Cantore di Gor narra, in breve, il primo e secondo capitolo del Libro Tarnsman of Gor
1° Capitolo
Ascolta, ascolta, o viandante che ti siedi stanco attorno al fuoco! Lascia che il tintinnio delle coppe e il fragore della guerra tacciano per un istante, poiché le sabbie del tempo ci riportano a una storia che profuma di polvere di stelle e ferro battuto. Ti canterò del giorno in cui le stelle caddero non per annunciare la fine, ma un nuovo e selvaggio inizio.
Il nostro racconto si apre non su questa terra rossa e battuta dai venti, ma su un mondo lontano, verde, freddo e dominato dalla quiete: le foreste del New Hampshire, sotto un cielo di ghiaccio e silenzio. Lì vagava un giovane studioso, un uomo dalla mente debole e civilizzata di nome Tarl Cabot. Egli credeva di essere il padrone del proprio destino, ignorando che il possente artiglio della Storia stava per ghermirlo.
Mentre camminava tra le ombre gelide del bosco, Tarl trovò un involucro d'argento che brillava di una luce innaturale e beffarda. Vi era inciso il suo nome, e quando vi premette il pollice, l'impossibile divenne reale: l'oggetto si aprì, rivelando un anello di metallo rosso e un messaggio. Le parole appartenevano a suo padre, un uomo che credeva morto da quindici anni e, incredibile a dirsi, il sigillo portava la data dell'anno del Signore 1640. "Il destino è giunto", diceva la pergamena, "e tu non potrai fuggire".
L'uomo tentò di tornare sui suoi passi, ma le foreste, un tempo familiari, lo inghiottirono in un cerchio oscuro, riportandolo sempre al punto di partenza. Poi, mentre la notte si faceva più spessa, il cielo si squarciò. Non fu un fulmine a squarciare l'aria, ma il rombo possente e maestoso di un'astronave che discese dalle stelle, aprendo le sue fauci metalliche per accogliere il giovane studioso. Senza via di scampo, Tarl salì a bordo e cadde in un sonno profondo, risvegliandosi ben oltre i limiti della nostra Terra, cospirato dal volere dei Re Sacerdoti.

2° Capitolo
Battete le coppe sul legno, o guerrieri, e fate silenzio! Lasciate che il mio canto si levi per raccontarvi del ferro, del sangue e delle piume d'acciaio. Vi canterò di come lo studioso della Terra morì, e di come dalle sue ceneri nacque il più letale flagello dei cieli di Gor.
Sotto le torri svettanti della gloriosa Ko-ro-ba, la Città dei Ciliegi, iniziò il vero calvario di Tarl Cabot. Non vi era più spazio per la debolezza dei libri terrestri. Per lunghi, interminabili mesi, il suo corpo fu forgiato sotto la guida spietata del vecchio guerriero che portava il suo stesso nome, il Vecchio Tarl.
Imparò il peso del gladio goreniano, una lama corta che non ammette errori.
Il suo corpo apprese a schivare la lancia e a parare i fendenti prima ancora che l'occhio potesse vederli.
Torm, il dotto scriba, impresse nella sua mente la dura lingua goreana e i codici d'onore delle caste, poiché un guerriero senza intelletto è solo un bruto destinato alla fossa.
Ma il vero destino di un uomo di Ko-ro-ba non striscia nella polvere della terra; esso reclama il cielo!
Venne il giorno in cui il giovane Tarl fu condotto ai margini dei nidi d'alta quota, dove l'aria odora di sangue e di vento selvaggio. Lì gli fu presentato il suo Tarn: un mostruoso uccello da preda gigante, dalle piume nere come la notte più profonda, dagli artigli capaci di squarciare un bue e dal becco affilato come una scimitarra. Un mostro che non conosce paura, dominato solo dal terrore dell'anello di ferro conficcato nel suo osso nasale.
Montare un Tarn significa guardare la morte negli occhi. Al primo tentativo, la bestia selvaggia tentò di sbranarlo, ribellandosi alla sella e ai tiranti di cuoio. Ma Tarl, con il sangue che gli pulsava nelle vene e l'orgoglio della Casta dei Guerrieri che ormai gli apparteneva, non cedette. Strinse le redini d'acciaio, conficcò lo sperone e sottomise la volontà del mostro alato.
Con un battito d'ali che scosse le torri della città, la bestia nera si librò nel vuoto. Tarl Cabot non era più un fragile professore della Terra: era diventato un Tarnsman di Gor, un signore dei cieli, pronto a cavalcare i venti della Contro-Terra verso la gloria o verso l'inferno.
continua...
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