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martedì 16 giugno 2026

- QUEST: LA BENEDIZIONE BIANCA - La liberazione di Ashvin




Il vento fischia tra le guglie di roccia di Shiprock, sollevando una polvere rossa che si attacca alla pelle dei guerrieri e al pelo dei kajila. Alla testa della spedizione cavalca Nio, il Tuchuk Ubar di Shiprock, con lo sguardo fisso sull'orizzonte desertico. Al suo fianco si muove Cassio il Commander, la mascella serrata e le mani salde sulle cinghie della cavalcatura. Dietro di loro, un manipolo di guerrieri Tuchuk avanza in silenzio, stringendo le lance. Il gruppo è sulle tracce di Ashvin, il figlio dell'Ubar, che si è lanciato da solo sulle tracce di una presunta banda di schiavi ribelli e contrabbandieri del sale.
La notte sta scendendo rapidamente e le tracce si fanno calde. Cassio affianca il suo kajila a quello del leader e indica una gola profonda poco distante.
"Ubar, il terreno qui è un imbuto mortale", dice il Commander a bassa voce. "Se Ashvin li ha seguiti là dentro, rischia un'imboscata. Se quella banda è reale, quegli schiavi sono disperati e il sale vale più della vita, in questo deserto. Se carichiamo alla cieca, useranno il ragazzo come scudo umano."
In quel momento, un guerriero in retroguardia lancia un richiamo soffocato. A terra giace una sacca di pelle grezza squarciata, dalla quale è fuoriuscito del sale purissimo. Accanto alla sacca, impressa nel fango secco della pista, c'è l'impronta chiaramente riconoscibile dello stivale di Ashvin. Il ragazzo è entrato nella gola, confermando i sospetti.
Nio l'Ubar stringe le redini del suo kajila e fissa l'oscurità della gola, poi si volta verso il suo secondo. Con un cenno secco della testa, dà l'ordine: "Cassio, va' avanti tu. Muoviti come un'ombra. Scopri quanti sono e dove tengono il ragazzo."
Il Commander annuisce senza esitazione. Scivola giù dalla sella del suo kajila con movimenti fluidi e silenziosi, imitato immediatamente dai tre guerrieri Tuchuk più esperti nelle imboscate. Il piccolo gruppo appiedato controlla le armi corte, stringe i pugnali e svanisce rapidamente tra le rocce della gola, mimetizzandosi con l'oscurità della sera.




Nio e il resto del manipolo rimangono indietro, tenendo le cavalcature per le briglie per evitare che il rumore degli zoccoli tradisca la loro presenza. Gli ehn passano lunghi come ahn nel silenzio del deserto.
Dopo un'attesa estenuante, il basso e rauco fischio notturno di un Vardit – il segnale concordato – riecheggia dall'interno della gola. Poco dopo, uno dei guerrieri di Cassio striscia fuori dall'ombra, con il fiatone ma senza fare rumore. Si avvicina a Nio e riferisce a bassa voce:
"Ubar, il Commander ha trovato il campo. La banda è reale: ci sono una dozzina di schiavi ribelli armati alla meglio e tre contrabbandieri. Ashvin è vivo, legato a un palo vicino al fuoco. Stanno discutendo se ucciderlo o usarlo come ostaggio per trattare il sale. Cassio è appostato a pochi passi da loro e aspetta il tuo segnale."
La trappola è pronta, ma il tempo stringe prima che i ribelli prendano una decisione letale.
Nio l'Ubar decide per una strategia spietata e calcolata: ordina al messaggero di tornare da Cassio con la disposizione di eliminare silenziosamente i carcerieri e liberare Ashvin, mentre lui guiderà il resto del manipolo nell'accerchiamento dei contrabbandieri.
Il guerriero Tuchuk svanisce di nuovo nell'oscurità della gola per riferire il piano. Nio non perde tempo: divide i suoi uomini rimasti in sella ai kajila. Metà del gruppo si muove lungo il crinale superiore per tagliare ogni via di fuga alta, mentre l'Ubar e i restanti guerrieri avanzano dal fondo della gola, pronti a stringere la morsa appena scatterà l'azione.
Nel cuore del campo nemico, Cassio agisce con la precisione letale del Commander. Sfruttando le ombre create dal fuoco, lui e i suoi uomini scivolano alle spalle dei tre schiavi ribelli di guardia ad Ashvin. I loro quva tagliano l'aria nel silenzio: i corpi dei carcerieri cadono a terra senza emettere un gemito con la gola aperta. Con due rapidi colpi di lama, Cassio recide le corde che legano il figlio dell'Ubar, rimettendogli un'arma in mano.
Proprio mentre gli altri schiavi ribelli si accorgono dell'intrusione e lanciano un grido d'allarme, Nio dà il segnale.
I kajila irrompono nel campo da tre direzioni diverse, bloccando le uscite. I guerrieri Tuchuk, con le lance abbassate, travolgono la resistenza disordinata degli schiavi ribelli rimasti, che vengono rapidamente neutralizzati. I tre contrabbandieri di sale, vistisi intrappolati e terrorizzati dalla furia dei Tuchuk, gettano le armi nella sabbia e alzano le mani, circondati dai guerrieri e sotto lo sguardo gelido dell'Ubar. Ashvin, seppur provato, è salvo al fianco di Cassio.
Prima di occuparsi dei prigionieri, Nio l'Ubar smonta dal suo kajila e si avvicina a grandi passi ad Ashvin. Gli afferra le spalle con forza, esaminando il ragazzo con uno sguardo rapido e severo, tipico dei padri Tuchuk. Constatato che il figlio è scosso ma integro e di nuovo armato, l'Ubar gli dà una ferma pacca sul petto, un cenno silenzioso che vale più di mille parole.
Poi, l'atmosfera si fa gelida. Nio si volta verso i tre contrabbandieri legati vicino al fuoco. I loro sguardi sono terrorizzati: sanno perfettamente cosa significa finire nelle mani di un Tuchuk.
Il primo contrabbandiere viene legato ai pali di ferro piantati nella sabbia. Nio l'Ubar fa un passo indietro e solleva una mano. Non c'è bisogno che sia il capo a sporcarsi le mani con il sangue di un topo del deserto: per questo genere di compiti, tra le file dei Tuchuk c'è chi ha trasformato il dolore in una scienza.
Con un cenno del capo, Nio fa avanzare Hogar il Macellaio, un guerriero anziano dalle braccia nodose e il volto segnato da profonde cicatrici. Hogar è famoso in tutte le terre del Popolo dei Carri per la sua spietata maestria nell'arte della tortura. L'anziano guerriero si avvicina ai prigionieri srotolando lentamente una sacca di cuoio che contiene gli strumenti del suo mestiere: lame sottili come piume, ganci da macello e fiale di olio urticante estratto dalle paludi.
Hogar non mostra alcuna emozione. Inizia il suo lavoro sul primo uomo con una calma metodica e terrificante. I Tuchuk conoscono ogni singolo nervo e tendine capaci di trasmettere il massimo della sofferenza senza concedere il lusso dello svenimento. Ben presto, la gola di Shiprock viene riempita dalle urla strazianti del contrabbandiere, mentre l'odore di ferro e carne bruciata satura l'aria. Gli altri due prigionieri, costretti a guardare, crollano psicologicamente ancora prima che Hogar volga lo sguardo verso di loro.
Sotto i colpi spietati del Macellaio, i contrabbandieri vuotano il sacco. Le loro confessioni rivelano che il sale rubato serve a finanziare qualcosa di enorme: la pista porta direttamente a un avamposto segreto nel deserto profondo. Lì si sta radunando una seconda carovana di schiavi ribelli, molto più numerosa, che si sta armando per colpire i depositi principali di Shiprock.

Nio l'Ubar scambia uno sguardo d'intesa con Cassio il Commander. Per annientare una minaccia di questa portata nel cuore del deserto profondo, le forze attuali non bastano. Questa sfida non colpisce solo Shiprock, ma minaccia l'intera nazione. Nio dichiara fermamente che, per estirpare questo cancro, sarà necessario coinvolgere anche il Popolo Tuchuk e Kamchak in persona.
Con le informazioni necessarie ormai scritte nel sangue dei contrabbandieri, Nio ordina ai suoi uomini di smantellare il campo e giustiziare i superstiti, lasciando solo i due contrabbandieri non torturati … a loro verrà tagliata la lingua e saranno venduti come schiavi nei mercati di Port Kar. Affiancato dal figlio Ashvin, finalmente tratto in salvo, e da Cassio, l'Ubar si prepara al rientro a Shiprock per riorganizzare le forze e, subito dopo, rimettersi in viaggio alla volta delle grandi pianure per andare a trovare Kamchak.

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