giovedì 24 settembre 2026

L'ONORE NON HA ETA'

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Come ogni mattina, prima dell'alba, Romilda si era recata presso la mandria di Bosk di Johan per la consueta mungitura delle due femmine, in cambio di una tazza di latte per se e suo figlio Feanor. Una delle femmine, era ormai prossima al parto e Romilda aveva mille attenzioni in più per la grossa ungulata. La accudiva, teneva il suo manto pulito e controllava che fosse in salute. Quella mattina, il piccolo Feanor, stava beatamente bevendo la sua tazza di latte appena munto, ancor caldo di mungitura, denso e con un dito di schiuma che in parte ora adornava le labbra e il naso del ragazzino.
Johan si stava preparando per portare le bestie al pascolo sulla collina, dove l'erba era fitta e tenera un un ruscello scorreva rigoglioso e abbeverava i grossi animali.
Johan, dapprima burbero, abituato a vivere in solitudine, sui pascoli, in compagnia solo dei suoi Bosk, si era affezionato al piccolo Feanor e sua madre Romilda e ogni tanto, faceva loro dono di latte cagliato e formaggi, prodotti col latte dei suoi Bosk.
Feanor sta ancora sorseggiando quella che per lui era una vera delizia, quando viene urtato violentemente e la tazza gli cade a terra, versando il latte rimasto.
- Hei! Stai attento! Mi hai fatto versare tutto quel buon latte!
Al suo fianco si palesa Ivar, figlio di Bronir il cupo. Un ragazzo corpulento e prepotente che pare aver preso di mira proprio il piccolo Feanor.
- Che c'è piccolo bastardo? Non sei capace nemmeno a reggere una tazza?
Feanor non ha mai sentito quella parola "bastardo" ma dal modo sprezzante in cui viene pronunciata da Ivar, deduce che si tratta di una grave offesa, anche se non ne coglie il preciso significato.
- Non sono un bastardo! Ritira ciò che hai detto!
- Altrimenti? Che mi fai? Chiami mammina? Quella slut che ti ha partorito senza padre?
Evidentemente le chiacchiere al villaggio, correvano veloci e quella pettegola di Ariane la panettiera, non ci aveva messo più di tanto a spifferare ciò che aveva udito qualche giorno prima, dal dialogo tra Erik e Romilda
Feanor non conosce il significato di "bastardo" ma ha già sentito quella parola "slut", rivolta a donne degne di poco rispetto. Improvvisamente, parte a testa bassa, come un proiettile e colpisce il pasciuto ventre di Ivar, ribaltandolo a terra.
- Slut sarai tu e tutta la tua famiglia!
Ivar si rialza e immediatamente segue una violenta lite tra i due.
Romilda, madre di Feanor, fa per muoversi in soccorso del figlio ma viene trattenuta per un braccio.
- è la loro lotta, non la tua!
Erik trattiene Romilda che vede suo figlio avere la peggio contro il corpulento Ivar.
- Se intervieni, bollerai tuo figlio come un vile e brucerai il suo orgoglio. Lascia che mostri il suo coraggio. L'esito del combattimento non ha alcun significato. Non è importante vincere o perdere ma è importante combattere per se stessi e la propria famiglia.
La voce di Erik è poco più di un sussurro ma il tono è duro e crudo. Romilda fissa suo figlio ora con occhi diversi ma non senza patema. Nonostante la giovanissima età, non è più un bambino ma ha la tempra di un vero Torvalslander.
Ivar colpisce per l'ultima volta Feanor che giace a terra esausto e sconfitto.
- E che questo ti serba di lezione Feanor! Non metterti più contro Ivar!
La frase che Ivar rivolge a Feanor, ha un tono diverso da prima del combattimento. Ora c'è rispetto per quel piccolo guerriero che non ha avuto paura a mettersi contro un avversario 3 volte più grosso e forte, pur di difendere l'onore di sua madre.
Ivar se ne va. Erik molla la presa sul braccio di Romilda.
- Ora puoi andare a raccogliere tuo figlio, donna. Portalo da Mathilda la levatrice. Saprà come curarlo e rimetterlo in sesto.
Romilda mostra ad Erik un sorriso misto a lacrime e lo ringrazia con un cenno della testa, prima di andare verso il proprio figlio, ancora disteso nel fango.
Johan ha osservato tutta la scena, senza batter ciglio ed ora si avvia coi suoi Bosk verso i pascoli, senza dire una parola.

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