Sotto il sole implacabile di Gor, i cancelli di Shiprocksi aprirono con un gemito di ferro e pietra che risuonò come un grido di liberazione. Io, Nio il Tuchuk, colui che aveva sfidato il destino fondando una città tra le rocce dove altri vedevano solo polvere, sedevo sul mio Kajilacon la schiena dritta come una lancia. Sentivo il muscolo della bestia fremere sotto di me, impaziente di divorare l'erba delle pianure. Al mio fianco, Ashvin, mio figlio, controllava la sua cavalcatura con la maestria di chi è nato e vissuto nel vento delle praterie. Sui fianchi dei nostri animali, i sacchi di cuoio trasudavano cristalli bianchi: era il Sale di Shiprock, l'oro purissimo che mi rendeva un uomo da temere e rispettare in ogni angolo del sud.
Nio il Tuchuk: "Guarda oltre l'orizzonte, Ashvin," dissi, la mia voce resa roca dal vento secco e dal peso della responsabilità. "I popoli sono affamati e rabbiosi ma non cercano solo cibo, cercano la dignità, e il commercio del sale la può restituire a un vero guerriero. Oggi non siamo qui come semplici mercanti o come rappresentanti di una città che ha riaperto le sue porte; siamo i battiti del cuore delle pianure. Senza di noi, senza il nostro sale, Gor si ferma."Il galoppo dei nostri Kajila ci portò per primi nel territorio dei Kassar, il Popolo del Sangue. Una selva di lance si abbassò al nostro passaggio, un muro di ferro che sbarrava la strada. L'Ubardei Kassar avanzò, il volto segnato da un sospetto velenoso memore che la città da cui noi provenivamo era rimasta chiusa in quarantena per un'epidemia sconosciuta, mentre la sua mano stringeva una bolapronta a scattare. "Portate la piaga tra i miei carri, Tuchuk?" ringhiò l'Ubar, e il suo alito sapeva di fumo e disperazione.
Non degnai quell'insulto di una risposta verbale; un Tuchuk risponde con i fatti, non con le scuse. Guardai Ashvin e vidi nei suoi occhi la mia stessa fierezza. Con un gesto calmo e sprezzante, mio figlio slegò un sacchetto e gettò una manciata di cristalli bianchi ai piedi dell'Ubar, facendoli brillare nella polvere come diamanti caduti dal cielo.
Ashvin: "Assaggia, Kassar," lo sfidò Ashvin, la voce ferma come l'acciaio di una spada. "Il sale di Shiprock è puro come il ghiaccio delle vette. I morti non estraggono l'oro bianco. Scegli: il commercio e la forza, o l'isolamento e la carne che marcisce nei vostri carri."
L'Ubar raccolse un granello, lo portò alla lingua e vidi i suoi occhi accendersi di bramosia. Il sospetto svanì all'istante. Le lance si alzarono verso il cielo: la rotta era aperta.
Proseguimmo poi dai Kataii,dove la concretezza regnava sovrano. Osservai con orgoglio Ashvin trattare le forniture; parlava con la freddezza di un contabile e il portamento di un principe, scambiando il nostro oro bianco per archi e bosk scelti. Dai Paravaci, tra tende di seta e calici d'oro, fui io a ricordare a quell'aristocrazia dei carri che la loro eleganza sarebbe sbiadita e i loro banchetti sarebbero stati insipidi senza il sale che solo io potevo garantire. In entrambi gli accampamenti, il nome di Shiprock tornò a essere il sinonimo della vita stessa. Ma fu quando apparvero all'orizzonte gli immensi carri dei Tuchukche sentii il mio cuore accelerare. Quello era il popolo che mi aveva adottato, la terra selvaggia che mi aveva reso l'uomo che ero. Al centro dell'accampamento, la figura massiccia e autoritaria di Kamchak, mio fratello di sangue.
Balzai a terra dal mio Kajila prima ancora che l'animale si fermasse del tutto. Ci guardammo negli occhi, due leoni che avevano diviso polvere, sangue e innumerevoli battaglie. "Fratello," esclamò Kamchak, e la sua voce rimbombò come un tuono mentre mi stringeva in un abbraccio che sapeva di cuoio, sudore e lealtà eterna. "Si diceva che la tua Shiprock fosse diventata una tomba di sale." Nio il Tuchuk: "Il sale non seppellisce, Kamchak. Il sale preserva," risposi con un sorriso lupesco, sentendo di essere finalmente a casa. "Ti ricordi di mio figlio, Ashvin? Ha cavalcato attraverso i Kassar e ha dominato i Paravaci. Ha il sale nelle vene e il fuoco dei Tuchuk negli occhi." Kamchak squadrò il giovane con attenzione, poi esplose in una risata che fece tremare le tele dei carri vicini. "Allora la nostra stirpe è salda! Stasera si beve e si mangia carne salata, perché i veri padroni delle pianure sono tornati!"A notte fonda, mentre il fumo dei fuochi Tuchuk saliva verso le stelle gelide di Gor, mi allontanai con Ashvin dal frastuono della festa. In lontananza, Shiprock brillava come una gemma scura nel deserto.
Nio il Tuchuk: "Ricorda questo, Ashvin," gli sussurrai, posando la mano sulla sua spalla, sentendo la solidità dei suoi muscoli. "I Tuchuk sono il nostro sangue per scelta, la nostra forza bruta. Ma Shiprock è la nostra carne per creazione, la nostra mente. Kamchak è mio fratello perché abbiamo diviso il pericolo; ma ricorda che i popoli dei carri ti rispetteranno solo se sarai capace di essere per loro ciò che il sale è per la carne: assolutamente indispensabile."
Il mattino dopo, spronammo i nostri Kajila verso casa. Il galoppo era una sinfonia di potenza e appartenenza. Prima di varcare le mura, deviammo verso il nostro villaggio di carri, le cui ruote enormi solcavano la terra rivendicandone il possesso; lì, dinanzi ai guerrieri schierati, chiamai a me Cassio. Egli non era solo un espertissimo guerriero e la fidata guardia del corpo di Tani, madre di mio figlio, ma era stato il mentore che aveva forgiato Ashvin nell'acciaio. Offrii a lui e a un manipolo di Tuchuk il diritto di legare il proprio destino al nostro, concedendo un posto stabile a Shiprock per le loro stirpi e le loro compagne, e investendo Cassio stesso del Comando dell'Acciaio della città. Avevo bisogno di circondarmi di lame fidate e veterani temprati.
Quando infine raggiungemmo i cancelli della città, le grida di gioia delle mie guardie squarciarono l'aria. La quarantena era solo un brutto ricordo, cenere dispersa dal vento. Entrando al trotto tra la folla che acclamava il mio nome e quello di mio figlio, vidi Ashvin procedere a testa alta. Non era più il ragazzo partito all'alba; era il futuro Signore dell'Oro Bianco, un uomo che aveva imparato dai migliori. Shiprock era di nuovo il centro del mondo. E finché avessi avuto respiro, il sale avrebbe continuato a scorrere.

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