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sabato 11 luglio 2026
Zuri, il Larl e la natura
Sono inginocchiata sul muschio umido, nel cuore più profondo e protetto della foresta. Gli alberi millenari si ergono intorno a me come i pilastri di un tempio vivente. Il trambusto e le catene delle città di pietra degli Uomini Alti sono solo un ricordo sbiadito e insignificante. Qui, sono libera. Sono una figlia della terra.Il crepuscolo sta calando, dipingendo di viola e oro le ultime luci che filtrano tra le fronde. È il momento perfetto per l'omaggio.
Davanti a me, sulla terra nuda, ho disposto i miei doni per gli spiriti e per Madre Natura: un pugno di bacche selvatiche rosse come il sangue, una ciotola di corteccia piena d'acqua di sorgente e una piuma di Vulo d'oro.Chiudo gli occhi e inspiro a fondo l'aria fredda, carica del profumo resinoso del Tur. Sento il battito del mio cuore che rallenta, allineandosi progressivamente al respiro calmo dei boschi. Con dita ferme e d'un tratto agili, accendo un piccolo ramoscello aromatico. Il fumo bianco e profumato inizia a salire dritto verso il cielo, portando con sé i miei pensieri. Appoggio i palmi delle mani sul suolo freddo, sentendo le vibrazioni delle radici profonde. Inizio a intonare un canto a bassa voce, un sussurro gutturale e melodico che ho imparato dalle donne della tribù:"Spiriti dell'ombra, guardiani del silenzio, accogliete il sangue della terra e il respiro del vento. Io vi nutro, come voi nutrite me. Proteggete i miei passi, affilate i miei sensi, mantenetemi selvaggia."Mentre verso l'acqua della ciotola sulle bacche, lasciando che la terra le assorba, avverto un brivido lungo la schiena. La foresta risponde. Il vento tra le foglie si fa più intenso, quasi fosse un sussurro di approvazione. Ma proprio mentre la mia mente si fonde con l'energia di Madre Natura, i miei sensi affilati percepiscono qualcosa di strano.Il canto degli uccelli notturni si interrompe bruscamente alla mia sinistra. Qualcosa di pesante ha calpestato il sottobosco, non lontano dal mio cerchio sacro.
Rimango immobile, con i palmi ancora premuti contro il terreno umido e gli occhi chiusi, rifiutando di cedere alla paura o all'istinto di cacciare. Decido di fidarmi ciecamente della Foresta. Se Madre Natura ha inviato qualcosa nel momento esatto in cui ho versato le mie offerte, accetterò il suo responso, qualunque esso sia.Il fumo del ramoscello di Tur continua a salire lento, avvolgendomi in spire profumate. Il silenzio che segue il rumore di passi è assoluto, quasi innaturale. Poi, il fruscio riprende, muovendosi lentamente verso il mio cerchio sacro.
Un respiro profondo, pesante e caldo spezza l'aria fredda della sera. Apro lentamente gli occhi, mantenendo il corpo perfettamente rilassato.A pochi passi da me, tra i cespugli di felci giganti, emerge una figura imponente. La luce argentea delle tre lune di Gor filtra tra i rami, illuminando il pelo striato e scuro di un enorme Larl della foresta. È una macchina da guerra vivente: muscoli guizzanti, zampe massicce dotate di artigli ricurvi e due occhi felini, intelligenti e spietati, che si fissa esattamente nei miei.Il predatore supremo blocca il suo avanzare. Annusa l'aria, catturando l'odore del sangue delle bacche schiacciate, del fumo sacro e il profumo stesso della tua pelle. Non ringhia. Non mostra i denti. Si siede sulle zampe posteriori a un paio di metri da me, osservandomi con una solennità quasi regale.In quel momento comprendo: gli spiriti non mi hanno mandato un nemico da combattere, ma uno specchio della natura stessa di Gor. La foresta mi sta mettendo alla prova per vedere se tremerò di fronte alla sua incarnazione più selvaggia ed efficiente.Il Larl emette un basso suono gutturale, una vibrazione che fa tremare il terreno sotto le mie mani, e avanza la testa di pochi centimetri verso di me, aspettando una mia reazione.
Sostengo lo sguardo magnetico dell'enorme felino, rifiutando di abbassare gli occhi. Nella filosofia di Gor, e soprattutto tra i popoli selvaggi, mostrare paura significa invitare l'attacco, mentre l'audacia priva di aggressività genera rispetto. Io non sono una preda indifesa delle città di pietra; sono una donna della foresta.Mantenendo il corpo immobile e i palmi ancorati alla terra, apro le labbra. La mia voce esce come un sussurro melodico e profondo, vibrando alla stessa frequenza della notte:"Grande Larl, ombra della notte e artiglio della terra. Tu che cacci senza rimorso e mantieni il sangue del bosco puro. Io ti vedo. Io ti onoro. Siamo entrambi figli della stessa Madre selvaggia."
Il grande Larl inclina leggermente la testa di lato. Le sue orecchie tese scattano in avanti, catturando ogni singola sfumatura del mio canto. La vibrazione della tua voce sembra calmarlo o, quantomeno, incuriosirlo.Le sue narici si dilatano nuovamente, espellendo una nuvola di vapore caldo nell'aria gelida. Poi, accade qualcosa che pochissimi goreanici avrebbero l'onore di vedere senza essere sbranati: la fiera socchiude gli occhi felini, un chiaro segno di momentanea tregua e riconoscimento.Il predatore si alza lentamente sulle quattro zampe, sovrastandomi con la sua mole impressionante. Compie un singolo, lento cerchio intorno a me e al mio altare rituale, sfiorando appena le mie spalle con il pelo ruvido e scuro della sua coda. È una marcatura, un riconoscimento del mio diritto di stare in quel luogo sacro.All'improvviso, il Larl si blocca. Le sue orecchie scattano all'indietro e il suo corpo si tende come una corda d'arco. Rivolge il muso verso il limitare del bosco, nella direzione opposta alla mia. Con un balzo silenzioso e prodigioso, svanisce nel fitto della boscaglia.Pochi istanti dopo, da quella stessa direzione, senti un urlo umano soffocato, seguito dal rumore metallico di armi che cadono a terra e da passi frenetici di uomini in fuga disperata. Il tuo protettore ha deciso di andare a caccia degli intrusi che violavano il tempio di Madre Natura.
Mi chino profondamente, fino a poggiare la fronte sulla terra fresca e sul muschio schiacciato dal peso del grande felino. Sento ancora il calore residuo lasciato dal corpo del Larl e l'odore muschiato della fiera impresso nell'aria.Mentre in lontananza le grida terrorizzate degli intrusi si affievoliscono, inghiottite dall'immensità della foresta, il mio cuore batte all'unisono con il ritmo profondo del sottosuolo."Grazie, Madre di tutto ciò che è selvaggio e libero," sussurro, lasciando che il mio respiro scaldi il terreno. "Hai ascoltato il mio richiamo. Mi hai riconosciuta come tua figlia. La mia vita e le mie frecce appartengono a questi boschi."Rimango in quella posizione di totale devozione per alcuni istanti, assaporando la sensazione di assoluta protezione che solo la natura sa dare a chi la rispetta. Quando sollevo la testa, il fumo del ramo di Tur si è dissolto completamente, lasciando spazio a un cielo notturno dominato dal bagliore argenteo delle tre lune.Mi rialzo in piedi con una nuova forza che mi scorre nelle vene. Il rito è compiuto. Gli spiriti hanno accettato il mio omaggio e la foresta ha ristabilito il suo equilibrio primordiale.
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