martedì 1 settembre 2026

La lettera di Ramla


Mi lascio alle spalle i sentieri battuti delle terre di Caphyae con una sensazione di leggera tensione mista alla preoccupazione per Ramla. Mi addentro nella fitta boscaglia. Il peso della pergamena che Ramla mi ha dato prima di ripartire mi brucia contro il fianco, sotto la tunica di pelle. Ramla è una delle poche persone di cui mi fido: una mercante che sa muoversi tra le leggi degli uomini e la ferocia della foresta, e se ha rischiato tanto per consegnarmi quel messaggio, la questione è vitale.
Supero silenziosamente le trappole perimetrali ed entro nelle grotte delle Pantere Tharl-Hesa. Le mie sorelle sono sparse intorno al fuoco centrale: alcune affilano le punte delle frecce, altre stanno scuoiando un tabuk. Nessuna parla, ma i loro sguardi si posano su di me, notando la mia espressione tesa.
Mi dirigo dritta verso l'oscurità protetta di un angolo della caverna. Mi sdraio e accendo una piccola lampada ad olio di tarl e, finalmente sola, srotolo la pergamena ruvida. La calligrafia è frettolosa, ma decisa. Un tempo schiava ero stata costretta ad imparare la lettura per servire ai tempi un padrone, oggi almeno mi ritorna utile. Inizio la mia lettura con attenzione:




**Lettera agli Ubars di Shiprock**
Cari Amici di Shiprock,
Pregrevoli Ubars,

Come promesso, vi giungano mie notizie, poiché la promessa è l'unica cosa che ancora mi è dato di mantenere per intero.

Il mio soggiorno presso Caphyae prosegue. Il contratto di FC sottoscritto con l'Ubar Trachinos, della durata di un anno, si è rivelato più... avvolgente di quanto la carta lasciasse intendere. La durata è certa, il suo peso meno. La mia firma, temo, vale ormai più del mio nome.

Sono tuttora affidata alla tutela di Belriose Janus. Egli vigila con tale scrupolo che a volte mi chiedo se protegga la mia persona, o se ci sia un qualche altro tipo di interesse verso me medesima.
Caphyae è una città che non dorme mai, e che insegna a non dormire. Mi sono trovata resa partecipe di cose che non ho cercato, e ora custode di di patti che mi hanno reso la vita non semplice. Sento che questo silenzio, finirà per spezzarmi.

Non scrivo per lagnarmi. Scrivo perché la distanza tra noi non è solo quella che separa Shiprock da Caphyae. E perché temo che la donna che vi scrive questo mese, possa non essere la stessa che vi scriverà il prossimo.

Se poteste, nei vostri viaggi, nei vostri commerci, nei vostri consigli, tenere un occhio rivolto verso le mura di Caphyae, e un orecchio verso ciò che qui si sussurra ma non si dice... ve ne sarei grata più di quanto questa lettera possa esprimere.

Spero di rivedervi presto.

Con stima che resiste, e affetto che non muta,

Ramla Berell

P.S. Se il prossimo mese la mia lettera tardasse, non attribuitelo a mia negligenza. Cercate piuttosto di comprendere il motivo del suo silenzio.

Guardo ancora un ihn la pergamena tra le mie mani, un misto di rabbia e tensione, la richiudo e stringo. Poi mi alzo e senza guardare nessuno prendo le mie armi e senza esitare mi dirigo dagli Ubar di Shiprock



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