venerdì 16 ottobre 2026

La rabbia del pittore

Ashraf rimbrotta il popolino...

Ashraf: Osservo dalla strada principale il corteo delle guardie, Juna condotta verso il Palazzo e Zuri accompagnata ai cancelli della foresta.

Ascolto gli insulti, le accuse, le maledizioni che si rincorrono tra la folla. Quando anche Zuri risponde con rabbia, sento la tensione crescere fino a diventare insopportabile.

Faccio un passo avanti e alzo la voce, rivolgendomi ai cittadini. «BASTA! TACETE, TUTTI QUANTI!» Il mio sguardo percorre i volti inferociti. «Un uomo è morto! Un guerriero di Shiprock è stato assassinato e voi non trovate di meglio che sputare odio e pronunciare sentenze? Io ero in quella foresta! Ho visto il corpo di Radan, ma non ho visto chi lo ha ucciso! E sapete cosa significa questo? Che il suo assassino potrebbe essere ancora tra noi! Potrebbe persino essere qui, in mezzo a questa folla, ad ascoltarvi mentre accusate qualcun altro!»

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Indico con un gesto deciso la strada che conduce al Palazzo. «L’Ubar ha preso le sue decisioni e spetta a lui cercare la verità, non a una folla accecata dalla rabbia! Abbiate almeno il rispetto di tacere davanti alla morte di un uomo!»

Abbasso lentamente il braccio, ma non la voce. «La pace tra Shiprock e la foresta è appesa a un filo sempre più sottile. Continuate a tirarlo con le vostre minacce e le vostre maledizioni, e finirà per spezzarsi. E allora ditemi… quanto altro sangue dovrà scorrere prima che comprendiate il peso delle vostre parole?»

Rimango immobile per qualche istante, poi aggiungo con amarezza. «Radan merita giustizia, non una guerra combattuta contro un colpevole che ancora non conosciamo.»


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