Il Cantore di Gor continua la sua breve narrazione del 2° Libro Fuorilegge di Gor
La ribellione
(Strappo le corde della mia cithar con una furia improvvisa e selvaggia, liberando un accordo distorto, tonante e d'acciaio che rompe ogni precedente ossequio. Il ritmo si fa veloce, incessante, cadenzato come i colpi di un fabbro che batte l'incudine in tempo di guerra)
Ascolta, viandante! Ascolta il canto del sangue che ribolle nel buio! Questa è la ballata del giorno in cui l'inferno bianco di Tharna rigurgitò i suoi morti, il giorno in cui il Fuorilegge ricordò alle donne della Tatrix che non si mette un collare a un Tarn del cielo senza pagarne il prezzo in vite umane!
Ecco la cronaca della grande rivolta delle miniere.
Il segnale non fu un grido, ma un suono antico come il mondo: il ferro che incontra la carne. Nel cuore della galleria più profonda, dove la polvere di sale accecava persino le torce, Tarl Cabot scattò.
Non c'era più lo schiavo piegato dal peso del piccone. C'era il guerriero di Ko-ro-ba.
Con un movimento fluido e letale, Tarl sollevò il pesante piccone da lavoro e lo calò sulla testa della prima guardia donna che gli era passata accanto.
Afferrando le spesse maglie di ferro che gli stringevano i polsi, le usò come una clava devastante, spezzando le ossa di chiunque cercasse di avvicinarsi.
“Per la Pietra di Focolare!” ruggì Cabot, e quel grido rimbombò nei cunicoli millenari come il tuono sulle montagne Sardar.
Quel grido scosse le anime degli uomini ridotti a larve. In un istante, la disperazione si trasformò in furia cieca. Centinaia, migliaia di schiavi maschi, che avevano dimenticato il sapore della libertà, videro il Fuorilegge battersi e decisero che era meglio morire sbranando il nemico piuttosto che consumarsi per un altro giorno in quell'inferno di sale.
Fu una carneficina spietata, viandante:
Picconi, pale, frammenti di roccia tagliente e le stesse catene della schiavitù divennero gli strumenti della vendetta.
Le guardie della Tatrix, abituate a dominare uomini terrorizzati e tremanti, si trovarono davanti una massa di demoni bianchi di polvere e rossi di sangue. Vennero travolte, disarmate e calpestate sotto centinaia di piedi scalzi.
Tarl Cabot guidò la carica verso i depositi d'armi inferiori. Spade corte gorean, lance e grandi archi vennero strappati dalle rastrelliere. Gli schiavi non erano più schiavi; erano un esercito di fuorilegge assetati di giustizia.
Sotto la guida strategica di Tarl, la massa informe divenne una colonna militare inarrestabile. Risalirono i pozzi verticali, schiacciarono le guarnigioni di superficie e incendiarono i cancelli di legno delle miniere.
Quando la luce del sole di Gor colpì di nuovo gli occhi gonfi e feriti di Tarl Cabot, egli non era più il paria che Zosk aveva venduto al mercato. Era il capo di una rivolta che stava per far tremare le fondamenta stesse di Tharna. Con le armi in pugno e una scia di fumo alle spalle, la marea umana si diresse verso un solo obiettivo: il palazzo reale, per strappare la corona dalla testa della Tatrix!
(Fermo bruscamente la cithar con un colpo secco della mano sulla cassa, lasciando che l'eco della battaglia vibri ancora nell'aria)
Le strade di Tharna stanno bruciando, viandante, e l'esercito degli schiavi ha cinto d'assedio le torri della regina.

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