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venerdì 30 ottobre 2026

Un incarico per un nuovo costruttore!


Una casta gialla arriva in città e l'ubara gli da subito da fare!!


[7:32 AM] Darragh sbarcato da poco, entra in una piazza, probabilmente un mercato. Si guarda in giro, curiosa qua e la e quasi si scontra con una donna " Mi scuso Lady... non vi avevo proprio vista

[7:33 AM] Tani Thor stava girando per la piazza del mercato per capire dove preparare il palo per l'esecuzione dell'impostore, quando vede palesarsi un uomo..*Tal!* gli dice squadrandolo dalla testa a piedi...*...e dire che sono bella colorata!* poi si sistema lo scialle sulle braccia..*Sir?....sono Tani..Tani Thor..ubara di questa pietra.....* e attende che lui si presenti a sua volta

[7:35 AM] Darragh accenna un impacciato inchino " Mi.. mi spiace di avervi urtata. Ero distratto dalle merci esposte. Ubara... ho proprio scelto la persona sbagliata su cui inciampare...

[7:36 AM] Tani Thor agita la manina...*...vedrò di non adornare le mie mura con la tua testa!* e fa una risatina sadica...*Cosa ti porta a Shiprock?* nota poi arrivare il pittore..*Giusto te!* lo saluta come sempre a suo modo..

[7:39 AM] Darragh risponde con un gesto della mano al saluto dell'uomo, sorpreso che conosca il proprio nome. Poi torna con l'attenzione alla donna " Il mio nome è Darragh, dalla scuola dei costruttori di Tharna, ho probabilmente sbagliato nave e mi sono trovato in questa città a me sconosciuta... " si guarda intorno cercando di raccapezzarsi

[7:40 AM] Tonia77 Resident esce dalla taverna dopo aver sbrigato le solite faccende. Si ferma quando vede un gruppetto e si avvicina all'Ubara scivolando in tower " Saluti padroni"

[7:41 AM] Ashraf Rathmullah: quest'uomo sembra arrivare da lontano, insieme a lui Ubara Tani "Tal mia UBARA*

[7:43 AM] Tani Thor vede arrivare Laila e nota che si mette subito in tower vicino a lei e inizia ad intrecciare le dita tra i suoi capelli come antistress...*Capisco...* annuisce all'uomo..* Casta dei costruttori mhmm...*e rimugina un attimo a quel dire..*...bhè siamo sempre alla ricerca di buoni architetti o similari...nel caso volessi rimanere e mettere al servizio della città il tuo sapere...sarai il benvenuto..* poi osserva il pittore...*Tu il quadro per l'ubar l'hai finito?* e continua a torturare i capelli della schiava

[7:45 AM] Darragh: Costruttori disoccupati direi... " accenna un sorriso " Per questo la lasciato Tharna. La nostra casta è poco utile quando i muri sono alti e solidi. Ma se un muro cede, allora ci cercano e il nostro lavoro diventa prezioso e ben pagato

[7:46 AM] Tonia77 Resident sente la mano della padrona tra i suoi capelli mentre cerca di trovare una posizione che non le faccia male alle ginocchia, non aveva ancora ottima padronanza delle posizione venendo dalla terra. Tiene lo sguardo basso ma con curiosità l'attenzione e sull'uomo straniero. Muove leggermente la testa all'intreccio delle dita padronali con i suoi capelli. Solleva leggermente gli occhi e continua a muoversi cercando di sopportare il fastidio della pietra sotto le ginocchia





[7:51 AM] Ashraf Rathmullah Accenno un sorriso alle parole del forestiero, poi rivolgo la mia attenzione all'Ubara Tani, chinando rispettosamente il capo. "Certamente, mia Ubara. Il ritratto di Juna è terminato da tempo e attende soltanto che l'Ubar Nio trovi un momento per venire ad ammirarlo nella mia bottega. Confesso di essere piuttosto soddisfatto del risultato e spero che lo sarà anche lui." Sposto quindi lo sguardo verso Darragh, osservandolo con curiosità. "Un costruttore di Tharna, dunque! Io sono Ashraf Rathmullah, pittore di Shiprock. Sapete, trovo che le nostre arti abbiano qualcosa in comune: voi innalzate mura destinate a sfidare il tempo, io cerco di conservare sulla tela ciò che il tempo inevitabilmente cancella." Sorrido appena, indicando con un gesto le costruzioni che ci circondano. "Quanto alla vostra professione, non aspetterei che un muro crolli per dimostrarne il valore. Una città che cresce ha bisogno tanto di chi sappia difenderla quanto di chi sappia renderla bella." Il mio sguardo scivola brevemente sulla schiava inginocchiata accanto all'Ubara, notando il suo continuo tentativo di trovare una posizione meno scomoda, prima di tornare ai miei interlocutori. "E poi, Darragh, credetemi... arrivare per errore in una città sconosciuta non è necessariamente una disgrazia. Talvolta sono proprio gli sbagli di percorso a condurci dove il destino aveva già deciso di portarci."..poi fa un cenno con il capo...*Scusate ora, devo tornare al mio studio per finire una commessa..* e si allontana...

[7:52 AM] Tani Thor sorride appena al dire del giallo..*...Shiprock è in perenne...ristrutturazione diciamo, per cui non saresti disoccupato se è questo che ti preoccupa! * poi nota Laila muoversi appena sul selciato e un leggero ghigno sadico le imperla le labbra, stacca le sue dita dai suoi ricci e ...*...avrai modo di visitare la città in questi giorni, e nel caso tu sia in cerca di lavoro, puoi presentarti direttamente in casta gialla...! La locanda ha pasti caldi e letti puliti se vuoi fermarti...e prezzi...onesti!* poi si volta verso i pittore...*Ohh bene...allora direi che è il caso che sia tu a portarlo a visionare all'ubar...se aspetti che venga in bottega con tutto quello che ha da fare...* e torna a guardare il forestiero...

[7:56 AM] Darragh si rivolge ad Ashraf " Hai ragione. In effetti entrambi creiamo opere per sfidare il tempo. Io con pietra e legno e tu con tele e pennelli. "rivolto alla Ubara" Mi piace l'idea di una homestone in continua evoluzione.. significa vita e voglia di evolvere. Potrei dare il mio contributo se gradito e.. soprattutto ben pagato... " sorride

[7:57 AM] Tonia77 Resident si sente solleva quando i suoi capelli vengono liberati dal gioco delle dita della mistress. Coglie con la coda dell'occhio un movimento rapido e furtivo lungo la pietra. Quando mette a fuoco la sagoma massiccia e ripugnante di di un topo, qui chiamato urt, che si avvicina, il terrore prende il sopravvento su ogni regola. Interrompe bruscamente la posizione scostandosi di scatto. Totalmente nel panico e abituata solo ai piccoli roditori della Terra, scoppia in un grido acuto e incontrollato: «Un topo gigante Padronaaaaa!» Si rannicchia tremando a pochi passi dalla Padrona, indicando la bestia con il dito, lo sguardo sbarrato e il cuore a mille. Afferra un pezzo di gonna della padrona sollevandosi e usarlo come scudo " uccidetelo presto!!!"

[8:00 AM] Tani Thor si sistema lo scialle sulle braccia e solleva appena il mento quando si parla di denaro..*Un giusto compenso per un lavoro ben svolto!.* poi fessurizza gli occhi..*...anzi...vorrei metterti alla prova...Abbiamo un problema idraulico alla terme, che i nostri costruttori...non riescono a risolvere..* e sbuffa appena a quella confessione di inadeguatezza...*...ti senti di prenderti carico di questo incombenza? Sarai ben retribuito e nel caso...potrai entrare di diritto tra i costruttori di Shipr...* non riesce a finire la frase che la schiava inizia a sbraitare ..*Per tutti i pk!* e attende di capire dove avesse visto un topo gigante!!!

[8:05 AM] Darragh sobbalza allo strillo della schiava. Lesto impugna la sua frusta, antica rimembranza del suo ormai lontano lavoro da slaver. Uno schiocco secco e preciso e il roditore rotola inerme a qualche passo da loro " la ragazza avrebbe bisogno di miglior addestramento... nulla dovrebbe smuoverla dalla posizione imposta. In passato non avrei tollerato un simile gesto ma ho lasciato da tempo i kennel delle homestone. In quanto alle tubature, posso vedere il problema, poi saprò quantificare il danno e il lavoro necessario

[8:07 AM] Tonia77 Resident con il cuore che le batte fin dentro le orecchie, indica con il dito tremante un punto sul pavimento non lontano dalle terme menzionate, proprio dove la sagoma dell'urt si muove rapida. «Lì... lì vicino al muro! È gigantesco!» farfuglia con la voce ancora scossa dal panico. Vede lo straniero colpire la bestia facendolo rotolare . Solo in quel momento, alle parole di rimprovero del libero e incrociando gli occhi fessurati di Tani, realizza la gravità dell'interruzione e l'uso di una parola terrestre come "topo". Il terrore della bestia si mischia subito alla paura della punizione: abbassa la testa di colpo, rannicchiandosi ancora di più per farsi piccola. «P-perdonate, Padrona... io... io non avevo mai visto una bestia simile sulla Terra...» sussurra in un soffio, implorando silenziosamente clemenza con lo sguardo fisso sul pavimento.

riprendendo la posizione

[8:10 AM] Tani Thor osserva l'uomo come stecchisce l'urt con la frusta e al suo dire..*Oh...uno slaver...un mio paricasta...bhè si prima che indossassi il viola!* poi al suo dire sulla schiava annuisce..*...avrà la sua giusta punizione..* e le fa cenno con la mano di rimettersi in ginocchio, ma la ragazza prontamente l'anticipa...*...purtroppo non ho ancora avuto modo di addestrarla a dovere essendo una terrestre...* e sbuffa..*..bene...allora Darragh, potrai soggiornare in taverna fino a che rimani in città...* poi la sua mano torna sui ricci di Laila e questa volta non l'accarezza ma li tira volutamente...*...anzi...se vuoi questa schiava, oltre a buttare l'urt con le sue stesse mani, ti può accompagnare alle terme a visionare i lavori..*e così facendo da un leggero strattone e strappa una piccola ciocca di ricci che poi fa svolazzare al vento per levarseli dalle mani..

[8:14 AM] Darragh non ha capito bene se deve tenere l'urt e gettare la schiava o tenere la schiava e gettare l'urt. Ci pensa un attimo e poi realizza che forse è più probabile la seconda opzione " Ti ringrazio Ubara Tani. La ragazza mi sarà di aiuto per trovare il problema. Naturalmente, prima dovrà prendere quella bestiaccia e gettarla nel porto. Ci penseranno i pesci a eliminare ogni traccia

[8:15 AM] Tonia77 Resident sussulta vistosamente quando la mano di Tani si serra tra i suoi ricci. Caccia un gemito soffocato, strizzando gli occhi per le lacrime mentre sente la ciocca strapparsi via con violenza. Nonostante il dolore acuto alla testa e le ginocchia ancora doloranti, tiene la posizione, . «S-sì, Padrona... perdonate... obbedisco...» mormora con voce tremante e spezzata. A quelle parole di Tani, il cuore le salta in gola: lancia uno sguardo carico di puro disgusto e terrore verso il corpo inerme del grosso roditore. Mandando giù a fatica la nausea, si allunga carponi sul pavimento, allungando le dita tremanti verso la coda o una zampa della bestia per afferrarla come ordinato, per poi sollevare lo sguardo umido e terrorizzato verso lo straniero, restando in attesa di essere guidata verso le terme.

Anatomia di un quadro

Ashraf si mette davanti al cavalletto e...

La notte è scesa su Shiprock come un antico mantello di velluto, ricamato di stelle e silenzi.
Dalla finestra della mia bottega osservo le ultime torce accendersi lungo le mura, mentre il vento porta con sé l'odore della terra umida, del legno bruciato e di quella foresta che sembra respirare appena oltre i cancelli della città.
Davanti a me, una grande tela bianca attende il primo tocco del pennello.
La osservo a lungo, quasi temessi di turbarne il silenzio.
Quante volte, nella mia terra lontana, ho creduto che dipingere significasse semplicemente catturare la bellezza?
Ora so che non è così.
La bellezza è soltanto il principio.
È ciò che si nasconde dietro di essa a rendere immortale un dipinto.
Immergo il pennello nell'ocra e traccio la prima linea.
Nascono le mura di Shiprock, imponenti e severe, custodi di una città che ho imparato a conoscere attraverso i suoi abitanti, i loro desideri e le loro contraddizioni.
Ripenso al giorno in cui vi giunsi, straniero in una terra sconosciuta, portando con me poco più dei miei strumenti, qualche ricordo e quella ostinata convinzione che l'arte potesse trovare dimora ovunque.
Non immaginavo allora quanto profondamente questa città avrebbe intrecciato il proprio destino al mio.
Sorrido mentre aggiungo le torri del Palazzo Ubarale.
"Strano davvero il destino degli uomini... Si parte alla ricerca di un luogo dove fermarsi e si finisce per trovare mille ragioni per continuare a camminare."
La mia mente torna agli incontri con l'Ubara Tani, alla figura autorevole dell'Ubar Nio, alle conversazioni nelle quali ho imparato che, dietro il potere, si nascondono responsabilità spesso più pesanti delle corone.
Ricordo il giorno in cui Nio mi affidò il ritratto di Juna.
Una commissione che accolsi con l'entusiasmo dell'artista, senza immaginare che quel volto sarebbe presto diventato parte di una vicenda ben più oscura.
Il pennello indugia.
Nella tavolozza cerco un verde profondo, quasi nero.





La foresta prende forma ai piedi della città, con i suoi alberi contorti, i sentieri nascosti e le ombre nelle quali ho imparato a muovermi alla ricerca di pigmenti.
E proprio tra quelle ombre riaffiora un ricordo che avrei preferito non possedere.
La voce di Juna, spezzata dalla rabbia.
Il volto severo di Radan.
Le parole taglienti di un confronto che non avrei dovuto ascoltare e che tuttavia mi trovai a testimoniare.
Ricordo il mio stupore davanti alla durezza del guerriero, la sua determinazione a eseguire gli ordini dell'Ubar e la disperazione di quella ragazza che sembrava chiedere soltanto un poco d'aria.
Poi quel rumore.
Un fruscio diverso dagli altri, un movimento nascosto nella vegetazione.
Radan che si allontana per controllare.
E infine il tonfo, il grido, la corsa.
Chiudo gli occhi per un istante.
Rivedo il corpo del guerriero disteso sulla terra, le frecce sparse, Juna e Zuri accanto a lui.
Ricordo il sangue freddo che cercai disperatamente di conservare mentre chiamavo le guardie.
"La morte non ha bisogno di essere dipinta..." mormoro, osservando la punta del pennello.
"È sufficiente averla incontrata una volta perché lasci il proprio colore dentro di noi."
Per giorni Shiprock ha respirato sospetto e rancore.
Ho visto gli sguardi trasformarsi in accuse, le parole diventare minacce e la paura insinuarsi tra le pietre della città.
Ho visto una schiava e una pantera trascinate nel vortice di un delitto che non avevo visto commettere.
E ho compreso quanto fragile possa essere la verità quando tutti desiderano trovare un colpevole prima ancora di conoscere i fatti.
Ora sappiamo che l'assassino era un altro.
Ma la verità, per quanto attesa, non restituisce la vita a chi l'ha perduta.
Resto immobile davanti alla tela, poi riprendo a dipingere.
Tra gli alberi faccio emergere una figura femminile, fiera, con una lancia stretta nella mano.
Zuri.
La En delle Tharl-Hesa.
Un sorriso involontario mi sfiora le labbra.
Quella donna sembra possedere la stessa natura della foresta che governa: selvaggia, imprevedibile, incapace di piegarsi.
Ricordo i nostri primi incontri, le sue provocazioni, la diffidenza reciproca e quella curiosa trattativa nata dal mio desiderio di scoprire nuovi colori.
Io avrei raccontato attraverso i dipinti le imprese delle sue sorelle; lei mi avrebbe mostrato i segreti dei pigmenti custoditi dalla foresta.
Un accordo improbabile tra un uomo di città e una donna che della città sembra disprezzare persino le pietre.
Eppure, dopo tutto ciò che è accaduto, è tornata nella mia bottega.
Ha osservato il proprio ritratto, mi ha sfidato con le parole e infine mi ha concesso qualcosa che, per una pantera, deve valere più dell'oro: un principio di fiducia.
"Ah, Zuri..." sussurro con un sorriso.
"Tu credi che sia io a dover temere la tua lancia. Ma forse dovresti temere il mio pennello. Le ferite dell'acciaio guariscono o uccidono... quelle lasciate dall'arte possono attraversare i secoli."
Mi allontano dalla tela.
Shiprock comincia a vivere sotto i miei occhi.
Le sue mura custodiscono uomini e donne, mercanti e guerrieri, schiave e sovrani.
La foresta si estende oltre i cancelli come un mare oscuro, e sopra ogni cosa il cielo di Gor spalanca la propria immensità.
Ma mentre osservo il dipinto, avverto improvvisamente una mancanza.
Non è un colore.
Non è una linea.
È qualcosa che nessuna tavolozza potrebbe offrirmi.
Il mio sguardo si posa su un'altra tela, più piccola, appoggiata contro la parete e nascosta sotto un drappo.
Mi avvicino lentamente.
Sollevo il tessuto e il suo volto riemerge dalla penombra.
Lei.
La donna che abita i miei pensieri senza chiedere permesso.
La donna che talvolta mi sembra vicina quanto il respiro e altre volte lontana quanto la Terra dalla quale provengo.
Rimango a contemplarla, lasciando che il silenzio riempia la stanza.
Ci sono incontri che appartengono alla vita e altri che sembrano appartenere al destino.
Non so ancora a quale dei due mondi appartenga lei.
So soltanto che, in ogni luogo che attraverso, qualcosa finisce inevitabilmente per ricordarmela.
La luce di una lanterna.
Una voce udita tra la folla.
Il profumo di un fiore sconosciuto.
Persino il vento, quando entra dalla finestra e sfiora il mio volto, sembra talvolta portare con sé la promessa di una carezza mai dimenticata.
Sfioro la tela con la punta delle dita, senza toccare il colore.
"Se tu fossi qui..."
La voce mi esce appena, come se temessi di disturbare un sogno.
"Ti mostrerei questa città dalle sue mura più alte. Ti racconterei delle sue lune, delle foreste dove le donne cacciano come fiere e degli uomini che difendono il proprio onore con la spada. Ti parlerei delle mie avventure, dei pericoli attraversati, delle persone incontrate... ma credo che alla fine tacerei."
Sorrido amaramente.
"Perché ci sono momenti in cui nessuna parola è necessaria. Basterebbe averti accanto, osservare insieme il tramonto e sapere che, almeno per una sera, non devo cercarti nei miei pensieri."
Rimango così per qualche istante, prigioniero di quella dolce malinconia che conosco fin troppo bene.
Poi ricopro delicatamente il ritratto.
Non per dimenticarla, ma per custodirla.
Torno alla grande tela e osservo lo spazio ancora vuoto in primo piano.
Prendo un pennello sottile e dipingo una piccola figura maschile, solitaria, affacciata su una terrazza della città.
Un uomo con gli abiti segnati dai colori, il volto rivolto verso l'orizzonte e una mano appoggiata alla balaustra.
Sono io.
Ashraf Rathmullah.
Un pittore venuto da un altro mondo, che ha trovato in questa terra non soltanto una nuova casa, ma storie che non avrebbe mai immaginato di vivere.
Guardo quella minuscola figura e mi accorgo di sorridere.
Non impugna una spada, non indossa un'armatura, non comanda eserciti.
Ha soltanto i suoi pennelli, la memoria e la capacità di osservare ciò che altri attraversano senza vedere.
E forse è proprio questo il mio posto in un mondo come Gor.
Essere testimone.
Custodire la bellezza senza ignorare la crudeltà.
Raccontare ciò che gli uomini dimenticano e dare un volto a ciò che il tempo vorrebbe cancellare.
Fuori, il vento si alza e fa tremare la fiamma della lampada.
La notte è ormai profonda.
Appoggio il pennello, mi verso una coppa di vino e mi avvicino alla finestra.
Shiprock dorme, o almeno finge di farlo.
Da qualche parte, oltre quelle mura, le Tharl-Hesa vegliano nella loro foresta.
Nel Palazzo Ubarale qualcuno riflette sulle responsabilità del potere.
E forse, sotto questo stesso cielo, una donna che non riesco a dimenticare sta osservando le stelle senza sapere che un pittore lontano sta pensando a lei.
Sollevo lentamente la coppa verso l'orizzonte.
"A te, Shiprock. Alle storie che mi hai donato e a quelle che ancora mi attendono. Agli amici che devo imparare a conoscere, ai nemici che spero di non incontrare... e a te, ovunque tu sia."
Bevo un piccolo sorso, poi torno a osservare la tela illuminata dalla lampada.
Non è ancora terminata.
Mancano dettagli, sfumature, ombre e luci.
Ma forse è giusto così.
Perché nemmeno la mia storia è conclusa.
E mentre il silenzio della notte avvolge la bottega, un ultimo pensiero prende forma nella mia mente.
"Il destino non è una strada già tracciata. È una tela che ogni giorno ci viene affidata, e sulla quale persino le nostre ferite possono diventare bellezza."
Spengo la lampada.
Domani, quando il sole tornerà a illuminare le mura di Shiprock, riprenderò a dipingere.
E forse, senza saperlo, comincerò un nuovo capitolo della mia vita.

Torvie: Il Drakkar


COSA SIGNIFICA UN DRAKKAR PER UN TORVIE
Al Sud giurano sulla pietra. Un Torvie giura sul legno.
Un uomo di Ar, di Ko-Ro-Ba, di Venna, mette la mano sulla sua Homestone e giura. Se mente, la Pietra lo maledirà. Se tradisce, la Pietra lo dimenticherà. Per il Sud, l'identità è ferma, pesante, quadrata. È una pietra messa in terra che dice: "Qui sono nato. Qui morirò."
Noi non siamo del Sud.
Noi siamo i Figli dell'Ascia di Torval.
E noi siamo un popolo che non è mai riuscito a stare fermo.
Ci siamo spostati perché la guerra ci ha cacciati. Ci siamo spostati perché il ghiaccio ha chiuso i fiordi. Ci siamo spostati perché il mare si è alzato, perché la balena è migrata altrove, perché un Jarl più forte ha bruciato la nostra longhouse. La neve, il sangue e il vento ci hanno insegnato una cosa: nulla che sia inchiodato a terra dura per sempre.
Tranne il Drakkar.
Per un Torvie, il Drakkar è l'Homestone che galleggia.




È la possibilità di non morire dove sei nato. Se il villaggio brucia, sali sul Drakkar e sei ancora un popolo. Se la terra non dà più cibo, remi e trovi un'altra terra. Se il nemico è troppo forte, non lo affronti sulla tua soglia. lo aggiri, lo colpisci alle spalle e torni a casa prima che la sua donna abbia finito di piangere.
Il Drakkar è spostamento rapido. È esplorazione. È raid predatore. È quando vedi la prua a drago uscire dalla nebbia all'alba e capisci che oggi si mangia, oggi si beve, oggi si prende una schiava, oggi si torna uomini.
Ma soprattutto, il Drakkar è il simbolo stesso di cosa significa essere un Torvalslander.
Una longhouse la costruisci con tronchi di altri alberi. Un Drakkar lo costruisci con le mani dei tuoi padri. Ogni asse è stata piegata col vapore dal nonno di tuo nonno. Ogni chiodo di ferro è stato battuto da tuo padre. Ogni goccia di pece che lo impermeabilizza odora di tutte le tempeste che ha passato.
Al Sud giurano sulla Pietra.
Al Nord, quando un uomo del Torvaldsland vuole fare un giuramento che nemmeno Thor può spezzare, non mette la mano sul legno della sua longhouse.
La mette sul legno del suo Drakkar.
Si inginocchia davanti alla prua, affonda la mano nel legno bagnato di salsedine e dice: "Lo giuro sul legno che mi ha portato qui. Lo giuro sul legno che porterà i miei figli altrove."
E quel giuramento vale più di una Homestone.
Perché una Homestone puoi perderla, se la città cade.
Un Drakkar no. Finché galleggia, sei ancora Torvie. Finché galleggia, sei ancora libero.

giovedì 29 ottobre 2026

Il boia di Shiprock

 

L'ubara riceve una proposta dallo slaver...

[2:11 PM] Tani Thor stava iniziando a dare ordini a destra e manca per preparare l'esecuzione sulla pubblica piazza dell'impostore: l'Iniziato che si era presunto tale...ma aveva un problema...chi avrebbe eseguito materialmente la sentenza...Poi realizza: lo slaver! Per cui si avvia alla slaver ma lo trova sul palco delle vendite...*Giusto te!* esordisce con quel suo fare sempre diretto e a volte molto poco gentile...

[2:14 PM] Lokustus (Aljoor Resident): ero sul Banco di vendita degli schiavi, che controllavo i registri, di alcuni schiavi minori, maschi e femmine, da lavoro e di servizio più intimo, in effetti, l mia mano passava stancamente su suddetti registri, verificando un incremento di schiavi di lusso, davvero costosi, e che non ha senso comprare in gran quantità.. Ascolterò la piccola e secca frase della Ubara, mentre sbatto pesantemente il dito sul registro, finendo una contrattazione con un piccolo, in tutti i sensi, essendo affetto da nanismo, Mercante di Schiavi. LA trattativa, non verrà conclusa. " Ubara?" Chiedo, come nell'ora, focalizzarmi solo su di lei, chinando un pò la mia mole, su quella specie di patibolo " Come può esserti utile, Lokustus, oggi?"

[2:16 PM] Tani Thor si sistema lo scialle sulle braccia..*Mi servono le tue qualità da...torturatore?....* e lascia appena in sospeso la frase..*....e una cosa del genere....Ma non è questione da parlarne in mezzo alla strada!* e come se fosse la cosa più naturale del mondo si avvia verso la sua ex slavery....che era ex si...ma la viveva sempre come sua....Si avvia con passo deciso...

[2:20 PM] Lokustus (Aljoor Resident): Con il mio solito movimento, da grosso Larl muscoloso, nero e mellifluo nel muovermi, il tipico modo di un assaltatore delle Giungle Meridionali, comunque, mi avvio, dietro di lei, evitando per poco, un tafferuglio con gli Scagnozzi del nano mercante di prima. Tutti brutti ceffi provenienti dalla Perla del Thassa, Port Kar. Mi siederò, dopo aver accarezzato i bellissimi quadri verso di me, sorridendo in maniera quieta ed enigmatica, verso la Companion dell'Ubar, mentre giungo le mani, di fronte a me " Sempre un piacere vederti Ubara: posso chiederti, se mi hai preso per un Clansman dei Wagon forse?" Dico, mentre, inopportunamente, e senza problemi, farò un mezzo sorriso da assassino raffinato, a lato della bocca . " Ebbene, sono tutto orecchi.."

[2:23 PM] Tani Thor entrata nella slavery ne osserva gli interni e nota alcuni piccoli cambiamenti che l'uomo aveva fatto giustamente, per rendere quel posto più suo...Per un ihn le viene la voglia di sedersi sulla sua sedia, ma poi scarta quel pensiero e si accomoda su una delle due di fronte. Lo osserva accomodarsi e non fa seguito alla sua provocazione sollevando appena il mento...*Prima cosa: come procedono vendite e acquisti? E il mio schiavo? L'addestramento?* poi da perfetta bipolare cambia subito argomento...*So che hai avuto modo di far parlare la schiava del presunto iniziato....bene...è stato a sua volta catturato, e per ordine dell'ubar verrà giustiziato per impalamento nella piazza del mercato...* attende di vedere la sua reazione..

[2:28 PM] Lokustus (Aljoor Resident): " L'Impalamento per un Alta Casta, sarebbe stato disdicevole" Dico, lasciando volutamente perdere la prima Domanda, sapendo che la Prima Schiava dell'Ubarato, o comunque, qualcun altro di origine Barbarica, dovrà insegnare i rudimenti del Gorean Standard, al nuovo schiavo bell'imbusto, per poi, procedere. " Vendite ed acquisti, vanno a rilento: in queste zone e territori, vedo perfettamente, che arrivano addirittura ricche mercanzie dal Tahari, perfino da li, comprese ricche schiave profumate, ma i rapporti, tra schiavi di alto addestramento, quali schiavi di piacere di alto borgo, e ancelle nobiliari, dovrebbe essere di uno a dieci, rispetto agli schiavi di bassa lega: è necessario, prendere schiavi minori, quindi, per pulizia stradale, latrine, per i Baths, e cose cosi. Ora, sto cercando di ricontattare la Lega: il mio vecchio gruppo, per questo" Accarezzerò il mio mento, guardandola




[2:34 PM] Tani Thor ascolta la sua filippica sull'acquisto degli schiavi e un leggero sospiro le sfugge: infondo aveva fatto quello tutta la vita..*Mi sa che nessuno ti ha messo al corrente: quella non è un'alta casta...è un misero impostore che ha avvelenato un pozzo facendo scappare tutti gli abitanti di un villaggio al nord...e qui...ha fatto secco una guardia...* e si sistema la gonna con fare scocciato..*...per cui avremo l'onore di avere la sua testa su una picca sulle mura del porto a monito..di chiunque venga tra queste mura e mentire e uccidere...ma...* e si sporge appena in avanti...*...mi serve un boia!* e va dritto alla punto..*Sei un torturatore no?* e torna ad appoggiarsi alla sedia...

[2:39 PM] Lokustus (Aljoor Resident): Ora ,il mio sorriso diventa anche più largo, indecentemente maligno " Infatti: sarebbe stato disdicevole, dicevo, se fosse stato una casta alta, ma sò che non lo è: me lo ha confessato quella sottospecie di schiava pulisci latrine del nord, dalla cella" Farò alcune pause, mentre parlo, solo perchè le mie parole, che riportano ancora un piccolo mix terminologico di dialetti fluviali, alle volte, possono recare certe inflessioni particolari, nel mio parlare " No, non sono un Clansman, ma se per torturatore, intendi che io posso fare cose del genere. " Dico mettendomi un dito alla tempia " Non penso di aver mai dato l'idea di qualcuno che ha remore morali, soprattutto, con un traditore di casta. MA , non è un mio dovere di Casta, ne, un dovere professionale. Perchè quindi, a questo punto, non darmi l'onore e il fregio di un Titolo? Un titolo che io possa sfoggiare con innominabile orgoglio, come Boia di Shiprock?" Accarezzerò ora il mio collo, guardandola con occhi sottili, quasi visibilmente divertiti " E' l'unica ricompensa che chiedo: questo tipo di Ufficializzazione"

[2:45 PM] Tani Thor a quella richiesta solleva entrambe le sopracciglia...si prende qualche ihn per rispondere e poi da fiato al suo pensiero..*Porterò questa tua richiesta al nostro Ubar...ma credo che non adducerà alcun veto in tal senso..*...poi il suo sguardo si posa sulla gabbia vuota alla sua destra...*Parlerò con Ashvin...questa slavery dovrà essere ampliata....non puoi avere gabbie dentro al tuo ufficio...* era una cosa che erano mesi che voleva fare, ma la città aveva avuto un sacco di inconvenienti...*Hai qualche richiesta particolare in merito?* poi si ferma..*...sempre che al tuo scadere del mese di prova tu voglia ancora rimanere tra queste mura!* e piega appena la testa attendendo una sua reazione..

[2:48 PM] Lokustus (Aljoor Resident): " Ho nutrimento, la giusta libertà di azione, e molto altro: inizio anche a percepire, e non penso erroneamente, a questo punto, la fiducia dell'Ubarato: perchè dovrei volermene andare? Al contrario, sarei onorato di essere ufficializzato. Mettiamola cosi, se approverai: LA doppia nomina, come Slaver Ufficiale di Shiprock, e il titolo onorifico, di Boia della Stessa Shiprock: e sarò da ora in poi, il vostro boia ufficiale, in tutto e per tutto quello che mi verrà chiesto a riguardo. La vita, è una malattia terminale, e io sono un semplice strumento di questo"

[2:51 PM] Tani Thor ascolta il suo dire *La tua homestone c'è ancora?* poi si solleva portandosi verso i quadri poggiati a terra..*...il tuo giuramento sulla tua HS...intendo..* voleva capire se la città su cui aveva giurato era ancora in piedi...Le dita scorrono sulle cornici...

[2:53 PM] Lokustus (Aljoor Resident): Sorriderò a lei, osservandola mentre si sposta " Oh la mia Homestone no, è svanita nelle giungle dello Schendi a questo punto. Godrò nell'Appartenere a Shiprock, qualora mi fosse concesso" La osserverò con buon cipiglio , per poi, spostare io stesso, ancora una volta, lo sguardo sugli arazzi e sui quadri.

[2:55 PM] Tani Thor annuisce ..*Perdere la propria hs è un dolore che segna ogni uomo e donna, ma permette di dare modo agli stessi di sentire come casa propria un altro posto...* poi si volta a guardarlo ...*Quindi saresti disposto a giurare sulla pietra di Shiprock?* si scosta dai quadri appoggiando una mano alla spalliera del divano...Era una richiesta importante che immaginava dovesse avere il suo tempo per essere vagliata...

[2:58 PM] Lokustus (Aljoor Resident): " Anche adesso" Dico di certo non troppo lentamente. " Certo, sono disposto quanto prima" Mi alzerò anche io, appoggiando i pugni sulla scrivania. Ovviamente, non racconterò la mia vita e la mia nascita. Da Mamba , fatto e finito, a essere addirittura, uno degli Amakhosis, per poi, passare ai Black slavers e poi qui. In realtà, non ho mai avuto, quindi, una Homestone, prima di oggi.

[3:01 PM] Tani Thor coglie l'entusiasmo di quella risposta..*Bene!* e annuisce..*...vedrò di organizzare la cerimonia di giuramento come si deve: è un passo importante!* si volta appena verso la porta..*Ti farò sapere le decisioni dell'ubar!* poi si avvia verso la porta agitando la manina..*Che non ti manchi mai l'acqua Lokustus!* e se ne va...


LA COLLERA.



Più sacro di una casa.
Più sacro di una longhouse.
Più sacro di un'ascia.
Il Drakkar è tutto per un Torvalslander.
La libertà di muoversi.
La potenza e la velocità di attaccare.
La possibilità di trovare una nuova terra.
La possibilità di pescare e di sfamarsi.
Ed ora stavano bruciando.
Tre Drakkar del popolo di BÖLVABÝR.
Tre anime del popolo di BÖLVABÝR.
La giovane Inga inseguì lo Jarl che non si curò nemmeno di proteggere il proprio corpo nudo dal freddo mortale.
Gli gettò addosso un mantello di pelli. Una tunica di lana grezza.
"Copriti Erik! O domani il tuo popolo, oltre ai suoi Drakkar, dovrà piangere il suo Jarl!"
Erik si infilò la tunica. Il suo mantello gettato sulle spalle, senza smettere di correre verso il fuoco che stava divorando i Drakkar di BÖLVABÝR.
"Ai secchi! Formate una catena di secchi! Gettate acqua sul fuoco! Dobbiamo salvare le nostre navi a costo della vita!"
Uomini e donne di BÖLVABÝR si precipitarono al dock.
Liberi, guerrieri e schiavi. Schiavi che sapevano bene che tali sarebbero rimasti ma che l'alternativa alla schiavitù era solo e sempre MORTE. Il gelo del Nord non perdona.
In lontananza, due vele con l'effige dell'ascia bipenne dello Jarl Olaf si allontanavano da quel vigliacco gesto.





"Jarl! Sono i drakkar di tuo padre Olaf! Sono stati loro a incendiare le nostre navi!"
Dal buio che inghiottiva sempre più le navi del tradimento, si udì chiaramente una tonante risata.
"Figlio! Ora vedremo come te la caverai senza navi! Vedremo se sei veramente degno di esser chiamato JARL! HAHAHAHAHAHA!!"
Erik non replicò. Impartì ordini, coordinò le file di secchi per spegnere i fuochi. In quel momento la priorità era salvare il salvabile.
E dopo due ore di frenetica lotta, alla fine le fiamme furono placate.
La tristezza pervase l'intero popolo di BÖLVABÝR mentre osservavano ciò che erano riusciti a salvare dalle fiamme.
Il vecchio EKKRUM parve essere invecchiato di altri 50 anni dopo quell'incendio.
"Erik. Un Drakkar è bruciato completamente… perso per sempre... Il secondo ha lo scafo gravemente danneggiato e ci vorrà un miracolo per recuperarlo. Il terzo ha l'albero maestro bruciato ma lo scafo ha pochi danni. Possiamo rimetterlo in sesto in pochi giorni..."
Erik non rispose. Si limitò ad ascoltare quel mesto resoconto e ancora non si capacitava che la causa del disastro fosse proprio suo padre.
Sollevò il pugno verso Sud, dove i drakkar di Olaf erano ormai scomparsi nelle nebbie.
"Perché! Perché padre!! Perché mi hai fatto questo!!"
Non era tristezza.
Non era disperazione.
Era rabbia pura.
Era desiderio di sangue.
Del sangue di suo padre.
Sacrilegio perpetrato nel tradimento.
Sangue che tradì il proprio sangue e il sangue del Clan.
Le dense nubi si diradarono per fare posto ad una luna che pareva un occhio divino che osservava quello scempio.
Un grande corvo nero parve apparire dal nulla e si posò su un trave ancora fumante.
Era forse Muninn. Inviato da Odino per non dimenticare.
O forse era Huginn. Inviato da Odino per gridare vendetta.
Il corpo di Erik tremava. Ma di rabbia e non di freddo.
Il corpo di Erik bruciava. Ma di ferocia e non di fuoco.
"Padre! Da questa notte non hai più un figlio che ti ama e ti rispetta ma un nemico assetato del tuo sangue!!"
Nella sua cieca collera, nemmeno si accorse del delicato abbraccio che gli cinse la vita.
"Sei il nostro Jarl, Erik... sono certa che con la tua guida supereremo anche questa prova."
"SUPEREREMO".
Non "supererai".
Non "supererete".
Alla gente del Nord non servono lunghi discorsi per dichiarare la propria appartenenza.

Incontro tra le mura: Zuri e la First

 Juna riceve la inaspettata e affettuosa visita della pantera

[7:05 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) continuo a camminare verso la parte alta della città. C'è un aria diversa, i cittadini mi passano di fianco senza nemmeno guardarmi, infondo sono sempre una cacciatrice per loro. Ma avverto come un senso di non voler ammettere di aver sbagliato accusandomi. Arrivo al cancello e le guardie riconoscendomi mi aprono e senza sbofonchiare stavolta, sorrido e proseguo. Arrivo in punto mi fermo ricordando la strada, mi giro verso un vicolo dove sento un rumoreggiare di acqua è riconosco subito Juna. Mi avvicino " Tal piccola sera," immergo una mano nella tinozza e gli schizzo dell'acqua in viso, Strano per quanto fosse schiava io avevo simpatia per lei

[7:06 AM] Juna (Junanuj Resident) dopo l'incontro alle terme con l'ubar della sera precedente e il fatto che fosse stato trovato il colpevole della morte di Radan, ancora non era uscita dalle mura...il padrone non le aveva dato esplicitamente il permesso, per cui per lavare i vestiti dell'ubar era andata nella zona delle caste alte...Canticchiava mentre lavava, con quella piccola felicità...*ALLLIUDINNIIIDD DIS LOVEEE PAPAPAPAPAP....*e il rumore dell'acqua le faceva da orchestra...quando vede palesarsi la Pantera..*ZURIIIIII..* le dice e si getta con le mani al collo...

[7:08 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) " Hey " mi sento avvolta dall'abbraccio umido di Juna. Non ero abituata a queste effusioni, ma il rapporto con Juna era cosi cambiato dai tempi dei ns primi incontri. Tentenno ma poi ricambio il suo abbraccio " piccola seta..." mi piaceva chiamarla cosi " hai sentito è fatta giustizia " guardo la tinozza " tu festeggi lavando biancheria?"

[7:12 AM] Juna (Junanuj Resident) si lascia prendere da quell'entusiasmo e si abbraccia la pantera con forza, poi si stacca e le prende la mani..*Siii hanno trovato il colpevole!!* poi con un largo sorriso..*Ora tutti dovranno ricredersi!* e il suo viso diventa serio...

[7:15 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) resto quasi impacciata non avendo mai avuto un rapporto di affetto con una schiava. Ma dai tempi degli scontri con Juna tante cose erano cambiate. " esatto Juna i loro insulti dovrebbero pagarli" guardo le mani. braccia e alcune parti del corpo bagnate della First " tu sei sempre cosi devota al tuo padrone? nonostante ti abbia rinchiusa " ovviamente la mia natura di contrasto alla dominazione maschile mi porta sempre a comprendere il perchè Juna sia sempre cosi legata ad un uomo che la tiene sottomessa




[7:17 AM] Juna (Junanuj Resident) sorride a quel dire di Zuri..*Ho assaporato la vita da selvaggia...* attende un attimo per capire se quella parola in qualche modo offendeva la En, poi sorride...*...ma la mia vita ora è questa e non riesco a vedermi in una situazione diversa...* poi si avvicina al secchio e ci torna a mettere dentro le mani...*...bhè mi ha chiusa a palazzo per proteggermi...sai bene come può a volte reagire il popolino...* non si mette a specificare ma..sapeva bene lei di cosa stesse parlando..

[7:23 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) la osservavo nella sua intera figura. " ricordo quando sei stata una mia sorella " le sfioro i suoi dreeds con la mia mano artigliata " una grande sorella " sorrido " ma proprio averti vista da cacciatrice mi è difficile comprendere il tuo status da kajira " non smetterò mai di tentare riportare a me Juna. La guardo riprendere i suoi lavori osservo le sue mani dentro l'acqua che si agita " "Proteggerti..." ripeto a bassa voce, quasi masticando quella parola come se fosse un frutto amaro. "Un palazzo è pur sempre una gabbia, Juna, che sia per proteggerti dal popolino o per tenerti lontana dai pericoli. Ma capisco il tuo legame con questa pietra."

[7:27 AM] Juna (Junanuj Resident) sorride dolce a quelle parole sincere che la En le regalava...*Comunque, sicuramente gli umori qui non saranno placati finchè quell'impostore non verrà giudicato...* e storce appena la bocca...

[7:29 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) guardo verso la torre dove sono le prigioni " volevo parlare con l'Ubar, spero di assistere alla sua morte, ora ti sei liberata della guardia o ti ha messo dietro un'altra?"

[7:32 AM] Juna (Junanuj Resident) solleva le spalle..*Veramente il padrone non mi ha detto nulla in merito...per cui non so se sono libera di girare sola o se....avrò un sostituto come guardia del corpo..*e sospira...*Anche a me ha dato il permesso di assistere all'esecuzione ma...non so se...voglio partecipare..* e posa lo sguardo sulla tinozza..*....vedere morire la gente non è uno spettacolo che mi..esalta...Vedremo cosa dice il padrone...* e seria osserva l'acqua

[7:34 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) sposto i dreads che le cadono in avanti " piccola seta ma tu sei stata cacciatrice, in te l'anima da guerriera non dovrebbe spaventarti nel vedere un morto, sopratutto se quel bastardo voleva vedere lui te morire. Ho intenzione di fare un rituale tra le nostre genti, per rinnovare il nostro patto, un qualcosa che spero unisca i ns popoli tu pensi che possa proporlo a Nio?"

[7:40 AM] Juna (Junanuj Resident) sente quel tocco gentile sui suoi capelli e ricambia con un sorriso...*...una cacciatrice che è stata ingannata!* fa la faccina truce ricordandole che era diventata una pantera perchè aveva perso la memoria e l'avevano convinta di quel suo status....poi torna a sorridere..*Certo che glielo puoi chiedere....* e la schizza a sua volta con l'acqua..*Male che vada ti dice di no!* e ridacchia stupidamente..

[7:41 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) salto indietro scuotendo il viso agli schizzi d'acqua " anche ingannata ti piaceva molto quella condizione " il tono era giocoso e rilassato. " dov'è il tuo padrone in questo momento?"

[7:42 AM] Juna (Junanuj Resident) ride di gusto e poi sempre con quel fare giocoso..*O nel suo ufficio oppure nelle celle...oppure in città...insomma...non ne ho idea! Ma se chiedi alle guardie...ti sapranno dire..*

[7:43 AM] Zuri (tiaiuto78 Resident) " vedrò, un giorno la piccola seta potrebbe diventare una lancia spietata " ridacchio divertita " che gli spiriti ti proteggano Juna " mi allontano

Zuri alla bottega


[06:33] Zuri Passo attraverso il porto di Shiprock, sapevo della confessione volevo parlare con L' Ubar. Attraverso folla di mercanti, contadini che spingono carri di grano e schiave che portano anfore d'acqua. Le guardie cittadine, nei loro pettorali di bronzo lucido, scrutano la gente con aria annoiata: solo poche ore prima i banditori urlavano il mio nome era veleno sulla bocca della gente, ma ora la notizia della confessione si sta già diffondendo tra le caste. Mi fermiO davanti alla porta della bottega del pittore. La mia attenzione è catturata da un dipinto che mi somiglia molto- Mi appoggio con studiata disinvoltura allo stipite di legno scuro, incrociando le braccia sul petto. " Tal Pittore, quella lì ? mi somiglia oppure hai deciso di disegnare la mia bellezza " rido ovviamento il mio tono è scherzoso

[06:37] Ashraf Rathmullah: *Alzo lo sguardo dal tavolo dove sto mescolando alcuni pigmenti e riconosco immediatamente la voce di Zuri. Poso il pennello, osservandola appoggiata allo stipite della bottega, poi sorrido divertito.* "Tal, Zuri! Una pantera che attraversa tranquillamente le strade di Shiprock per venire a criticare i miei dipinti... devo ammettere che non è uno spettacolo di tutti i giorni!" *Mi avvicino alla tela, alternando lo sguardo tra il ritratto e la sua figura.* "La somiglianza è evidente, ma temo di aver commesso un errore: sulla tela sembri decisamente meno pericolosa che dal vivo!" *Lascio sfuggire una breve risata.* "Sono lieto di rivederti, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti. Ma dimmi, Zuri, cosa porta la En delle Tharl-Hesa nella bottega di un pittore? La curiosità per la mia arte o il desiderio di verificare se ho saputo rendere giustizia al tuo orgoglio?"

[06:42] Zuri Ascolto le parole di Ash tenendo le braccia incrociate sul petto, mentre un lampo di divertimento selvaggio mi attraversa lo sguardo. Mi avvicino al quadro, con la punta delle dita sfioro appena la cornice del quadro, studiando i dettagli che hai impresso sulla tela. " Tal, Ashraf, Nessun errore, pittore. È solo che la tela non può sanguinare se la provochi, io sì. E credo che i Magistrati abbiano capito fin troppo bene quanto posso essere pericolosa, specialmente quando un topo con la tunica bianca cerca di usarmi come capro espiatorio."mi giro per guardare negli occhi Ash " Cosa mi porta qui? Diciamo un po' entrambe le cose. Volevo vedere se le tue mani avevano tremato nel dipingere una cacciatrice... hai disegnato una cacciatrice che tu stesso hai accusato!" resto un attimo in silenzio rammentando quando Ash nel bosco aveva chiamato le guardie " ricordi? hai puntato il dito contro di me e Juna" volevo capire se il pittore era una persona di cui fidarsi o meno

[06:45] Ashraf Rathmullah Osservo Zuri mentre sfiora la cornice del dipinto, poi incrocio le braccia, sostenendo tranquillamente il suo sguardo. "Attenta, Zuri. C'è una bella differenza tra accusare qualcuno e chiedere aiuto davanti a un uomo morto." Il mio sorriso svanisce, lasciando spazio a un'espressione seria. "Quel giorno ho trovato Radan senza vita, delle frecce a terra e voi due accanto al suo corpo. Non avevo visto chi lo avesse ucciso e non ho mai sostenuto che fossi stata tu. Ho chiamato le guardie perché un guerriero di Shiprock era stato assassinato e chi lo aveva colpito poteva essere ancora nascosto tra gli alberi." Faccio una breve pausa, indicando il dipinto con un cenno del capo. "E quando ho parlato con l'Ubar, ho riferito esattamente questo, senza inventare colpevoli. Quanto alle mie mani, non hanno tremato nel dipingerti. Un pittore deve saper guardare oltre i pregiudizi, anche quando davanti a lui c'è una pantera pronta a mostrargli i denti." Accenno un sorriso ironico. "Se vuoi sapere se puoi fidarti di me, giudicami per ciò che ho fatto davvero, non per ciò che temi abbia pensato."






[06:50] Zuri Faccio un passo avanti, riducendo la distanza tra noi, finché non posso sentire l'odore della vernice fresca sui gli abiti del pittore. Sollevo una mano, ma non per impugnare il coltello, uso l'indice per toccare con decisione il centro del tuo petto, proprio sopra il cuore. "Giudicarti per ciò che hai fatto, dici?Un uomo morto, delle frecce una pantera ed una schiava... per un cittadino di Shiprock era l'occasione perfetta per guadagnarsi il favore delle guardie indicandoci come le uniche colpevoli. Eppure hai detto la verità all'Ubar. Non hai inventato una storia comoda per salvarti la pelle a nostre spese."Allontano il dito dal petto e mi volto di scatto verso il quadro, incrociando nuovamente le braccia. Lo guardo con occhi diversi ora, notando la cura che hai messo in ogni colpo di pennello.
"Le parole dei cittadini di solito valgono quanto l'acqua nel deserto, Ashraf, ma tu... tu hai saputo guardare. E le tue mani non hanno tremato." Mi giro mi illumina il volto è privo di minaccia, quasi complice. "l'urt in tunica bianca che ha ucciso Radan è in gabbia. Il mio nome è pulito. E tu hai protetto questo dipinto invece di bruciarlo o venderlo. Diciamo che per stasera, pittore... la pantera ha deciso che puoi considerarti un uomo di cui non dover diffidare." sorrido. " abbiamo sempre un accordo ? i colori della foresta in cambio di dipinti delle gesta delle Tharl-Hesa?"

[06:53] Ashraf Rathmullah Abbasso per un istante lo sguardo verso il punto in cui Zuri ha posato il dito, poi torno a guardarla con un sorriso divertito. "Devo considerarmi fortunato, dunque. Non capita tutti i giorni che una pantera decida di risparmiare un povero pittore!" Lascio sfuggire una breve risata, poi mi avvicino al quadro, osservandolo accanto a lei. "Non avrei mai distrutto questo dipinto, Zuri. La mia arte non cambia colore secondo le simpatie dei magistrati o gli umori della folla. E sono lieto che il vero assassino sia stato finalmente individuato." Mi volto verso di lei, tendendole la mano. "Quanto al nostro accordo, non ho mai pensato di venir meno alla parola data. Tu mi mostrerai i colori nascosti nella tua foresta e io racconterò attraverso i miei dipinti le gesta delle Tharl-Hesa. Ma ti avverto..." Sorrido con aria maliziosa. "Non aspettarti che dipinga soltanto le vostre vittorie. Un artista racconta anche le sconfitte, gli errori e le debolezze. È questo che rende una storia degna di essere ricordata."

[06:53] Ashraf Rathmullah: Indico nuovamente il ritratto. "E chissà, forse un giorno le tue sorelle verranno fin qui a contemplare la loro En, chiedendosi come abbia fatto un uomo di città a catturare sulla tela qualcosa della sua anima selvaggia."

[06:56] Zuri ricambio con un sorriso, guardo la mano tesa e poi punto i miei occhi in quelli di Ash " certo, anche le sconfitte rendono le cacciatrici più grandi, ma io non vengo sconfitta mai mio pittore " ticchetto con le dita leggermente sul petto di Ash. Il mio tono è scherzo e rilassato dopo gli ultimi avvenimenti. Lancio ancora un'occhiata al dipinto " questo sarà un ns segreto" faccio un occhiolino " devo parlare con gli Ubar " mi sposto camminando verso la porta " ti aspetto nella mia foresta, hai ancora coraggio nell'andentrarti nel mio impero ?" lo guardo un ihn sorridendo e strizzandogli ancora l'occhio

[06:58] Ashraf Rathmullah Sorrido divertito al suo ennesimo tocco sul petto, scuotendo appena il capo. "Mai sconfitta, dici? Allora dovrò dipingerti mentre combatti contro la tua modestia, Zuri. Quella sì che sarebbe una battaglia memorabile!" Rido sommessamente, accompagnandola con lo sguardo verso la porta. "Quanto al coraggio, mia cara pantera, non ho mai avuto paura della tua foresta. Semmai dovrei preoccuparmi della sua regina!" Mi avvicino alla soglia e chino leggermente il capo in segno di saluto. "Va' pure dagli Ubar. Il nostro piccolo segreto resterà tra queste mura e presto verrò a reclamare i colori che mi hai promesso." Le rivolgo un ultimo sorriso. "Che la tua caccia sia sempre fortunata, Zuri. E cerca di non spaventare troppo gli abitanti di Shiprock prima di tornare nel tuo impero!"

[06:59] Zuri " ti attenderò volentieri, sentiri sicuri pittore" mi allontano sparendo tra le gente

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