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giovedì 29 ottobre 2026

LA COLLERA.



Più sacro di una casa.
Più sacro di una longhouse.
Più sacro di un'ascia.
Il Drakkar è tutto per un Torvalslander.
La libertà di muoversi.
La potenza e la velocità di attaccare.
La possibilità di trovare una nuova terra.
La possibilità di pescare e di sfamarsi.
Ed ora stavano bruciando.
Tre Drakkar del popolo di BÖLVABÝR.
Tre anime del popolo di BÖLVABÝR.
La giovane Inga inseguì lo Jarl che non si curò nemmeno di proteggere il proprio corpo nudo dal freddo mortale.
Gli gettò addosso un mantello di pelli. Una tunica di lana grezza.
"Copriti Erik! O domani il tuo popolo, oltre ai suoi Drakkar, dovrà piangere il suo Jarl!"
Erik si infilò la tunica. Il suo mantello gettato sulle spalle, senza smettere di correre verso il fuoco che stava divorando i Drakkar di BÖLVABÝR.
"Ai secchi! Formate una catena di secchi! Gettate acqua sul fuoco! Dobbiamo salvare le nostre navi a costo della vita!"
Uomini e donne di BÖLVABÝR si precipitarono al dock.
Liberi, guerrieri e schiavi. Schiavi che sapevano bene che tali sarebbero rimasti ma che l'alternativa alla schiavitù era solo e sempre MORTE. Il gelo del Nord non perdona.
In lontananza, due vele con l'effige dell'ascia bipenne dello Jarl Olaf si allontanavano da quel vigliacco gesto.





"Jarl! Sono i drakkar di tuo padre Olaf! Sono stati loro a incendiare le nostre navi!"
Dal buio che inghiottiva sempre più le navi del tradimento, si udì chiaramente una tonante risata.
"Figlio! Ora vedremo come te la caverai senza navi! Vedremo se sei veramente degno di esser chiamato JARL! HAHAHAHAHAHA!!"
Erik non replicò. Impartì ordini, coordinò le file di secchi per spegnere i fuochi. In quel momento la priorità era salvare il salvabile.
E dopo due ore di frenetica lotta, alla fine le fiamme furono placate.
La tristezza pervase l'intero popolo di BÖLVABÝR mentre osservavano ciò che erano riusciti a salvare dalle fiamme.
Il vecchio EKKRUM parve essere invecchiato di altri 50 anni dopo quell'incendio.
"Erik. Un Drakkar è bruciato completamente… perso per sempre... Il secondo ha lo scafo gravemente danneggiato e ci vorrà un miracolo per recuperarlo. Il terzo ha l'albero maestro bruciato ma lo scafo ha pochi danni. Possiamo rimetterlo in sesto in pochi giorni..."
Erik non rispose. Si limitò ad ascoltare quel mesto resoconto e ancora non si capacitava che la causa del disastro fosse proprio suo padre.
Sollevò il pugno verso Sud, dove i drakkar di Olaf erano ormai scomparsi nelle nebbie.
"Perché! Perché padre!! Perché mi hai fatto questo!!"
Non era tristezza.
Non era disperazione.
Era rabbia pura.
Era desiderio di sangue.
Del sangue di suo padre.
Sacrilegio perpetrato nel tradimento.
Sangue che tradì il proprio sangue e il sangue del Clan.
Le dense nubi si diradarono per fare posto ad una luna che pareva un occhio divino che osservava quello scempio.
Un grande corvo nero parve apparire dal nulla e si posò su un trave ancora fumante.
Era forse Muninn. Inviato da Odino per non dimenticare.
O forse era Huginn. Inviato da Odino per gridare vendetta.
Il corpo di Erik tremava. Ma di rabbia e non di freddo.
Il corpo di Erik bruciava. Ma di ferocia e non di fuoco.
"Padre! Da questa notte non hai più un figlio che ti ama e ti rispetta ma un nemico assetato del tuo sangue!!"
Nella sua cieca collera, nemmeno si accorse del delicato abbraccio che gli cinse la vita.
"Sei il nostro Jarl, Erik... sono certa che con la tua guida supereremo anche questa prova."
"SUPEREREMO".
Non "supererai".
Non "supererete".
Alla gente del Nord non servono lunghi discorsi per dichiarare la propria appartenenza.

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