cui viene celebrata la potenza di Ar e il suo orgoglio senza fine, la nemesi giurata di Ko-ro-ba, la città dalle torri di rame e di diamante.
Ascolta bene il canto del cantore, perché in questa notte di festa si compiono i destini. Il giovane Tarl Cabot, sradicato dal suo mondo su una nave d'argento, si trova a un bivio. Mentre le luci della festa illuminano i volti della nobiltà e le ombre danzano, egli stringe il suo pugno, consapevole del compito sacro e impossibile che gli è stato affidato: rubare la sacra Pietra del focolare di Ar per strapparla al tiranno e salvare la sua patria.




La Festa della Piantagione è una notte in cui le maschere della società gorean sembrano cadere per un istante, rivelando la fragilità degli imperi e la determinazione incrollabile di un singolo uomo
Ascoltate la leggendaria ballata del furto più audace di Gor, cantata al ritmo incalzante della cetra nella Taverna dei Cinque Tharlarion. Tarl Cabot, il guerriero delle stelle, ha violato la temuta città di Ar per sottrarre la sua preziosa Pietra del Focolare, sfidando il potere di Marlenus e cambiando il destino della Contro-Terra.
Silenzio, guerrieri di Gor! Posate i boccali di Paga e ascoltate il canto del fango e del sangue! La mia cetra oggi non intona una melodia di vittorie facili, ma il racconto del giorno in cui l'acciaio delle stelle incrociò l'orgoglio della stirpe dei Re. Vi canto del primo, fatale incontro tra Tarl Cabot e la splendida, feroce Talena!
Il furto della Pietra del Focolare era fallito! Il Cilindro Reale di Ar risuonava ancora dei gridi di allarme quando le lame si incrociarono nell'oscurità.
Ascoltate come due destini si incatenarono nel cielo e nel fango:
Tarl Cabot cercava la fuga sul dorso del suo gigantesco Tarn predatore, ma Talena, con il sangue dell'Ubar Marlenus che le ruggiva nelle vene, non conobbe paura. Si aggrappò alla sella del mostro alato, sfidando il vuoto e la morte pur di difendere l'onore di Ar!
Nel cuore del cielo, tra artigli e metallo, la figlia del tiranno lottò con ferocia . Con un colpo disperato, scaraventò il ladro giù dalla sella. Ma il destino ride degli audaci: la presa svanì e anche Talena precipitò come una stella cadente nell'abisso.
Gli dei di Gor risparmiarono le loro vite, ma li gettarono nel reame del terrore. Separati, feriti e dispersi, il fiero guerriero e l'orgogliosa fanciulla si ritrovarono prigionieri della letale palude di Ar, dove gli uomini-ragno tessono fili di morte e le bestie feroci attendono nell'ombra.Fu lì, tra le nebbie velenose e i segreti della palude, che il ladro e la fiera figlia dell'Ubar si guardarono negli occhi per la prima volta come uguali. Da quello scontro nel fango nacque una leggenda che i cantori celebreranno finché Ar avrà mura per difendere il suo nome!