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mercoledì 10 giugno 2026

QUEST: LA BENEDIZIONE BIANCA "Oltre il Sale"


Da diversi giorni Andros era perseguitato da una sensazione tanto vaga quanto insistente, una di quelle intuizioni che sfuggono a ogni tentativo di essere spiegate ma che continuano a tormentare la mente di chi ha imparato a fidarsi della propria esperienza. Non si trattava di qualcosa che avesse visto o sentito in modo evidente; al contrario, era l'assenza di certe cose ad aver attirato la sua attenzione. Shiprock sembrava godere di una salute quasi inquietante.
Come Physician aveva trascorso buona parte della propria vita osservando il lento logorio dei corpi umani. Sapeva riconoscere il dolore nel modo in cui qualcuno si sedeva, la stanchezza nella postura delle spalle, l'età nelle esitazioni di un passo. Ovunque fosse andato aveva trovato le stesse fragilità: articolazioni consumate dal lavoro, muscoli irrigiditi dagli anni, febbri stagionali, ferite ostinate e quella lunga lista di piccoli mali che accompagnano inevitabilmente l'esistenza di qualunque essere umano. A Shiprock, invece, qualcosa sembrava essersi spezzato in quel naturale equilibrio.
Le visite alla Green Caste erano diminuite in maniera evidente e ormai era ben chiaro a tutti. Anziani che fino a poche mani prima lamentavano dolori cronici alle ginocchia o alla schiena si muovevano con una disinvoltura che avrebbe fatto invidia a uomini molto più giovani. Alcune kajirae mostravano una forza fisica sproporzionata rispetto alla loro corporatura, arrivando a sollevare pesanti tavoli di legno massiccio senza apparente sforzo. Persino i piccoli incidenti quotidiani sembravano guarire con una rapidità insolita. All'inizio Andros aveva accolto quei cambiamenti con una certa indifferenza professionale; quale medico non sarebbe stato felice di vedere una comunità prosperare? Tuttavia, con il passare dei giorni, quella soddisfazione aveva lasciato il posto a un'inquietudine crescente. La salute, come ogni altra cosa in natura, possiede una propria misura.
Quando qualcosa supera quella misura senza una spiegazione plausibile, diventa impossibile ignorarlo.
Le preoccupazioni espresse da Ashvin non avevano contribuito a rassicurarlo. Il giovane si era convinto che dietro gli strani eventi che stavano interessando la città si nascondesse una mano ostile dal momento che quella strana sostanza era stata trovata in quantità maggiore nel sangue di sua madre, forse una spia, forse un avvelenatore. Era una teoria che Andros aveva preso in considerazione con la serietà dovuta alla posizione di chi l'aveva formulata, ma che non riusciva a convincerlo del tutto. Nel corso degli anni aveva studiato decine di tossine, veleni vegetali, sostanze animali e composti artificiali. Nessuno di essi produceva effetti simili. I veleni consumano, debilitano, compromettono. Quello che stava osservando a Shiprock sembrava fare esattamente il contrario se si escludevano le allucinazioni, i cambiamenti repentini di umore e la sete incontrollabile di lady Tani.





Decise quindi di affidarsi a ciò che conosceva meglio: il metodo.
Con il consenso dei soggetti aveva raccolto alcuni campioni di sangue da Ashvin e da Tani, scegliendoli come punto di partenza per le proprie indagini. In un primo momento si trattò di semplici analisi di routine, ma quando i risultati iniziarono a mostrare anomalie difficili da interpretare, il Physician comprese che sarebbe stato necessario approfondire.
Per diverse ahn il laboratorio della Green Caste divenne il suo intero mondo. Le finestre rimanevano chiuse per trattenere il calore delle lampade, e l'aria si saturò lentamente dell'odore acre degli alcolati, delle erbe essiccate e dei reagenti chimici. Sul tavolo di lavoro si accumularono pergamene piene di annotazioni, ampolle, filtri e strumenti che non venivano utilizzati da anni. Perfino un vecchio set di apparecchiature chimiche, recuperato da un armadio dimenticato in un angolo dell'edificio, tornò improvvisamente utile.
Andros trascorse ore a pulire il vetro opacizzato dal tempo e a rimettere in funzione alambicchi e serpentine che sembravano reliquie appartenenti a un'altra epoca.
Il procedimento fu lungo e frustrante. Più volte credette di aver individuato una pista promettente, solo per scoprire che si trattava di un errore di misurazione o di una contaminazione accidentale.
Tuttavia, la sua ostinazione venne infine premiata. In uno degli ultimi passaggi di separazione notò la presenza di una traccia insolita, una quantità minuscola di materiale che continuava a comparire in ogni campione esaminato. Era talmente esigua da risultare quasi invisibile, ma la sua presenza costante rese impossibile ignorarla.
Quando riuscì finalmente a isolarla, Andros rimase a lungo immobile a fissare il fondo dell'ampolla che teneva tra le dita.
La sostanza appariva come una polvere finissima di colore grigiazzurro. Non ricordava alcun metallo conosciuto, eppure possedeva una lucentezza metallica inconfondibile. Alla luce tremolante delle lampade produceva riflessi freddi e mutevoli, come se minuscoli frammenti di cielo invernale fossero stati ridotti in polvere e raccolti in un recipiente di vetro. Perfino il modo in cui rifletteva la luce sembrava sbagliato, estraneo alle normali proprietà della materia.
Fu osservandola attraverso una lente che avvenne qualcosa di ancora più straordinario: le particelle cominciarono lentamente a muoversi.
Andros controllò immediatamente che non vi fossero correnti d'aria, vibrazioni del tavolo o altre spiegazioni banali. Non trovò nulla. Eppure il fenomeno continuava. I granelli si avvicinavano gli uni agli altri come guidati da una forza invisibile, organizzandosi spontaneamente in strutture geometriche di una precisione quasi perfetta. Reticoli esagonali comparivano e si espandevano per pochi istanti, formando configurazioni ordinate che nessun processo naturale avrebbe dovuto essere in grado di produrre. Poi, improvvisamente, le strutture collassavano e la sostanza tornava a disperdersi sotto forma di semplice polvere.
Andros assistette al fenomeno più volte, ripetendo l'osservazione fino a consumarsi gli occhi. Ogni volta il risultato era identico. Ogni volta la sostanza sembrava tentare di organizzarsi secondo un disegno invisibile per poi rinunciarvi. La regolarità di quel comportamento era forse l'aspetto più inquietante di tutti, perché escludeva il caso.
Fu allora che comprese la verità.
Non si trattava di un veleno.
Non si trattava nemmeno di una malattia.
Quella sostanza stava compiendo qualcosa all'interno degli organismi che la ospitavano, e qualunque fosse il suo scopo, era infinitamente più complessa di qualunque tecnologia conosciuta o concessa su Gor. Per la prima volta dopo molti anni Andros provò una forma di paura che non aveva nulla a che fare con la morte. Le epidemie, le ferite e i veleni appartenevano al suo campo di competenza; erano problemi che potevano essere studiati, classificati e affrontati. Ciò che aveva davanti, invece, sembrava provenire da un livello di conoscenza così avanzato da rendere irrilevante tutto ciò che aveva imparato nel corso della propria vita.
Mentre la polvere grigio-azzurra continuava a scintillare silenziosamente sul fondo dell'ampolla, il Physician sentì affiorare una consapevolezza tanto semplice quanto terrificante: solamente qualcuno possedeva una tecnologia capace di modificare il corpo umano in modi che lui riusciva appena a intravedere. E se quella conclusione era corretta, allora le domande che si aprivano davanti a lui erano molto più spaventose di qualsiasi ipotesi di avvelenamento.
Con le mani improvvisamente meno ferme del solito, Andros si sedette al tavolo e iniziò a scrivere un messaggio destinato all'Ubar Nio. Qualunque cosa avesse scoperto, non era più una questione che potesse affrontare da solo.

"All'attenzione dell'Ubar Nio,
mi permetto di scrivervi con una certa urgenza riguardo alle anomalie che negli ultimi giorni hanno interessato diversi abitanti di Shiprock e che, immagino, non saranno sfuggite nemmeno alla vostra attenzione.
Come Physician, il mio primo dovere è osservare, analizzare e comprendere prima di formulare conclusioni. Per questa ragione ho evitato di pronunciarmi prematuramente sulle ipotesi circolate in città, compresa quella avanzata dall'Ubara e dal vostro amato figlio Ashvin, circa la possibile presenza di un avvelenatore o di un agente ostile operante nell'ombra. Pur non avendo escluso tale possibilità, ho ritenuto necessario raccogliere dati prima di esprimere un giudizio.
Nei giorni scorsi ho quindi effettuato una serie di analisi su campioni ematici prelevati da alcuni cittadini, tra cui l'Ubara stessa e Ashvin. Dopo numerosi tentativi e procedure di separazione chimica, sono riuscito a isolare una sostanza sconosciuta presente all'interno dei campioni esaminati.
Ciò che ho osservato supera qualunque fenomeno naturale o biologico di cui io abbia conoscenza.
Una volta separata dalle normali componenti del sangue e dai residui salini, la sostanza si presenta sotto forma di una polvere estremamente fine, di colore grigiazzurro e dall'aspetto metallico. Sottoposta a osservazione diretta, tale materiale manifesta proprietà che non sono in grado di spiegare attraverso le conoscenze scientifiche attualmente disponibili alla Green Caste.
Le particelle che la compongono tendono infatti ad aggregarsi spontaneamente, organizzandosi in strutture esagonali estremamente regolari. Queste configurazioni si formano e si dissolvono autonomamente, senza che io abbia rilevato agenti esterni capaci di provocarne il comportamento. Il fenomeno è stato osservato ripetutamente e si è dimostrato costante in ogni verifica effettuata.
Ritengo importante sottolineare che, allo stato attuale delle mie ricerche, non vi è alcun elemento che mi porti a classificare questa sostanza come un veleno. Al contrario, la sua presenza sembra correlata agli insoliti miglioramenti fisici riscontrati in numerosi abitanti della città: aumento della forza, riduzione dei dolori cronici, accelerazione dei processi di guarigione e generale miglioramento delle condizioni fisiche. Vi confesserò che sono quasi certo che interagisca direttamente sul Siero della Longevità.
Ciò che ho isolato, invece, appare come qualcosa di completamente estraneo alle normali leggi della natura che conosco. Non possiedo termini adeguati per descriverlo e, per la prima volta dopo molti anni di studio, mi trovo costretto ad ammettere che la mia preparazione potrebbe non essere sufficiente a comprendere ciò che sto osservando.
La mia impressione personale, che vi invito a considerare come tale e non come una conclusione definitiva, è che l'origine di questa sostanza non sia naturale.
Continuerò le analisi e manterrò il massimo riserbo fino a quando non avrò raccolto ulteriori prove. Nel frattempo ho ritenuto mio dovere informarvi immediatamente della scoperta affinché possiate valutare la situazione con la prudenza che merita.
Resto a vostra disposizione per qualunque chiarimento e provvederò a conservare i campioni isolati in condizioni di sicurezza fino a nuove disposizioni.
Con rispetto,
Andros
Physician di Shiprock"

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