Una cittadella guarita. Un physician disoccupato. Un cantore che parla solo in rima. Andros sta per affrontare il caso più bizzarro della sua carriera.
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Andros amava le sue routine. Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, perché i physician della Casta Verde erano tenuti a mostrarsi flessibili, pronti all'imprevisto e capaci di affrontare qualsiasi emergenza. Tuttavia, nel profondo, trovava rassicurante sapere che il mondo continuava a rompersi in modi prevedibili. C'era sempre qualcuno che si slogava una caviglia. Qualcuno che mangiava qualcosa che non avrebbe dovuto mangiare. Qualcuno che ignorava le istruzioni mediche con una dedizione quasi artistica. Era il naturale equilibrio dell'universo.
Quella mattina, però, l'universo sembrava aver deciso di divertirsi alle sue spalle. Il sole filtrava tra i tetti di Shiprock tingendo le pietre rossastre della cittadella di sfumature ambrate. Le strade erano animate dal consueto viavai di artigiani, mercanti e viaggiatori. Le voci si mescolavano al rumore dei martelli, al cigolio dei carri e alla musica lontana proveniente dalla zona della taverna. Andros percorreva una delle vie principali con la sua inseparabile borsa di cuoio appesa alla spalla. All'interno aveva tutto ciò che serviva per la giornata: sacchetti di polveri medicinali accuratamente sigillati, piccoli vasi di pomata preparati nei laboratori della Casta Verde, alcuni infusi e una lista di controlli da effettuare. Nulla di straordinario, una normale giornata da physician. O almeno così sembrava. La prima crepa nella normalità comparve davanti alla casa di Marna.
La donna soffriva da lune di dolori alle ginocchia. Non passava mano senza che si presentasse a lamentarsi dei cambiamenti del tempo, dell'umidità, del freddo, del caldo, del vento o di qualsiasi altra cosa le capitasse di attribuire alle sue articolazioni. Andros stava già preparando mentalmente il discorso che le avrebbe fatto sull'importanza di seguire le terapie quando la vide. Marna stava attraversando il cortile trasportando due secchi colmi d'acqua. Non lentamente, non con cautela. Camminava con la naturalezza di una donna che non aveva mai avuto alcun problema alle gambe. Andros rallentò e la osservò, dopodiché lei lo vide e sorrise: un sorriso fin troppo allegro.
"Physician!"
"Lady Marna" rispose lui con un accenno di sorriso.
"Che bella giornata."
Andros abbassò lentamente lo sguardo verso le sue ginocchia. Poi lo rialzò. "Come stanno?"
"Benissimo."
"Le... ginocchia." ribadì il medico indicando le gambe della donna.
"Benissimo."
"Il dolore?" chiese con calma, avvicinandosi di un passo, l'espressione sul suo viso era interrogativa.
"Sparito." Marna fece persino una piccola piroetta. Una piroetta.
Andros ebbe la netta sensazione che qualcosa si fosse incrinato dentro di lui. "E la pomata che vi ho preparato?" chiese lui quasi con un lamento mentre la guardava negli occhi.
"Non mi serve più."
"Non vi serve più?"
"No." fu la risposta secca e decisa della donna.
"Per niente?" insistette Andros inclinando il capo in modo pesante, come a voler esser sicuro e certo che Marna non avesse bisogno di nulla. Lei lo guardò, un poco scocciata, incrociando le braccia al seno.
"Per niente." La donna gli rivolse un saluto allegro e riprese il suo lavoro. Andros rimase immobile a guardarla allontanarsi.
Poi aprì il suo registro, scrisse alcune note... no, le cancellò per poi riscriverle. No, non era ancora convinto. Le cancellò di nuovo. Infine chiuse il registro con un'espressione molto simile a quella di un uomo che ha appena scoperto che le regole della realtà non intendono più collaborare. Peggiorò. Molto rapidamente.
L'uomo che avrebbe dovuto essere immobilizzato a letto per un incidente con un bosk da almeno una settimana stava caricando sacchi di grano. La pescivendola che soffriva di emicranie croniche cantava mentre sistemava la merce.
Un falegname che aveva trascorso mesi a lamentarsi del mal di schiena era arrampicato sul tetto della propria officina come una verr di montagna.
Ogni volta Andros si avvicinava con crescente incredulità e ogni volta riceveva la stessa risposta: "Sto bene, mai stato meglio. Non serve la medicina."
Non serve il physician.
Quest'ultima frase iniziò a comparire con una frequenza irritante e le persone ridevano, si scambiavano occhiate divertite.
Qualcuno gli diede persino una pacca sulla spalla.
"Dovrai trovarti una nuova casta, Sir Andros!"
La battuta provocò una risata generale.
Andros non rise: continuò a camminare. Sempre più confuso e sempre più sospettoso. Sempre più convinto che qualcuno gli stesse nascondendo qualcosa. Quando raggiunse la piazza vicina alla taverna, aveva ormai assunto l'espressione di un investigatore della Red Caste impegnato a risolvere un complotto particolarmente assurdo. Fu lì che vide Salvatore il Cantore e si fermò. Salvatore era una presenza costante a Shiprock. Vecchio come metà delle storie che raccontava e più testardo dell'altra metà. Passava le giornate tra la taverna e la piazza, suonando il liuto e raccontando vicende vere, inventate o accuratamente confuse tra loro, ma soprattutto, Salvatore soffriva di una forma di artrosi che aveva trasformato le sue mani nel tormento personale di ogni physician che avesse tentato di curarlo. Andros conosceva quelle mani e negli ultimi tempi le aveva visitate decine di volte. Le aveva curate, le aveva fasciate, le aveva massaggiate.
E proprio per questo, quando vide il vecchio musicista suonare con una fluidità quasi giovanile, sentì il bisogno improvviso di sedersi.
Le dita correvano sulle corde, veloci, sicure.
Senza il minimo segno di dolore.
Il brano terminò tra gli applausi, mentre Salvatore sorrideva al pubblico. Poi notò Andros e sorrise ancora di più.
Andros aveva già capito: un pessimo segno.
"Physician!"
Andros si avvicinò. "Le vostre mani." chiese indicandogliele con un mezzo sorriso di chi già si aspettava la stessa risposta di quella strana e assurda giornata.
"Sono ancora attaccate alle braccia, per fortuna." Alcuni presenti risero. Andros ignorò tutti.
"Salvatore. Le vostre mani"
"Ah. Quelle mani. Le migliori che possiedo."
Andros chiuse gli occhi per un istante. "Avete ancora dolore? E per favore, ditemi la verità!" Il vecchio si accarezzò la barba, sembrò rifletterci per qualche istante, poi rispose.
"Nessun dolore, nessun tormento, suono sereno da parecchio tempo."
Andros rimase immobile. "Non fatelo." chiese con voce pietosa guardando il vecchio con aria stanca.
"Fare cosa?" chiese Salvatore allargando le braccia
"Parlare in rima." replicò Andros massaggiandosi la fronte.
Salvatore sembrò sinceramente offeso. "Ma che richiesta davvero meschina, privare un cantore della sua rima?" Ovviamente qualcuno scoppiò a ridere. Andros inspirò profondamente.
"Da quando state meglio?"
"Da qualche days, forse qualcuno in più, ma il conto preciso non lo ricordo più.
"Avete preso medicine? Altre diverse da quelle che vi sono state prescritte?"
"Solo ottimo Turian, pane e buon umore, nessun rimedio da speziale o dottore."
"Qualcuno vi ha visitato?" il Physician incrociò le braccia al petto, il tono di voce si ammorbidì appena, quel tanto per non far sentire Salvatore quanto confuso fosse in quel momento.
"Nessuno, ve lo giuro sul liuto, eppure il dolore è scomparso e caduto."
Andros sentiva il mal di testa crescere a ogni risposta. Era come cercare di interrogare un menestrello posseduto dallo spirito della poesia.
"Per favore, amico mio... Potete rispondere normalmente?"
"Potrei!" disse il musico facendo l'occhiolino. "Ma non voglio." Le risate attorno a loro divennero fragorose. Persino alcuni avventori usciti dalla taverna si erano fermati ad assistere alla scena. Andros osservò il vecchio musicista, poi spostò gli occhi ed osservò la folla, infine guardò la sua borsa con dentro le sue medicine.
Per la prima volta nella sua vita professionale si sentì completamente inutile... e non gli piacque affatto.
Poco dopo si ritrovò nella piazza principale, non ricordava nemmeno come ci fosse arrivato, si limitò a salire su una cassa abbandonata accanto a una bancarella di frutta e verdura fresca.
La gente iniziò a voltarsi. Qualcuno riconobbe la sua espressione e scoppiò a ridere ancora prima che parlasse. Andros attese che si facesse silenzio mentre alzava entrambe le braccia per poter attirare l'attenzione. Lentamente, una volta che gli occhi dei presenti furono sulla sua figura, incrociò le braccia.
"Brava gente di Shiprock! Ho preso una decisione." La piazza si quietò, "Dopo attente osservazioni cliniche, numerose visite e un livello di confusione che preferirei non commentare..." Alcuni sorrisi iniziarono ad apparire. "Dichiaro ufficialmente aperto un censimento medico per troppa buona salute!"
Per un secondo nessuno disse nulla. Poi la piazza esplose in una risata collettiva.
"Chiunque si senta inspiegabilmente bene dovrà presentarsi alla Casta Verde."
"È una minaccia?" gridò qualcuno.
"È una procedura medica." spiegò Andros corrugando la fronte, non era normale che gente malata di artrosi o con le costole rotte, saltellasse in giro come niente fosse!
"Le migliori procedure mediche sembrano minacce." Qualcuno disse a gran voce dal fondo della piazza, verso la dogana ed il porto. Le risate aumentarono. Perfino Andros, contro ogni sua intenzione, si ritrovò a sorridere.
Perché in anni di professione aveva affrontato epidemie, infezioni, incidenti, avvelenamenti e pazienti convinti che il riposo fosse una forma di stregoneria. Ma una cittadella intera che improvvisamente stava bene? Quello era un mistero e Andros detestava i misteri.

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