domenica 13 settembre 2026

Il ritorno dell'Ost




Il sole filtra a fatica tra la fitta chioma dei boschi settentrionali di Gor, disegnando lame di luce dorata sul tappeto di muschio e foglie secche. Muovo lentamente i miei passi in perfetto silenzio, con la grazia letale e felina tipica delle Pantere, le cacciatrici libere delle foreste. Ogni muscolo del mio corpo è teso, i miei sensi sono allertati al massimo: avverto l'odore della resina, il richiamo lontano di un boscaiolo e il fruscio del vento.
Ma oggi c'è qualcosa di diverso nell'aria. Un richiamo sottile, una vibrazione profonda che non parla alle mie orecchie, ma direttamente al mio sangue.
Mi arresto di colpo, mi piego sulle ginocchia. I miei occhi scrutano il sottobosco. Davanti a me, dove le radici di una gigantesca quercia si intrecciano scavando la terra nuda, vedo un movimento fluido. Un riflesso scuro e lucido emerge dalle ombre del suolo.
È un Ost, il temuto serpente della terra di Gor.
Il rettile solleva lentamente la testa, la sua pelle scagliosa riflette la luce filtrante del bosco. È una creatura letale, il cui morso porta una morte rapidissima. Qualsiasi altra donna della foresta avrebbe già impugnato l'arco o teso la lancia, ma io resto immobile, con il fiato sospeso. C'è un'intesa ancestrale che mi blocca. Quegli occhi freddi, verticali e privi di palpebre si piantano nei miei.
In quel preciso istante, la barriera tra uomo e natura crolla. Non vedo solo un predatore strisciante; riconosco il mio spirito guida. L'Ost incarna tutto ciò che mi ha sempre reso una Pantera: la capacità di muoversi invisibile tra le ombre, la pazienza spietata dell'attesa e la precisione letale del colpo decisivo. L'ost non attacca. Sibila piano, un suono basso che vibra contro il terreno e che io percepisco fin dentro le ossa come un antico bentornato.




Lentamente, senza compiere scatti bruschi, allungo una mano aperta verso la terra nuda, a pochi centimetri dal suo muso. L'Ost si protende in avanti. Con una lentezza ipnotica, sfiora la punta delle mie dita con le sue scaglie fredde e lisce, lasciando un calore improvviso ed elettrico nella mia mente. Il legame è sigillato, rivedo l'immagine della mia mentore e madre, la Shamana Zulaika regina degli Ost . La cacciatrice dell'ombra e il veleno della terra sono di nuovo una cosa sola.
Con un respiro profondo, decido che il mio legame con questa creatura è troppo forte per lasciarla indietro. Non è un animale da addomesticare, ma una parte della mia stessa anima che cammina — o meglio, striscia — al mio fianco.
Rimango immobile, mantenendo il palmo della mano a contatto con il terreno. Chiudo gli occhi per un istante, focalizzando la mia volontà e la mia energia felina, trasmettendogli un messaggio di totale fiducia. L'Ost sembra percepire la mia intenzione. Il suo lungo corpo muscoloso e scuro inizia a muoversi con una fluidità ipnotica, abbandonando il rifugio delle radici della quercia.
Con movimenti lenti e calcolati per non allarmarlo, sollevo leggermente il braccio. L'ost comincia a risalire la mia mano. Le sue scaglie, fredde al tatto ma cariche di una strana energia vibrante, scivolano sulla mia pelle nuda. Risale lungo il polso, poi l'avambraccio, avvolgendosi attorno al mio arto senza stringere, come un bracciale d'ebano vivo.
Trova infine la sua posizione ideale: si adagia attorno ai miei fianchi, nascondendo parzialmente il corpo muscoloso sotto i lacci di cuoio della mia veste da Pantera. La sua testa triangolare fa capolino appena sopra la mia spalla, i suoi occhi verticali fissano la boscaglia davanti a noi, pronti a captare ogni minima vibrazione termica o movimento.
Il veleno più letale di Gor ora mi fa da scudo. Mi rialzo in piedi con la solita grazia flessuosa. Mi sento incredibilmente leggera e, allo stesso tempo, invincibile: la velocità della pantera e l'invisibilità letale dell'Ost sono ora fuse in un unico predatore.

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