(Con Inga Stormbrand)
La vasca di legno del Jarl era rossa.
Non l'acqua calda portata dalle Bond, ma il sangue. Il sangue di Erik, uscito a fiotti dalla ferita che il Berserk gli aveva lasciato nel braccio sinistro, durante la lotta nella fossa. Il fango della fossa dei thrall era ancora sotto le unghie, sulle cosce, mescolato al sangue rappreso.
Due giovani Bond si affannavano con secchi, spugne, sapone di sego. Mani impacciate, paura negli occhi.
"Sfrega forte! Non sono mica uno di quei damerini di sesso incerto delle homestone del sud!" ruggì Erik, nudo nella tinozza, il vapore che gli saliva dal corpo martoriato.
Fu allora che lei si avvicinò.
Inga Stormbrand. Avvolta in abiti di lana spessa del nord, la borsa da cerusico a tracolla, il passo incerto ma gli occhi fissi. Si fermò a due passi dalla tinozza e chinò il capo.
"Hail Jarl..."
Erik alzò di scatto il viso, schiaffeggiando quasi per abitudine una delle Bond.
"Attenta alla ferita! Porcobosk impestato!" Poi la vide. "E tu chi cazzo sei? Non vedi che sono occupato?"
Inga arrossì. Il corpo del Jarl, nudo, ferito, fumante di vapore, era davanti a lei. Distolse lo sguardo, una mano a coprirsi la guancia.
"Ehm... Sono Inga, la figlia di Ivar il cordaio, del villaggio del Jarl Olaf. Mi ha portata con sé per occuparmi di eventuali feriti nelle sue navi e pensavo che..."
"Ivar il cordaio... si, me lo ricordo... I suoi canapi sono più resistenti della coda di uno sleen albino! Grand'uomo! E tu saresti sua figlia? Non ricordo di averti mai vista al villaggio di mio padre."
"Io invece mi ricordo di te, Erik... ero poco più che una bambina quando lasciai il villaggio per recarmi a Kassau per apprendere i metodi di cura della casta dei Physician."
Erik ruttò, l'acqua intorno a lui sempre più scura.
"Una donna che viaggia sola, lontana dal suo villaggio, non è mai una cosa buona, ragazza."
Una sberla volò senza ragione verso la Bond di sinistra. Poi di nuovo gli occhi su di lei.
"Ma non mi hai ancora dato una buona ragione per aver interrotto il mio bagno!"
"Non ero sola, Jarl. Mi ha accompagnata mio fratello Oskar. Poi sono riuscita a farmi assumere da un pescatore come pulitrice di pesce e coi soldi che guadagnavo, mi pagavo l'onore di poter fare da assistente al Physician del porto. Ho imparato molto da lui ed è stato gentile, nonostante io non appartenessi alla Casta Verde."
Fece mezzo passo avanti. Ora riusciva a guardarlo in volto.
"Ho assistito al tuo duello col Berserk... Sono ancora sconvolta ma volevo offrirmi per curare le tue ferite. Vedo che il tuo braccio è messo molto male... ha bisogno di essere curato se vuoi evitare un'infezione e il rischio di amputazione..."
Erik si guardò il braccio. La ferita era profonda, fino all'osso, il dolore un chiodo rovente. Ma la sua faccia non tradì nulla.
"Amputazione dici? Il braccio mi serve per reggere lo scudo, cazzo! Non posso rischiare di perderlo!"
"Nella mia borsa ho tutto il necessario. Se me lo permetti, sarei onorata di curarti."
"Allora muoviti, prima che l'acqua della tinozza diventi più rossa di un culo di jit!"
Appoggiò il braccio sinistro sul bordo di legno. Il sangue rigò il bordo della tinozza.
Inga scostò la schiava. Con due dita dilatò la carne lacerata, gli occhi esperti da cerusico.
"È sporca di fango. Occorre una pulizia interna della ferita, prima della sutura. Portatemi acqua calda e pulita e anche bende bollite!"
Una Bond corse a prendere il necessario. Erik la osservava. Non era abituato a ricevere cure ma la dedizione di quella ragazza, figlia di un cordaio, aveva qualcosa di diverso dalla paura servile delle schiave.
Arrivò il catino di rame.
Inga versò acqua calda a fiotti dentro la ferita, poi prese una boccetta di distillato puro — acquavite chiara, quella che i Physician chiamano fuoco liquido — e la versò dentro e fuori.
"Questo farà un po' male... chiedo scusa..."
"Ma che male e male! Versa! Oh Cazzo... brucia come le fiamme dell'Ade!"
Inga sorrise, ma le mani non tremarono. Tamponò con una pezza imbevuta di distillato finché la carne non fu pulita, viva.
"Adesso posso ricucirti, Jarl."
Ago e filo. Disinfettati nel fuoco liquido. Dal gomito verso la spalla, punto dopo punto. La pelle del Torvie che si tende, il filo che stringe.
"L'osso non è danneggiato per fortuna ma ci vorrà del tempo prima che il braccio torni forte come prima."
"Tempo un cazzo! Tu cuci e cuci bene e appena mi alzerò da questa vasca, sarò in grado di affrontare chiunque si pari innanzi al mio cammino!"
Inga alzò gli occhi al cielo.
"Si Jarl... certo... non volevo certo mettere in dubbio le tue capacità di guarigione ma..."
"Ma cosa? Se hai fatto un buon lavoro, Thor renderà il mio braccio come e più forte di prima!" Osservò la sutura. Pulita. Perfetta. Sì. "Brava. Come hai detto che ti chiami, ragazza?"
"Inga, Jarl. Figlia di Ivar Stormbrand, il cordaio." Sbuffò delusa. Quell'uomo aveva già dimenticato il su nome.
"Che hai da sbuffare? Inga... ora mi torna in mente la piccola figlia del cordaio che giocava davanti alla capanna del padre... eri tu dunque quella bimba?"
Il cuore di Inga ebbe un tuffo. Si era ricordato.
"Ma come vedi sono cresciuta... non sono più quella bambina."
Erik la squadrò. La lana spessa copriva, ma non nascondeva. La figlia del cordaio era diventata donna. Una forma degna di Freya sotto la lana grezza.
Stava per parlare, quando l'aria si spaccò.
Da fuori, dalla nebbia del mattino di Bölvabýr, urla. Non urla di guerra. Urla di terrore.
(AL FUOCO! AL FUOCO! I DRAKKAR BRUCIANO!)
Inga sobbalzò, istintivamente afferrandosi al braccio appena cucito di Erik.
"Fuoco? Dove??"
Erik non rispose. Si alzò dalla vasca. Nudo, sanguinante, debole per le ferite, ma Jarl. Traballando, attraversò la stanza, spalancò la porta della longhouse.
Il vento gelido del nord entrò come una lama, scontrandosi col vapore caldo della vasca.
Fuori, all'orizzonte, il cielo era rosso di fiamme e nero di fumo.
"Cazzo! I Drakkar! Stanno bruciando!!"

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